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    Smentiti i luoghi comuni sugli animali da fattoria

    I polli sono furbissimi e le pecore romantiche

    Una serie di ricerche rivoluzionarie presentate a Londra la prossima settimana «Le mucche hanno una capacità di risolvere problemi pari a quella delle scimmie
    11 marzo 2005 - Maria Chiara Bonazzi
    Fonte: www.lastampa.it
    11.03.05

    pecore e galline Diventa quantomeno imbarazzante tacciare un fesso di essere pollo, deridere uno stolto dandogli del bue o invitare un vile a essere meno pecorone. Scopriamo infatti che i polli possono essere gelosi, amorosi o macchinosi e sono capaci di trucchi machiavellici, degni di un corridoio politico; le mucche sono creature astute, con una capacità di risolvere problemi paragonabile a quella delle grandi scimmie; e le pecore possiedono un'individualità che permette loro di riconoscere a lungo le facce di alcune persone e i musi delle loro compagne. Secondo i risultati di alcuni studi che saranno presentati la prossima settimana a Londra, gli animali da fattoria sono dotati di emozioni e consapevolezza di sé.

    E' tutta roba che sembra uscita dritta filata dal film «Babe» e che, invece, diverrà materia di un congresso in programma per il 17 e il 18 marzo al «Queen Elizabeth II Conference Centre», proprio di fronte al Parlamento. L'oratore più in vista sarà la primatologa Jane Goodall e il tema suona così: «Da Darwin a Dawkins: la scienza e le implicazioni della capacità di sentire degli animali». Gli onori di casa li farà «Compassion in World Farming», un'autorevole organizzazione non governativa che promuove un modello di allevamento compassionevole e sostenibile. Tra gli ospiti vi saranno etologi, veterinari, rappresentanti delle industrie alimentari (tra cui McDonald's), educatori, conservazionisti, funzionari pubblici e teologi.

    Il fulcro del programma sono le emozioni, le sensazioni e quindi la potenziale sofferenza degli animali da allevamento, tant'è che una delle relazioni sarà intitolata: «Determinare il punto di vista di un animale». Secondo alcune delle ricerche che stanno per essere presentate al congresso e appena anticipate dal settimanale britannico «The Observer», il pollame ha un senso dell'orientamento spaziale più sofisticato di quello di un bambino. E poi, lungi dall'essere babbea per definizione, la gallina sa compiere operazioni che potrebbero inorgoglire il padrone di un cane e in una serie di esperimenti controllati è riuscita ad aprire porte e a orientarsi in un labirinto con una velocità di esecuzione analoga a quella canina ed equina.

    Secondo questi studi, i polli hanno anche uno straordinario grado di autocontrollo per quanto riguarda il cibo: sono cioè disposti a ritardare la loro gratificazione, se calcolano che verrà loro offerta una porzione più grande a tempo debito. I risultati che più turbano gli animalisti suggeriscono che i polli provano dolore. Durante alcuni test gli esemplari che provavano una qualche forma di disagio fisico si orientavano verso un mangime contenente morfina, se veniva data loro la scelta, mentre quelli che stavano bene optavano per il cibo senza analgesico.

    L'ingegnoso Babe della favola cinematografica si avvicina molto alla realtà, anche se i suoi simili non sono esempi di candore: al contrario, sono maestri di sotterfugi, inclini a ingannare deliberatamente i loro simili, se questo vuol dire più cibo per loro, a scapito degli altri. La capacità cerebrale dei maiali, di cui si era già molto discusso, esce a gonfie vele da una ricerca dell'Università di Bristol.
    Sotto le corna del placido bove c'è un intelletto da far invidia a certe scimmie. Da uno studio dell'Università di Oxford risulta che una mucca chiamata Betty ha piegato istintivamente un pezzo di ferro della sua ciotola per creare un uncino, di cui si è servita per raschiare cibo dal fondo di un barile. Quanto alle pecore, ritenute stupide per la loro mentalità da gregge, gli scienziati del Babraham Institute di Cambridge hanno scoperto un forte senso dell'individualità che permette loro di riconoscere le facce di una decina di persone e di una cinquantina di loro simili per almeno due anni.

    Per di più, le pecore provano un senso di perdita per l'assenza di individui conosciuti e preferiscono un sorriso a una smorfia: secondo gli scienziati, ciò contribuirebbe a smentire la credenza secondo cui gli animali da fattoria non hanno nessun «senso di sé»: proprio come le amiche di Babe, che piangevano in cerchio la perdita della loro vecchia compagna «Ma» e pretendevano che gli sprezzanti cani da pastore parlassero loro con gentilezza.
     
       

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