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    Storia del palio

    Fanatismo e doping. L'Italia dei palii (Parte prima)

    23 giugno 2006 - Oscar Grazioli

    Palio di Siena Il palio affonda le sue radici nel medioevo, proclamano con orgoglio, gli opuscoli patinati che propagandano tali manifestazioni. Nel medioevo affondano le radici anche la cintura di castità, le faida e i feudi, tutti vanti di questo brillante periodo, che andrebbero rivalutati e magari associati a qualche evento storico o religioso per organizzare una sagra con l’immancabile sfida tra contrade, quartieri, cortili, maisonettes e monolocali: il tiro del collo d’oca lombardella, la caccia al maiale bigiunto (con macellazione tradizionale didattica ad uso delle scuole elementari), il salto delle rane private delle zampe e l’evergreen corsa dei muli su crepaccio cosparso di lardo.

    Ma quanti sono i palii in Italia? Come sono regolati? Perché tanti cavalli si spezzano le zampe finendo abbattuti sul posto? Quanti interessi girano attorno a queste gare agonistiche camuffate da rievocazioni storiche o religiose? Seguiteci.
    Da Udine ad Agrigento, da Belluno a Viterbo, da Milano a Siracusa, da Asti a Sassari, da Ferrara a Roma, da Reggio Emilia a Foggia, l’elenco delle province che organizzano palii con annessa corsa ippica è lunghissimo. Se variegata è la geografia del palio, ci sono alcune particolarità che lo rendono simile dappertutto. Il fanatismo, le regole non regole, le false evocazioni storico culturali, l’idoneità dei cavalli, gli incidenti, gli interessi economici e, di conseguenza, il fango dell’illegalità che vi ruota attorno.

    Il fanatismo è la principale spezia della ricetta paliesca, quella che ne caratterizza il sapore forte. Alimentato spesso dalle amministrazioni locali, per meri interessi di bottega, è il principale imputato degli incidenti a cavalli, fantini e spettatori. Ne faremo un’ampia panoramica. E’ scontato che non esiste competizione sportiva, ippica o non, dove manchi l’agonismo e questo può avere come conseguenza qualche incidente. Anche nelle gare ippiche tradizionali, come in quelle olimpiche, le cui immagini entrano nelle case di tutto il mondo, capitano incidenti e talvolta gravi, ma il paragone con i palii non regge. I feriti gravi e i morti, in queste sagre paesane, sono in proporzione infinitamente superiori a quelli delle competizioni classiche, perché vigono regole che non sono regole. I regolamenti sono pure pagliacciate e sarebbero ridicoli se poi non accadessero spettacoli drammatici che fanno inorridire e sollevare intere cittadinanze, come è avvenuto recentemente, Ferrara dove hanno fatto correre purosangue da ippodromo abituati a rettilinei e curve ampie. Una curva stretta e la falange non resiste alla torsione. Straziante la vista del cavallo che tentava di camminare sui nodelli. I regolamenti sono “studiati” non da tecnici, ma da amministratori o semplicemente da organizzatori che magari hanno, nel proprio curriculum, l’essere stati presidenti del cral locale se non sopggiorni nelle patrie galere. Ma i primi a fregarsene del benessere degli animali e a evitare accuratamente di toccare i palii, sono i governi (tutti) e gli amministratori. Nell’accordo tra il Ministero della Salute e le Regioni, che va in vigore nel 2003, si legge che la pista, dove si svolgono gare di equidi o altri ungulati nel corso di manifestazioni popolari, deve essere ricoperta da materiale idoneo ad attutire i colpi degli zoccoli degli animali sul terreno asfaltato o cementato. Chi ha osservato le immagini dell’ultimo palio a Floridia (Siracusa) ha visto il patetico velo di bitume posto sull’asfalto di una strada. Si legge ancora che “il percorso della gara sia circoscritto con adeguate sponde capaci di ridurre il danno agli animali, in caso di caduta, nonché per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone che assistono alle manifestazioni”. Le adeguate sponde talvolta sono dei tondini di ferro o addirittura dei pallet. La legge 189 del 2004 stabilisce poi le sanzioni per i delitti contro i sentimenti degli animali, ovvero il famoso maltrattamento. Guarda caso i palii autorizzati dalle regioni sono esclusi. Ma guarda toh!

    Il doping. Molti dei cavalli che corrono i palii sono abbondantemente “bombati”. Basta guardare il nervosismo e l’incontrollabile agitazione prima della partenza per capire che i peggiori intrugli sono stati loro sapientemente somministrati. I controlli sono di facciata. Le provette finiscono in laboratori interni e non, come sarebbe giusto, a controllori neutrali che nulla hanno a che fare con la manifestazione. I risultati non si conoscono mai. Sarebbe sufficiente che prelievi e analisi fossero obbligatoriamente eseguite, a fine corsa, a tutti i cavalli da parte di un veterinario designato dall’Unire (come già fanno a Legnano) o da un laboratorio non manovrabile. Questo unico provvedimento eviterebbe già un buon numero di gravi incidenti.

    Una regolamentazione più severa e il rispetto ferreo delle regole porterebbero, da sole, a un calo drammatico dei feriti e dei morti. Nella formula uno o nel motociclismo veloce, fino a qualche anno addietro, moriva un pilota al mese. Oggi, grazie a una regolamentazione molto più severa e a norme di protezione più adeguate, gli incidenti gravi sono quasi azzerati. E non si corre meno veloci di prima.

    Un esempio di regolamentazione al contrario è quella del palio di Asti, dove gli organizzatori fanno correre i cavalli in una piazza troppo stretta e angolata. Prima si correva su una piazza più ampia. Purtroppo è un po’ decentrata e si è preferito scimmiottare Siena optando per la maggiore comodità dei turisti. Il risultato sono quattro cavalli ammazzati nel 2002 e due nel 2003 dei quali uno morto in pista con la colonna cervicale spaccata.

    L’idoneità dei cavalli e delle piste. Vexata quaestio. I veterinari, nominati dagli organizzatori quasi sempre sono in realtà esautorati dalle loro competenze, ma talvolta, va detto, fanno il gioco degli organizzatori. Un po’ di compiacenza e tutto è idoneo: cavalli, pista, protezioni I veterinari sono comunque i veri e unici tutori del benessere animale e a loro deve competere l’intero giudizio sull’idoneità della corsa, utilizzando consulenti tecnici, se necessario, per la valutazione del fondo e delle protezioni. Sempre in tema di sanità, i soccorsi per eventuali incidenti vanno organizzati, non con un semplice camice bianco che guarda annoiato la gara, ma con la presenza di veterinari specializzati, mezzi attrezzati e cliniche facilmente e rapidamente raggiungibili. E’ vergognoso vedere, come è capitato, uomini incapaci tentare, con mezzi inadatti, di sollevare un cavallo con gli arti spezzati sul pianale di un camion, tirandolo per la coda.

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