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Eni ed Edison rilanciano i progetti nuove piattaforme e rigassificatore

«Gas e petrolio nel futuro dell’Abruzzo»

Abruzzo regione Verde d’Europa. L’Abruzzo dell’eccellenza vitivinicola e dei prodotti tipici. Ma l’Abruzzo ha un’altra vocazione che oggi con il prezzo del petrolio a 100 dollari al barile torna di scena in modo prepotente: «L’Abruzzo regione dell’energia».
7 gennaio 2008 - Maurizio Piccinino
Fonte: Il Centro

Abruzzo Cosi dall’Eni alla Edison, major della ricerca e produzione di idrocarburi, la regione è tornata al centro di grandi interessi economici nazionali, tanto che si addensano progetti di sviluppo per la produzione di gas, di petrolio in mare e sulla terra ferma.

Fame di energia Oltre alla contestata e controversa realizzazione del Centro oli dell’Eni di Ortona: 5 mila barili di petrolio al giorno per una previsione di 15 anni; la Edison ora sta per mettere in cantiere l’ampliamento del campo estrattivo al largo di Vasto delle tre piattaforme “Rospo Mare”, che già ora contano una produzione di 6 mila barili di greggio al giorno. Ci sono poi i progetti accarezzati dall’Eni per creare un rigassificatore al largo della costa abruzzese e l’ampliamento del deposito di stoccaggio di gas naturale di Cellino Attanasio (130 milioni di metri bubi di gas) previsto dalla Edison.

A rivelarlo sono esponenti del sindaco e aziendali.

«L’Abruzzo si deve candidare non solo nel settore delle energie alternative e pulite che è una decisione importante e che guarda al futuro, ma deve avere una parte da protagonista anche nel settore degli idrocarburi. L’Abruzzo può diventare leader internazionale nell’ambito del gas metano e dello stoccaggio utilizzando i rigassificatori», propone Donatino Primante, dirigente nazionale e segretario generale Femca-Cisl, «oggi ci sono sistemi di sicurezza adeguati che tutelano persone e ambiente. L’Abruzzo può sfruttare al massimo i suoi giacimenti naturali ma può giocare un ruolo decisivo nella strategia dello stoccaggio. Ci sono tutte le condizioni».

Condizioni vantaggiose Le condizioni a cui fa riferimento Primante sono almeno due: la prima che nella regione ci sono una miriade di giacimenti già sfruttati e che potrebbero essere usati per immettervi di nuovo gas; la seconda condizione favorevole è geologica: la porosità della pietra nel sottosuolo è tale che l’assorbimento permette di fare questa operazione in modo veloce e con meno problemi.

«Oggi noi importiamo gas da Algeria e Russia, lo stoccaggio avviene negli ex giacimenti di Cupello, poi secondo l’andamento del mercato e della domanda il gas viene reimmesso nella rete. Ma possiamo fare molto di più», racconta Primante. Il futuro in questo senso si chiama rigassificatore in mare.

Il rigassificatore Non è un mistero che l’Eni vede nel medio Adriatico la realizzazione di questo progetto con interesse ma ora guarda, soprattutto, agli ex giacimenti al largo della costa Abruzzese.

Il rigassificatore in realtà è una grande nave cisterna ancorata all’altezza del giacimento, in questa nave viene immagazzinato gas liquido proveniente da navi metaniere, poi dalla nave bunker si riporta il gas allo stato gassoso per reiniettarlo nel giacimento sottomarino.

«E’ un progetto a cui l’Eni dedica molta attenzione, l’Abruzzo potrebbe diventare capofila di questo piano di sviluppo energetico», ricorda Primante, «in Italia sono nove i progetti per la realizzazione di rigassificatori. L’Abruzzo diverrebbe un hub, un punto cruciale per l’Europa, in modo che si eliminerebbe la forte dipendenza che oggi abbiamo dall’importazione della Russia».

Petrolio a Rospo Mare Altro capitolo è il greggio, ossia il petrolio che può avere caratteristiche diverse: da quello buono il “brent” a quello denso e catramoso; comunque oggi sono oro.

L’Agip mineraria negli anni 80 decise di fare un vasto monitoraggio del sottosuolo abruzzese con la «sismica», dispose una ragnatela di sensori sul territorio e poi con le microcariche esplose in profondità in mare e in terra ha avuto una mappa completa dello stato del sottosuolo.

Tanto da prevedere perforazioni e messa in produzione di alcuni giacimenti. Un altro operatore oltre l’Eni però rilancia i suo ruolo storico con l’Abruzzo, si tratta delle Edison (oggi un mix di società tra la francese “Eedf e la “Aem,” municipalizzata di Milano), presente nella regione dai primi anni 60 come Montedison, che tra l’altro fu la prima società a metanizzare l’Abruzzo.

«Sono 50 anni che operiamo in Abruzzo», ricordano dagli uffici della Edison di San Giovanni Teatino, «con il primo ritrovamento dei giacimenti di gas naturale a Cellino Attanasio era il 1958. Oggi c’è una centrale di stoccaggio per sarà ampliata. Per lo stoccaggio attualmente viene movimentato 100 milioni di metri cubi di gas, il giacimento ne produce 30; quindi arriviamo a 130 milioni».

Per le piattaforme Rospo Mare prima di proprietà della francese Elf, oggi passate alla Edison si prevede un nuovo piano di sviluppo. «Il potenzialmento di Rospo Mare permetterà un aumento di produzione», fanno sapere dalla Edison, «oggi il campo è formato da tre piattaforme che da 22 anni estraggono greggio, circa 6 mila barili al giorno. Il prezzo del petrolio rende possibile fare nuovi investimenti di sviluppo».

Grandi progetti, certo, ma a conti fatti l’Abruzzo cosa ci guadagna? Le Roialty, ossia i soldi che le compagnie petrolifere prevedono per «compensare» l’impatto ambientale vanno il 70 per cento allo Stato, il 30 per cento in parte alla Regione e in parte ai Comuni dove ci sono le attività estrattive.

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