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    Il palio di Ferrara

    Una mattanza di cavalli

    1 giugno 2006 - Oscar Grazioli

    Ma cosa urliamo a fare da queste colonne? Con quali risultati ci battiamo da sempre contro queste bufale travestite da rievocazioni tradizionali di eventi conditi in salsa storica? Una salsa schifosa, una maionese impazzita che sa di rancido e ha il gusto dolciastro del sangue caldo, appena versato per terra.

    Vale la pena continuare a battagliare contro organizzatori e amministratori insensibili al dolore del più prezioso animale che l’uomo abbia avuto in dono da milioni d’anni a questa parte? Vien voglia di smettere, di incrociare le braccia e assistere inani al macello. E invece no, andiamo avanti, fino a quando ci sarà un pezzo di carta da stampare. Perché qualcuno paghi, prima o poi. E non siano sempre e solo gli indifesi.
    Questa volta è salito alla ribalta il palio (merita una “p” minuscola) di Ferrara, dove domenica scorsa la “festa” cittadina si è tramutata in una strage di cavalli e in una rissa tra contradaioli e partecipanti, a stento contenuta grazie alle forze dell’ordine.

    La corsa è partita da poco, quando un fantino si attacca alla giubba di un altro e iniziano a smanacciarsi per mezzo rettilineo. Poi, alla curva del Mossiere, il fantino Gingillo rovina al suolo, mentre il suo cavallo “Bao nero” infila una buca con lo zoccolo e si massacra le zampe sulla pista. Subito dopo cadono il cavallo “Grande Logica” e il suo fantino Brio, fortunatamente senza danni. E’ il turno di “In Space”. Infila un’altra buca (o la stessa poco importa) con l’anteriore destro. Chi era vicino, nonostante il vociare concitato della folla, sente il rumore secco dell’osso che si spezza, come un vecchio pezzo di legno stagionato. Il massacro non è ancora finito. Mentre parte della folla smette di ridere un’altra si mette a piangere, davanti ai cavalli agonizzanti, alle ambulanze che portano via i fantini e ai bene informati che spiegano come, per quei cavalli, l’unica speranza sia un colpo di pistola o una misericordiosa siringa. E’ il turno di “Blasco” che, mentre gli astanti ammutoliscono perché si rendono conto del macello, affronta il rettilineo proprio davanti alle tribune. Altro rumore secco, altre zampe che si spezzano su una pista adatta sì e no alla corsa di facocero inseguito dalle iene. Ma qui non è savana, qui non è terzo mondo. Non dovrebbe. Eppure, di fronte a questa strage voluta e cercata, mentre lo stesso mossiere incredulo chiedeva la sospensione della gara, i fantini continuavano a darsi battaglia sulla pista e finalmente il mortaretto segnava la fine della barbarie, con inconcepibile ritardo.

    Che il palio sia stato annullato dal “maestrato dei savi” (savi?) è cronaca. Vada a chi vogliono questo bagno di sangue e se lo tenga nel suo armadio, facendo attenzione perché quando lo aprirà dovrà sentire, se non è sordo e ha un’anima, l’agghiacciante nitrito di chi soffre e muore, per la stupidità umana, inutilmente.

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