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5 ottobre 2005 - Oscar Grazioli

. “Signora gli dia della carne di cavallo che fa buon sangue”. Ancora oggi questo consiglio, che qualche decennio fa le mamme italiane si sentivano dare dal medico, rimane una delle più inveterate leggende metropolitane. Il pesto di cavallo crudo, poi, sembra fare miracoli per i bambini di natura “linfatica”, un po’ come le scolopendre velenose arrostite in Cina.

Mentre l’Italia rimane uno dei paesi al mondo con il maggiore consumo di carne di cavallo, giunge la notizia, attraverso la Lav, della storica vittoria ottenuta dagli zoofili, negli Stati Uniti d’America. Un emendamento del Senato, vietando l’uso di qualsiasi fondo dei contribuenti federali al fine della macellazione di cavalli e della loro esportazione per uso alimentare, ha di fatto costretto alla chiusura i tre macelli dove ancora, in America, si uccidevano i cavalli.

Chissà adesso come faranno quei poveri bambini americani senza la carne che fa sangue e senza il pesto crudo che li fa crescere sani (se riescono a sopravvivere alla salmonellosi e alla trichinellosi).
Da noi, in Italia, sono lustri che non solo le associazioni animaliste, ma tutte le persone che sono vicine al mondo dei cavalli ( dalla parte giusta sia chiaro) chiedono ai nostri parlamentari un provvedimento di estrema semplicità ed onestà morale. Il cavallo, che nasce come animale d’affezione o da competizione (e voglio sperare che chi compete assieme al cavallo gli sia anche amico), sia dichiarato tale attraverso un procedimento d’identificazione. Un semplice microchip che ne determini la condizione fin dalla nascita e non lo abbandoni più fino alla morte.
Ho già scritto più volte che fare delle graduatorie tra le specie animali è scomodo e non corretto: non sono forse altrettanto meritevoli di compassione i conigli che vediamo attaccati ai ganci delle macellerie ancora grondanti di sangue? E perché i maiali sì, i cavalli no, le quaglie sì e i pappagalli no?

Se la prendiamo da questo punto di vista, moralmente non c’è via d’uscita, se non che l’uomo deve al cavallo un tributo storico talmente smisurato da costringere chi possiede un briciolo di sensibilità, al rispetto. Senza il cavallo l’uomo sarebbe ancora sulle palafitte.
Sarà ben difficile ottenere il divieto di macellazione per i cavalli nel nostro Paese, anche se ormai si può affermare che il consumo della sua carne è marginale. Nonostante questo circa 200.000 cavalli cadono ogni anno sotto il colpo di pistola e inondano di sangue, tra nitriti strazianti, il pavimento del macello, molti dopo viaggi allucinanti dai lontani Paesi dell’Est, molti dopo aver gareggiato per pochissimi anni o mesi con le vene pompate dagli intrugli più fantasiosi pur di arrivare al traguardo. Ma pensate davvero che gli freghi qualcosa a Follini, Casini, Bertinotti e, perché no, al nostro Cavaliere per antonomasia, del cavallo?

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