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    La via aerea per salvare gli elefanti

    L'organismo governativo Sanpparks che gestisce le aree protette del Sudafrica ha proposto l'abbattimento di oltre 5 mila elefanti in eccesso nel noto parco nazionale Kruger.
    13 dicembre 2005 - Karima Isd
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    10.12.05

    elefante L'organismo governativo Sanpparks che gestisce le aree protette del Sudafrica ha proposto l'abbattimento di oltre 5 mila elefanti in eccesso nel noto parco nazionale Kruger. E' un dilemma che si pone spesso rispetto agli animali selvatici erbivori di grande taglia tutelati da norme internazionali: se la protezione funziona, essi sfuggono alle decimazioni dei bracconieri e si riproducono troppo; così aumenta la loro pressione alimentare sulle risorse vegetali la quale, unita alle più frequenti siccità riconducibili alle perturbazioni del clima, provoca una situazione di penuria alimentare e idrica.

    Sembra che il dilemma sia: o ne ammazziamo un po', o moriranno di fame e sete, o sconfineranno sui raccolti dei contadini, facendo morire di fame questi ultimi. Nel parco in questione gli elefanti sono ormai 12.500; erano 7.500 nel 1994. Nel 1995, soprattutto in seguito alla pressione interna e internazionale, gli abbattimenti selettivi furono sospesi. Nei tre decenni precedenti erano stati uccisi 16 mila. La situazione è grave ma per fortuna non pare senza vie d'uscita. Gli ambientalisti sudafricani fanno presente al governo che prima di decidere una simile strage è necessario studiare meglio la capacità di carico del parco Kruger; ma soprattutto si stupiscono che non si contempli un'alternativa nonviolenta ed ecologica già esistente: la contraccezione per via...aerea. Ha spiegato all'agenzia stampa Interpress Service l'esperto Ian Raper della South African Association for the Advancement of Science di Pretoria: «Dal 1970 il contraccettivo è stato sparato a popolazioni di animali selvatici come i cavalli, e perfino le foche, ed è stato provato nello stesso parco con buoni risultati, tanto che altri paesi lo vogliono». In effetti il Kenya ha chiesto al Sudafrica dosi per «vaccinare» 700 elefanti. Il metodo consiste nello sparare il farmaco sugli animali da un elicottero. Le dosi hanno un effetto duraturo, due anni e si sta arrivando a cinque. Nessun effetto collaterale negativo.

    «La cosa strana è che esportiamo questa tecnica e non la usiamo da noi», si stupisce il protezionista Lawrence Anthony (assurto a notorietà internazionale agli inizi dell'occupazione dell'Iraq per aver tratto in salvo nella bolgia generale gli animali esotici domiciliati negli abbandonati palazzi del regime). Uno stupore condiviso da Christina

    Pretorius dell'International Fund for Animal Welfare la quale ricorda come la contraccezione funzioni bene nel parco Makaladi Game, situato ai confini con Botswana e Namibia. Secondo i sostenitori del «vaccino», forse le autorità governative preposte ai parchi non sono informate a sufficienza delle ultime conquiste nel campo della contraccezione dei pachidermi.

    Ma secondo altri protezionisti e le istituzioni preposte, la contraccezione come unico rimedio non sarebbe economicamente ed ecologicamente sostenibile ma potrebbe dare solo un piccolo contributo alla soluzione del problema. Soprattutto, è ancora allo stadio sperimentale e non è ancora stata formalmente approvata e accettata. Il direttivo esecutivo di Sanpparks ha detto che in tutti i parchi del paese la popolazione degli elefanti cresce ai livelli massimi e non dà segni di rallentamento. E non si può andare avanti così.

    Certo è che la ripresa degli abbattimenti avrebbe ripercussioni negative non solo sugli animali «prescelti» ma anche su settori dell'economia. Anthony sostiene che le immagini televisive di elefanti cacciati e uccisi dalle autorità che li debbono proteggere farebbero il giro del mondo e getterebbero il biasimo sul paese. Già adesso, preventivamente, la statunitense Humane Society(Washington), ha avvertito: abbiamo 8,5 milioni di soci e diremo loro di mettere una croce sul Sudafrica come destinazione turistica se si toccano gli elefanti.

    Pretorius è moderatamente ottimista: «Non credo che il governo potrà andare avanti con il progetto, di fronte a un mucchio di proteste da parte di scienziati e difensori degli animali». Insomma, speriamo che una punturina salverà capra e cavoli, anzi: elefanti e parco.

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