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    baviera lo avevano chiamato "Bruno", era partito dal Trentino ai primi di maggio: Inutili i tentativi di catturarlo vivo

    Hanno ucciso l’orso e adesso è caccia al cacciatore

    Proteste dopo il sì tedesco all’abbattimento
    27/6/2006
    27 giugno 2006 - Marina Verna

    E’ finita che Bruno l’hanno ucciso. Alle 4,50 di ieri notte. Con un unico colpo sparato da una distanza di 150 metri nella zona del lago Spitzing, nel distretto bavarese di Miesbach. E adesso il cacciatore che l’ha abbattuto si deve nascondere, perché c’è un sacco di gente che vuole la sua pelle: com’è che per cinque settimane nessuno è riuscito a infilzare una siringa di sonnifero sotto i peli di un orso che faceva cucù agli uomini un giorno sì e uno no, e neppure cinque ore dopo che era entrata in vigore la licenza di ucciderlo quello era già stecchito? La morte di JJ1 - nome ufficiale del figlio di due orsi sloveni importati nel Parco Brenta-Adamello per reintrodurre l’orso - è diventata subito un caso politico. Il ministero per l’Ambiente ha diramato un comunicato: «L’orso JJ1 è morto senza soffrire. Sarà imbalsamato ed esposto nel Museo di Scienze naturali di Monaco». Chi l’ha ucciso? «Una squadra di cacciatori esperti», ha detto il portavoce. Tutti hanno guardato il capo delle Guardie forestali. «Non sono stato io», ha precisato quello. Intanto da Innsbruck il capo delle guardie forestali austriache, visibilmente sollevato, dettava alla stampa: «Sono contento che la questione sia chiusa». E da Vienna il cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel faceva sapere: «Personalmente mi dispiace. Capisco però che non si poteva fare diversamente».

    I nuovi barbari
    Un colpo di fucile nell'alba umida di un bosco della Baviera spegne per sempre la vita dell'orso Bruno, nella terra di papa Ratzinger che l'aveva voluto sullo stemma pontificio, e consegna - alla storia della criminalità verso la natura - la stupidità dei killer della Kanzlerin della Grosse Koalizion Angela Merkel.

    Quell'orso poliglotta e transfrontaliero, pellegrino e vagabondo come un hippy sempre on the road, era diventato il testimonial delle Alpi finalmente ritrovate: senza confini e senza limiti come vorrebbero fare gli uomini che i confini e i limiti li pongono e se li impongono. E quando qualcuno trasgredisce «ta-pum» un colpo sistema le cose e demolisce per sempre speranze e sogni e l'orso casca stecchito anche dallo stemma del Pontefice.


    Casca proprio ai suoi piedi. E neppure Lui, ormai, può fare alcunché se non raccogliere il dolore che accascia, la rabbia che monta dentro, l'ira che appare irrefrenabile in tutti coloro che hanno della natura, delle creature, della vita un sacro rispetto come manifestazione della bellezza del creato, multiforme e splendido sia in una notte stellata come nella forma di un orso, un po' rompipalle, ma non più di tanti altri che orsi non sono e che sopportiamo bellamente ogni giorno, senza sparare.

    Addio Bruno.

    Sono sicuro che anche gli orsi vanno in paradiso.

    Abbiamo fatto tutto il possibile per scaricare i fucili, non solo quelli puntati contro di te, ma anche quelli che continuano a sparare in svariate parti del mondo. Non sei una vittima solitaria, fai parte di un catalogo dei morti che ogni giorno s'allunga, come se il gusto di uccidere e uccidersi fosse la necessità più impellente dell'esistenza quotidiana che segna la vita degli uomini. Pace è diventata una parola vana. La demenza che ha portato alla tua morte è quella che governa la nostra precaria vita quotidiana. Ma sono considerazioni che nessuno raccoglie più e appaiono, francamente, come divagazioni.

    Addio Bruno.

    Quello che più mi rattrista in questo momento, oltre alla tua scomparsa prematura, è il cinismo dei tuoi killer. Una talpa mi ha riferito dal bunker di Monaco, da dove è partito l'ordine di attacco alla ferale minaccia dovuta alla tua presenza, che il sottosegretario all'Ambiente (!) del Land bavarese - a «operazione» compiuta - ha inviato dal suo cellulare un sms a Berlino: «Sul fronte meridionale, niente di nuovo».

    Fausto Pajar
    http://gazzettino.quinordest.it/
    28.06.06

    In Austria però fanno diversamente: hanno venti orsi in circolazione e pagano agli allevatori un indennizzo per gli animali uccisi. L’anno scorso, sono stati 12.700 euro. La Baviera ne ha spesi 30 mila soltanto per regolare la fattura dei quattro cacciatori di piste finlandesi venuti con i loro cani a snidare Bruno. Dopo due settimane e cinquecento chilometri a piedi su e giù per le montagne, venerdì sera sono tornati a casa sfiniti e delusi: le autorità avevano ormai deciso una deroga alla legge che considera gli orsi specie protetta. Bruno era comparso vicino a Garmisch il 18 maggio, suscitando subito grandi entusiasmi. Quattro giorni dopo però l’entusiasmo era già scemato: Bruno - come l’avevano subito battezzato - aveva fame e mangiava pecore e conigli. Chiamati a consulto, gli etologi spiegarono che così fan gli orsi, ma c’era una anomalia: quello spilluzzicava le carcasse una sola volta e non tornava mai a mangiare il resto. Inoltre sembrava non avere nessuna paura dell’uomo.

    Dopo qualche giorno fu chiaro perché: Bruno aveva ricevuto una cattiva educazione. Jurka, sua madre, gli aveva insegnato che vicino alle case degli uomini c’è sempre cibo buono e abbondante. E gli uomini, sparandogli pallettoni di gomma quando tornava a finire la sua preda, gli avevano involontariamente insegnato che era meglio cercarsi una nuova pecora anziché finire quella vecchia.

    Era possibile rieducare Bruno, che intanto faceva simpatia a molti anche per il suo comportamento birichino? Gli ecologisti pensavano di sì, e infatti lo volevano prendere vivo. Gli hanno dato cinque settimane di tempo per capire, poi hanno deciso che non si poteva rischiare di più. Stava diventando sempre più audace: sabato tre turisti lo avevano rincorso tutti eccitati e si erano inchiodati solo quando lui si era girato.

    Domenica si è fatto vedere da tre ciclisti mentre nuotava in un lago, alla sera si è presentato all’ora di cena davanti a un rifugio di montagna. Il proprietario ha calmato i clienti, poi ha telefonato alla polizia e ha dato le coordinate. Poche ore dopo, lo sparo.

    A metà giornata il server di un sito che aveva aperto un libro di condoglianze saltava. «Ci scusiamo per l’interruzione, ma diecimila contatti al secondo sono troppi anche per noi». Poco dopo aprivano un nuovo sito con un motore più potente. Ieri sera, i blog erano decine. E migliaia di tifosi di calcio sono furibondi: temono una vendetta dal cielo alla partita di venerdì Germania-Argentina. Nello stemma di Berlino - dove si giocherà la finale - c’è un orso e Bruno era la loro mascotte.

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