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    Un’idea per i maestri di scuola: insegnate a non aver paura degli animali

    Troppo spesso la scuola e la famiglia si dimostrano totalmente impreparati a fornire le nozioni adeguate affinché i nostri figli crescano con quel giusto equilibrio che deve rendere equilibrato e non terrorizzante il rapporto tra uomini e animali.
    14 giugno 2005 - Oscar Grazioli

    Disegno Alcuni lettori mi sollecitano ad affrontare un argomento per nulla trascurabile nella formazione culturale dei nostri bambini. La paura degli animali. Troppo spesso la scuola e la famiglia si dimostrano totalmente impreparati a fornire le nozioni adeguate affinché i nostri figli crescano con quel giusto equilibrio che deve rendere equilibrato e non terrorizzante il rapporto tra uomini e animali. La paura è primogenita arrogante e ostinata dell’ignoranza. Quando si conosce il nemico ecco che la paura è, quanto meno sotto controllo. Un banale esempio per chiarire che cosa intendo. Un mal di testa violento e prolungato, dopo aver fatto i bagordi la sera prima, non fa paura a nessuno. Conosciamo il nemico. Abbiamo esagerato con i drink e adesso ne subiamo le conseguenze con disagio, ma senza patemi d’animo. Passerà presto. Un mal di testa violento e prolungato che insorge senza alcun motivo diventa fonte di preoccupazione perché non se ne conosce la causa.

    Quando il nemico è occulto la mente fantastica e spesso tende a ingigantire i pericoli che ne possono derivare. Ora, se una persona sta per essere aggredita da un grosso cane è giusto che abbia paura. Il contrario ricadrebbe nella superficialità e nella temerarietà fonti di tragici guai. Se però la persona ha paura, ma sa cosa fare e cosa non fare in quel momento ha notevoli probabilità di uscirne indenne o con danni minimi. Dal momento che la scuola è impreparata a insegnare ai bambini come comportarsi correttamente nei confronti degli animali, molto ricade sulla famiglia. Assisteremo dunque ad un’educazione molto fai da te e molto dipendente dalle esperienze che, a loro volta i genitori, hanno avuto nella loro vita. Se la mamma o il papà hanno il terrore dei gatti perché portano un sacco di gravi malattie difficilmente il bambino avrà un rapporto equilibrato quando incontrerà un gatto a casa dall’amico o per strada. Ne avrà paura e cercherà di evitarlo per mettersi a strillare se solo il felino si avvicina incuriosito. Se la mamma ha il terrore dei topi o degli insetti, tanto che qualsiasi cosa voli in casa sono urla, chiamate di aiuto, balzi sulle seggiole, ciabatte che si schiantano sulle pareti, la prima volta che durante un pic nic una coccinella si poserà sul braccino di Carletto cosa volete che succeda? Pianti, strilli, fughe scomposte da un nemico inesistente, atteggiamenti aggravati da una mamma che corre dietro al bimbo prefigurando già che sia stato morso da chissà quale insetto.

    La conoscenza è l’unico balsamo che possa lenire queste piccole grandi tragedie familiari di cui poi il bambino porterà indelebilmente il ricordo in età adulta, assumendo comportamenti talvolta pericolosi anche nei confronti dei propri simili. Decine di studi, ormai stabiliscono, senza ombra di dubbio che un equilibrato rapporto tra cane o gatto e bambino nell’età dello sviluppo, abbassa di oltre il 25% la possibilità di scompensi psichici (anche gravi) in età adulta. Pochi purtroppo sono gli insegnanti che prendono in considerazione una materia che dovrebbe essere obbligatoria. Il rapporto con gli animali domestici o selvatici, anche se non voluto, diventa inevitabili prima o poi. Se, di fronte all’aggressione di un cane, Carletto si metterà a strillare e a fuggire invece di posizionarsi “a riccio” in silenzio, potrebbe fare la differenza fra la vita e la morte. Vale la pena un’ora la settimana di insegnamento, magari volontario?

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