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E in tutto questo i cittadini appaiono sempre più sullo sfondo. Non sono più i tempi dell'I Care

Bussi: senza dinari nun si canta missa. E i dinari vanno ad altre misse

Toto propone, con l'assenso della Regione, un progetto per la costruzione di un cementificio nell'area contaminata, la cui bonifica è lontanissima per l'insufficienza dei fondi a disposizione. Senza dinari nun si canta missa e intanto a Campotosto si sta per finanziare un enorme e impattante progetto di derivazione delle acque del lago. Finanziamenti molto maggiori di quelli finora erogati per Bussi.
29 settembre 2010 - Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo e Ass. Antimafie Rita Atria)

Acqua
Bussi sul Tirino. Un paese a metà strada tra Pescara e L'Aquila. Un tranquillo paese di quasi 3000 anime, con una solida storia industriale alle spalle. Alcuni anni fa si scopre che l'acqua di alcuni pozzi, che riforniscono le reti idriche di tutta la Val Pescara, sono fortemente inquinate. La tranquillità di provincia viene improvvisamente sconvolta e, in poco tempo, il nome di Bussi raggiunge la cronaca nazionale. Addirittura la stampa estera arriva ad occuparsi dell'acqua inquinata di Bussi. Perché la cittadina ha "ospitato" la maggior discarica d'Europa, enormi quantità di veleni che si sono riversati nell'acqua bevuta da migliaia di cittadini. Tre anni fa la megadiscarica è stata posta sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato e, successivamente, inclusa in un sito di bonifica nazionale. Ma gli anni passano e la bonifica è ben lontana dall'essere intrapresa. L'area è totalmente in stato di abbandono, nulla impedirebbe persino ai bambini di entrarvi e giocarvi. Un campo da calcio alto 130 metri di quasi due tonnellate di Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e tossiche sono lì ferme. Nel marzo scorso il WWF Abruzzo ha denunciato che alcuni enti pubblici sono stati "richiamati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente per inadempienze che rallentano o addirittura bloccano le procedure di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito".

Su tutto questo, improvvisamente irrompe ora un nuovo progetto dell'imprenditore pescarese Toto: un cementificio che andrebbe ad insistere proprio sull'area contaminata. Lo stabilimento prevede, tra le altre, una discarica di rifiuti per il deposito del materiale di risulta delle lavorazioni e una cava estrattiva di argilla e calcare. Il quotidiano abruzzese "Il Centro", nel riportare la notizia, evidenzia gravissimi rischi ambientali: la cava sarà sfruttata per 30 o 40 anni, al termine del quale la collina sarà più bassa, e si potrebbero causare "alterazioni della potabilità dell'acqua". Una sorta di infernale coazione a ripetere, lì dove giacciono veleni si rischia di continuare a inquinare le acque.

Non più tardi di due settimane fa il commissario Goio ha dichiarato di avere a disposizione per la messa in sicurezza e la bonifica dei veleni di Bussi due milioni di euro, aggiungendo però che ne occorrerebbero "centinaia di milioni". Senza dinari nun si canta missa, senza soldi non si canta messa, dice un proverbio siciliano. E, a quanto pare, i veleni di Bussi non sono una messa che interessa finanziare. Senza scadere nella demagogia e nel qualunquismo, una scelta del genere non può che sconcertare. Gli sprechi e le inefficienze della Pubblica Amministrazione, le cattedrali nel deserto finanziate sono davanti agli occhi di tutti. E, a proposito di "enormi cattedrali", appare ancora più clamorosa qualsiasi considerazione se si pensa che la Regione sta valutando un progetto del "Commissario Delegato per la realizzazione degli interventi urgenti necessari per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno-Pescara" (ossia Adriano Goio) di derivazione delle risorse idriche del lago di Camposto. Un progetto, con gravissimi impatti ambientali, il cui costo è esponenzialmente superiore ai due milioni finora erogati per la mega-discarica di Bussi.

E, in tutto questo, i cittadini (di Bussi ma non solo) appaiono sullo sfondo, spesso inerti e silenziosi. Ci sono le denunce e le prese di posizione del WWF, c'è la diffida e l'azione di sensibilizzazione del comitato Bussiciriguarda, composto dalle associazioni ambientaliste Italia Nostra, Mila DonnAmbiente, MareVivo, EcoIstituto Abruzzo. E nulla più. Lo scandalo della Val Pescara, la discarica di Bussi, appaiono quasi consegnate alla storia e agli annali. Non se ne parla più, se non in rarissimi casi e la cittadinanza sembra distratta e lontana. Il disastro di Bussi ha avvelenato tutti, tutti ne siamo (o almeno dovremmo essere) coinvolti. Ma non è così. Prevale una sorta di menefreghismo generale, e all'indignazione non si è più abituati. Non sono più i tempi nei quali don Lorenzo Milani insegnava ai suoi alunni il motto dei migliori giovani statunitensi, I Care, mi interessa, mi riguarda. E' passata tantissima acqua sotto i ponti, forse troppa perché ci si accorgesse fino in fondo quanto fosse avvelenata...

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