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    Il cetaceo nel centro di Londra dopo l'autopsia i biologoi accusano i militari: con le loro apparecchi disorientano gli animali

    Colpa del sonar la morte della balena del Tamigi

    24 gennaio 2006 - Maria Chiara Bonazzi
    Fonte: www.lastampa.it
    24.01.06

    la balena nel Tamigi Il gigante buono potrebbe essersi fatalmente avventurato nel Tamigi dopo aver perduto il senso dell’orientamento per effetto delle violente onde acustiche emesse sott’acqua dal sonar di una nave militare. E’ una delle ipotesi su cui lavorano gli scienziati che ieri hanno effettuato l’autopsia sulla balena di Londra, il cui corpo è stato rimorchiato fino a Gravesend, nel Kent. Il cetaceo era morto sabato sera, dopo essere caduto in preda a convulsioni, a bordo della chiatta gonfiabile con la quale i soccorritori intendevano condurlo verso la libertà.

    I risultati dell’autopsia saranno resi noti soltanto mercoledì o giovedì, ma il salvataggio tanto drammatico quanto vano ha richiamato comunque l’attenzione su un fenomeno che fa sempre più arrabbiare gli ambientalisti di tutto il mondo. Proprio in queste ore un’indagine dell’Independent on Sunday incolpa i sonar militari della morte di migliaia di balene in tutto il mondo, mentre in America il Natural Resources Defense Council (NRDC) ha recentemente portato in tribunale la Marina statunitense affinché limiti l’uso durante le esercitazioni del sonar a media frequenza, che genera onde acustiche fortissime allo scopo di localizzare i sottomarini nemici. «I mammiferi marini possiedono un udito straordinariamente sensibile, e gli scienziati concordano sul fatto che le intense esplosioni sonore possono disturbarli, ferirli e addirittura ucciderli - dice il NRDC -.

    Si è scoperto che le balene esposte al sonar ad alta intensità sanguinavano dagli occhi e dalle orecchie, con lesioni grandi come una palla da golf nel tessuto dei loro organi. I biologi temono che le balene che vediamo morire arenate sulle spiagge siano soltanto la punta dell’iceberg, e che molte di più muoiano in mare». Negli ultimi anni ci sono stati numerosi «spiaggiamenti» (comunemente conosciuti come «beachings») di balene che vanno ad arenarsi e a morire in massa. Molti di questi casi sono stati ricondotti all’uso dei sonar. Per esempio, nel marzo 2000 le balene di quattro specie andarono ad arenarsi alle Bahamas dopo che un’unità della Marina Usa, stazionata poco lontano, aveva usato il sonar. Frattanto, come rivela l’Independent on Sunday, la Commissione Europea ha avviato un’azione legale contro il governo britannico, accusato di non aver monitorato le condizioni di salute delle balene e del delfini nei propri mari. Il numero di balene arenatesi sulle coste del Regno Unito è più che raddoppiato nell’ultimo decennio: dalle 360 del 1994 si è passati alle 782 del 2004, e gli scienziati ritengono che il loro numero corrisponda grosso modo a un decimo di quelle che muoiono in mare aperto. Commenta il professor Hal Whitehead, della Dalhousie University in Canada: «E’ inconsueto e preoccupante trovare una di queste balene nel mare del Nord o nella Manica, per non parlare di un fiume poco profondo (come il Tamigi, ndr).

    Sappiamo che la specie a cui apparteneva questa balena è particolarmente sensibile ai rumori subacquei». Secondo la NRDC, «le navi da guerra munite di sonar emettono rumori di intensità fino a 245 decibel, paragonabile alla partenza di un razzo Saturn V. Il sonar può interferire con la capacità dei mammiferi marini di orientarsi, evitare i predatori, trovare cibo, accudire la prole e, in ultima analisi, sopravvivere». Ora gli ambientalisti americani protestano contro il progetto di un nuovo poligono di addestramento sottomarino che trasformerebbe le acque al largo di capo Hatteras, nella Carolina del Nord, in un «epicentro di attività sonar ad alta intensità» e obiettano che «la Marina dice di avere bisogno del sonar per addestrarsi, ma non è necessario che le balene e altre specie di vita sottomarina muoiano a causa di queste esercitazioni». Un paio di anni fa, uno studio pubblicato sulla rivista Nature ipotizzava che le balene, investite dall’onda acustica del sonar militare e in preda al panico, risalgano troppo in fretta verso la superficie, al punto da sviluppare un embolo che spesso risulta fatale.

    Qualcuno crede che i sensi della balena del Tamigi possano essere stati danneggiati dal sonar. Gli scienziati per ora non si pronunciano, ma Paul Jepson, della Zoological Society of London, spera di riuscire a capire perché la balena si fosse perduta nel centro di Londra venerdì scorso. Il servizio di salvataggio della fauna marina, che ha speso intorno alle 100 mila sterline (150 mila euro) per cercare di rimorchiarla verso la libertà, è comunque convinto di avere preso la decisione giusta.

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