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4 gennaio 2006 - Ilenia Mura

Centinaia di cani e gatti ogni anno finiscono nei cassonetti. Nella migliore delle ipotesi vengono gettati nei campi: dentro una busta o sotterrati. A Cagliari non c'è un cimitero comunale: «Vorremmo che esistesse», dice l'assessore agli Affari generali, Alessandra Zedda, «ma ci troviamo di fronte ad una carenza normativa, anche a livello regionale che ci impedisce di istituirlo». In alternativa, che fare? C'è una legge ed è precisa. Cani e gatti morti sono considerati «rifiuti speciali» secondo il regolamento dell'Unione europea e devono essere smaltiti in un inceneritore autorizzato dalla Regione e attraverso il lavoro affidato a un'unica ditta cagliaritana. Ma c'è anche chi se ne sbarazza con troppa facilità. E spesso pagando dai 30 ai 70 euro. Anche 100. Un fenomeno - si teme - piuttosto diffuso. Se ne stanno occupando i Carabinieri del gruppo ecologico, la Forestale e anche i Vigili urbani. Quali sono i sospetti? Per capirlo basta una piccolo corpo.

Si prende appuntamento con un veterinario - scelto a caso fra la cinquantina che operano a Cagliari e hinterland - e si pone sempre la stessa domanda: «Può occuparsi del cane morto di mia mamma? Non sappiamo che fare». Provare per credere: tre veterinari hanno accettato di smaltire la carcassa. Si sono fatti pagare senza neppure chiedere un documento e il nome del proprietario. Non hanno rilasciato una ricevuta. Eccetto uno, ma «deve aggiungere dieci euro», ha risposto. Primo caso Nell'ambulatorio, una clinica in zona via della Pineta, apre la porta una dottoressa gentile e in camice azzurro. «Buonasera, potreste occuparvi del cane? ». «Naturalmente», risponde: «È sempre una tragedia. Ci penserà il mio collega». Alle 19.15, nella saletta d'attesa, un husky attende il suo turno insieme alla padrona. Arriva il veterinario che chiede di essere seguito in una stanzetta dove ci sono un divanetto, una scrivania, qualche gabbia e gli attrezzi del mestiere. «Dobbiamo risolvere la questione burocratica», dice. «Il cane ha un microchip? ». «No», è la risposta. «Va bene, in ogni caso strappi il libretto sanitario», aggiunge. «Il cane è nella nia auto, lo prende lei? Quanto le devo? ». «Sessanta euro», risponde senza domandare i dati della proprietaria. Poi sparisce dopo aver preso la carcassa dell'animale dall'auto. Che fine ha fatto? La verifica arriva il giorno dopo con la conferma che il veterinario non ha richiesto il ritiro della carcassa all'unica società autorizzata. E i documenti di smaltimento? Quelli previsti dalla legge? Qualche giorno dopo si torna dal veterinario, che vuole altri soldi. Nella ricevuta compare la voce smaltimento cane, e quella sui contributi, per un totale di 70 euro. Ma il cane dove è veramente finito? Davvero così fan tutti? Basta riprovare. Secondo caso «Purtroppo è morto il gatto di mia mamma. Che cosa dobbiamo fare? ». Il veterinario che lavora a Pirri spiega che si potrebbe sotterrare in giardino, poi afferma: «Se non lo avete, posso chiamare la ditta che si occupa dello smaltimento». «Quanto le devo? ». «Sono 50 euro, ma dovrebbe darmi i suoi dati». Ecco nome, cognome, codice fiscale poi una domanda: «Riceverò documenti? ». «Assolutamente no», risponde il veterinario che spiega: «Servono alla ditta dell'inceneritore. Lei non riceve nulla». Ma dopo una settimana, durante una seconda visita, arriva un'altra domanda incalzante: «Ho pagato 50 euro e mi chiedevo se deve rilasciarmi una ricevuta. E i documenti dello smaltimento? ». Fra imbarazzo e amnesia, il veterinario stavolta racconta di aver contattato un inceneritore a Macchiareddu: «Il servizio è stato fatto da Ecotim: vi manderanno presto i documenti».

Dopo un rapido controllo, e una telefonata all'azienda cagliaritana, arriva la conferma che il gatto non è mai stato portato in quell'impianto. Terzo caso L'ultimo tentativo, con la speranza che il veterinario indichi la strada giusta, fallisce. Anche in questa clinica, nel cuore della città, i medici permettono l'ingresso di un cane morto altrove. Si entra e si attende il turno, mentre alcuni cuccioli fanno capolino nell'atrio. La carcassa del cane è dentro un cesto, avvolto da una copertina di lana. Morto di vecchiaia, dopo sedici anni trascorsi a far compagnia ad una famiglia felice di averlo coccolato e viziato per una vita, attende di conoscere l'ultima destinazione. Il racconto questa volta è diverso: un cane morto, sì, ma probabilmente ucciso a bastonate dal vicino di casa. Prima di passare, si avverte il veterinario al telefono: «Abbiamo il sospetto che lo abbiano ucciso», racconta il proprietario. «Se vuole, possiamo fare l'autopsia», riferisce la titolare dell'ambulatorio, che lavora alla Asl di Cagliari. Ma la padroncina dello shitsu - morto di vecchiaia dopo sedici anni di fedele compagnia - rifiuta e chiede il conto. «Sono 30 euro. Vuole la ricevuta?»

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