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    Si al Parco, No alla deriva petrolifera

    La procura di Larino indaga su perdite di petrolio tra Abruzzo e Molise per "inquinamento ambientale" contro ignoti

    Comunicato stampa Costituente per il Parco Nazionale della Costa Teatina
    29 gennaio 2013 - Lino Salvatorelli

    Dall'assessore Giorgi del comune di Termoli veniamo a sapere che una delle giunture si è allargata, facendo fuoriuscire il greggio che, con la temperatura del mare di circa 10 gradi, ha fatto solidificare la sostanza, facendola finire in fondo al mare.

    Il territorio costiero è a forte rischio ambientale, la nostra capacità di dare risposte molteplici e innovative a questa crisi potrebbe azzerarsi in un attimo. Abbiamo una nave che con costanza, preleva greggio da un'altra nave container -Alba Marina- ancorata e che poi scorazza quotidianamente per tutto il medio basso adriatico.

    Quello che sconcerta è che le notizie le dobbiamo apprendere dal Molise, mentre la regione Abruzzo rimane in silenzio, e le nostre capitanerie si aggrappano pure alla mucillagine dal TGR. I comuni costieri sono lasciati da soli a fronteggiare i colossi del petrolio, parliamo di società con staff di avvocati ingegneri e geologi. Un vero scandalo. Vasto e Fossacesia ben consci delle nuove sfide, non hanno mai smesso di fare quanto loro possibile, insieme alle associazioni, comitati, società civile, portatori di interesse. Dal Centro Oli (leggasi vera e propria raffineria) ad oggi, l'Abruzzo ha gridato a chiare lettere, la contrarietà a divenire da regione dei parchi ad anonimo distretto minerario, forse meglio di tante altre regioni.

    Maria Rita D’Orsogna a proposito dello sversamento di Rospo mare ha dichiarato “tutti in stato d’allarme per Rospo Mare. Non avete visto niente. Aspettate solo Ombrina, e queste cose saranno all’ordine dl giorno. Le FPSO (navi di supporto offshore) in Inghilterra hanno in media 45 sversamenti l’anno”. Ci sono anche le inquietudini della piccola pesca di Vasto, che con mano possono toccare, attraverso innumerevoli segnali, lo stato preoccupante del mare. L'immagine del gabbiano sporco di petrolio è solo quello che si vede, il problema sono gli idrocarburi pesanti, che soffocano il fondale e la componete tossica solubile che uccide il plancton, che è alla base della catena alimentare e dell'equilibro biologico, è un danno molto grave, per questo scompaiono gli invertebrati e poi anche i vertebrati. I gabbiani sono gli ultimi a morire..."

    Davanti alla costa vastese si pompa petrolio da 30 anni, quale sia il reale stato del mare a questo punto non è dato saperlo, attraverso la stampa nel passato abbiamo appreso di altri sversamenti, sicuramente con meno clamore, la mobilitazione dei cittadini paga, la stessa stampa se i cittadini si mostrano attenti, è disponibile a fare più informazione dando alle notizie il giusto spazio, e non un trafiletto come è successo nel passato. Si è calcolato che il greggio estratto in 30 anni ha coperto semplicemente 60 gg del fabbisogno nazionale, lo 0.005%, un sacco di soldi per chi estrae, un niente per l’energia nazionale, ancora meno per il territorio in cambio di tantissimi rischi.

    Noi diciamo che è giunto il momento di invertire decisamente la rotta con chiare decisioni politiche e con indirizzi incontrovertibili, bisogna giungere al più presto alla perimetrazione definitiva del Parco nazionale della Costa Teatina, è vero che tecnicamente non risolve del tutto il problema petrolio in mare, ma indica chiaramente quale direzione vuole prendere il territorio, ovvero uno sviluppo turistico ambientale e sostenibile assolutamente non compatibile con le trivellazioni petrolifere.

    Chiediamo al comune di Vasto, di valutare anch'esso azioni legali, come sta facendo il comune di Termoli. Alla regione Abruzzo, la perimetrazione del Parco della Costa Teatina.

     

    SI AL PARCO NO AL PETROLIO

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