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    Nella riserva naturale di Krugher Park vivono 13mila pachidermi.

    La strage "ecologista" degli elefanti sudafricani

    Gli scienziati: «Sono troppi, ecosistema a rischio». La metà potrebbe essere abbattuta a colpi di fucile. Ma c'è anche chi propone la pillola anticoncezioanale.
    31 luglio 2005 - Sabatine Volpe

    Kruger park Elefanti Uccidere qualche migliaio di Elefanti per garantirne la sopravvivenza. Una contraddizione in termini, eppure la questione è oggetto di animate discussioni e dibattiti nel ricco Sudafrica, dove entro ottobre di quest'anno, potrebbe essere sospesa la moratoria sull'abbattimento degli elefanti introdotta nel 1994 dal governo post-Aparthaid di Nelson Mandela. Nella riserva naturale del Krugher Park, situato a nord est del paese, grazie alla moratoria adottata in seguito a campagne di gruppi impegnati nella salvaguardia dei diritti degli animali, come l'"International found for animal welfare" (Ifaw), il numero dei pachidermi è quasi raddoppiato in dieci anni.

    Attualmente gli elefanti del Krugher ammontano a 13mila, mentre, secondo gli etologi ed i biologi che curano la riseva naturale, la capacità massima consentita per mantenere inalterata la biodiversità nel parco dovrebbe essere di 7500, ovvero di poco maggiore del numero di elefanti che si contavano prima dell'introduzione della moratoria. Tra il 1967 ed il 1994, per mantenere inalterato l'ecosistema del Krugher sono stati abbattuti fino a 2mila elefanti l'anno. Gli stessi rangers incaricati di proteggere gli animali erano costretti a separare alcuni esemplari dalle famiglie dei pachidermi per ucciderli con un proiettile calibro 7,62 esploso nella parte posteriore dell'orecchio in modo da arrivare diretto al cervello. Frammenti di tessuto ed organi venivano poi prelevati dall'animale a scopo di ricerca. «E' quelcosa che fai perchéâ davvero devi» ha dichiarato al quotidiano britannico The Independent Wayne Lotter, Ranger del Krugher. «Io cercavo di evitarlo in tutti i modi». Lotter ricorda il trauma della separazione degli elefanti dal branco, costituito da un nucleo familiare allargato. «La separazione delle famiglie, composte in genere da 12 a 15 animali era, emotivamente parlando, la parte più difficile dell'abbattimento». A differenza dei grandi parchi natutrali dell'Africa dell'est come lo Ngorongoro in Tanzania o il Masai Mara in Kenya, dove gli animali migrano liberamente da un territorio all'altro (durante gli spostamenti qualche bestiola finisce nelle grinfie dei bracconieri, sempre in agguato anche in zone superprotette), il Krugher National Park è recintato, ad eccezione di alcuni corridoi transfrontalieri come quello con il National Park in Mozambico.

    La delimitazione artificiale di un territorio in cui condizioni create dall'uomo hanno determinato un incremento degli elefanti tra il 5,5 ed il 7% l'anno dalla sospensione della moratoria ad oggi, ha provocato secondo alcuni esperti una pressione ormai insostenibile nella riserva.

    «Dobbiamo ridurre la popolazione di elefanti nel breve periodo se vogliamo guardare a soluzioni di lungo periodo», sostiene il Dr. Hector Magome, del Coo rdinamento dei Parchi Nazionali del Sudafrica, che definisce «allarmante» la situazione del Krugher, recintato per proteggere la popolazione locale dagli animali. Secondo Magome nel Parco é attualmente in corso una lotta per la sopravvivenza.

    Il sovrannumero di elefanti provoca una progressiva diminuzione della vegetazione. In conseguenza di tale squilibrio, altri animali, come le antilopi ed i rinoceronte bianco, rischiano di soccombere nella catena alimentare a causa della predominanza dei pachidermi. Sradicando tronchi ed alberi con la proboscide gli elefanti distruggono i nidi delle aquile e di altri animali. «E' una soluzione controversa, ma ma non ci sono alternative» sostiene il Dr. Robert Paling, esperto di ecologia dell'Universitá di Utrecht. «O gli elefanti muoiono di fame, ed è questo che accadrà se il processo di deterioramento dell'ambiente del parco andrà avanti, oppure bisogna agire per evitare la catastrofe».

    Una speranza per qualche migliaio di esemplari di elefante africano che ignari del loro destino sgomitano con gli altri animali nel mondo artificialment e incantato del recinto del Krugher, potrebbe venire dalla ricerca scientifica.

    La proposta viene dal Dr. Douw Grobler, veterinario dal cuore tenero del Parco sudafricano. La pillola anticoncezionale. Non si tratta di una compressa dalle dimesioni di una pizza al metro (per fare le dovute proporzioni). L'anticoncezionale da somministrare alle elefantesse è un vaccino sviluppato dai ricercatori del Krugher nel corso degli ultimi cinque anni. Il vaccino, derivato da una proteina del maiale (Pig zona pellucida pzp) impedirebbe allo sperma dell'elefante di fecondare l'ovulo della femmina.

    I ricercatori hanno sperimentato la "pillola" su 24 inconsapevoli elefantesse, che pur continuano con le normali abitudini di vita, non sono rimaste incinte, rendendo l'esperimento il più straordinario programma di contraccezione animale mai realizzato, almeno per quel che concerne gli elefanti.

    La questione della contraccezione come alternativa all'abbattimento presenta peròâ delle difficoltà di tipo economico. Fornire l'anticoncezionale alle femmine di elefante costerebbe 87 dollari a dose di vaccino per animale. Inoltre gli esemplari resi temporaneamente sterili dovrebbero essere dotati di un collare-radio in modo da essere localizzati per iniettare una dose di anticoncezionele ogni quattro settimane.

    Infine, gli esperti favorevoli all'abbattimento degli elefanti, sostengono che l'ipotesi della contraccezione sia inattuabile a causa delle complicate manovre di accoppiamento tra pachidermi. L'elefante insegue ed isola da un altro branco di elefanti (tenuto insieme in base ad un sistema matrilineare) la compagna prescelta. Avvenuto il concepimento la gravidanza dura dai 20 ai 22 mesi. Un'alterata frequenza degli accoppiamenti dovuta agli effetti del vaccino presenta ancora molte incognite. Quel che è certo è che durante l'esperimento alcune elefantesse confuse dalla metamorfosi del proprio sitema ormanale hanno abbandonato i cuccioli. Il Ministero dell'Ambiente del Sudafrica difficilmente accetterà l'introduzione della contraccezione elefantiaca, in quanto soluzione troppo gravosa in termini economici.

    La decisione finale sulla sorte di migliaia di elefanti sarà presa in ottobre. Un paradosso, se si considera che fino al 1979 la popolazione degli elefanti nel continente africano era stimata dal Wwf a 1,3 milioni di esemplari, mentre adesso, secondo stime della World Conservation ne resterebbero tra i 400mila ed i 600mila, di cui, la stragrande maggioranza concentrata nei parchi. Nelle nelle zone attraversate da lunghi conflitti come l'Angola, la Repubblica Democratica del Congo o il Sudan, non esistono dati disponibili, mentre in paesi in cui la pressione demografica e la guerra hanno provocato effetti devastanti sull'ambiente, come in Burundi, dell'elefante resta solo il ricordo.

    Così, mentre i pachidermi scompaiono dove non esistono recinti, né si paga un biglietto d'ingresso per vederli, in Sudafrica se ne potrebbero «eliminare» a migliaia. Nonostante le motivazioni scientifico-ambientali sostenute dagli scienziati sudafricani si tratta comunuqe di freddare incolpevoli animali rinchiusi in un parco a beneficio anzitutto dei turisti e delle casse dello Stato.

    Una volta gli elefanti migravano per migliaia di chilometri. Dall'estermo sud dell'Africa arrivavano in Etiopia. Annibale gli fece attraversare le Alpi, ed era un bel poâ di tempo fa. Sebbene sia difficile spostare agevolmente gli elefanti a causa non solo della stazza ma anche della proverbiale memoria che gli consentirebbe di tornare nel luogo di provenienza, sembra davvero incredibile, considerata la situazione di grave impoverimento di molte specie nel continente africano, considerare l'uccisione degli animali come una soluzione da terzo millennio.

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