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6 anni dopo ci sia giustizia e rispetto per Emanuela. E per tutti noi

Chiediamo giustizia per Emanuela, brutalmente assassinata nel 2007. E la fine di ogni discriminazione contro la comunità LGBTI
21 novembre 2013 - Alessio Di Florio (PeaceLink Abruzzo, Ass. Antimafie Rita Atria)

triangolo rosa nazista L’Associazione Antimafie Rita Atria e PeaceLink Abruzzo esprimono il proprio apprezzamento e condivisione per la fiaccolata tenutasi ieri a Pescara organizzata dai circoli Arcigay in ricordo di Emanuela Di Cesare, brutalmente assassinata nel 2007 e di cui mai è stato individuato l’assassino. Sulla morte di Emanuela rapido scese l’oblio, e in questi anni per lei non ci sono state trasmissioni televisive, non c’è stata alcuna ribalta nazionale. Nulla di nulla. Emanuela è stata considerata una persona di serie B, non degna dell’indignazione e di attenzione. Nel nostro piccolo noi non l’abbiamo mai dimenticata. E varie volte siamo tornati a ricordarla in questi anni. A ricordare lei e l’indegno comportamento di chi non seppe, o non volle, rispettarla. Fortissimo fu il grido di dolore di Mirella Izzo, presidente di Crisalide AzioneTrans Onlus, nel 2007: Emanuela non fu uccisa solo dal suo assassino, ma anche dallo stigma sociale, dai media e da tutti coloro che non rispettarono minimamente la sua umanità e la sua dignità. L’Italia perbenista e ipocrita forse non ne è consapevole, o fa di tutto per negarlo rinchiusa nei suoi dogmi moralisti e vuoti, ma una donna nata in un corpo maschile, una persona che diserta rispetto all’ideologia sessuofoba e omo-lesbo-trans-foba dominante, ha una dignità come tutte. Raccogliendo l’urlo di Mirella Izzo scrivemmo nel 2007 che la dignità e la privacy di Emanuela e la sacrosanta richiesta di giustizia per il suo assassinio erano stati stritolati dalla “banda della morbosità”. Quella a cui non interessava minimamente la verità sul tragico fatto di cronaca, ma che per giorni seppe solo sbattere Emanuela in prima pagina, impegnandosi più a violentarne la vita e le sue scelte che non a denunciare la barbarie di chi l’ha uccisa. E su questo dovremmo riflettere, non dovremmo mai stancarci di battere. Perché, come disse Pasolini nell’intervista rilasciata poche ore prima di essere assassinato, a furia di battere prima o poi la casa crolla. Ricordare Emanuela, pretendere giustizia per la sua morte, è anche chiedere diritti e dignità per tutti e tutte. Fino al giorno in cui tutti i “triangoli rosa” non saranno stati abbattuti e nessuna persona vedrà la propria dignità calpestata e riconosciuta la sua umanità, il suo diritto ad amare e ad essere amati, a scegliere della propria vita ascoltando la propria natura e non ingabbiato dai diktat del moralismo e dell’ipocrisia dilagante, nessuno sarà veramente libero e la dignità di tutti e tutte sarà sempre in pericolo. Fin quando l'Amore sarà catalogato, condannato, offeso, violentato, saremo tutti meno umani, l'Amore di tutt* sarà violentato e impedito. L'Umanità è tale se vale per tutti, l'Amore non è negato o minacciato da altro Amore: se alcun* non possono amare, non può amare nessuno...

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