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    L' uso "sostenibile" della risorsa baleniera

    La caccia alle balene e la «caccia al voto»

    28 giugno 2006 - Paola Desai
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    27.06.06

    Quanto è costata al Giappone la sua recentissima vittoria diplomatica presso la Commissione baleniera internazionale? Appena una settimana fa i 70 paesi membri della Commissione, riuniti a St. Kitts e Nevis minuscola nazione dei Caraibi, hanno approvato una mozione voluta dal governo di Tokyo a favore di «un uso sostenibile della risorsa baleniera» - eufemismo coniato dal governo giapponese che si batte da anni per liberalizzare la caccia alle balene. Coro di commenti allarmati: il bando sulla caccia alle balene dala dal 1986 e sebbene per ora resti in vigore (per abrigarlo servirebbe un voto a maggioranza dei tre quarti), la «dichiarazione di St.Kitts» apre di fatto la strada alla caccia commerciale. E' ben per questo che a Tokyo i giornali hanno parlato di «vittoria» per il Giappone.

    Per ottenere la sua vittoria però il Giappone «ha avuto bisogno di comprare dei voti», scrive il quotidiano britannico The Indipendent in una corrispondenza da St. Kitts (sabato, 24 giugno). In una risposta scritta a una richiesta di informazioni sui suoi aiuti internazionali nel settore marino, scrive il quotidiano, il governo di Tokyo ha riconosciuto di aver donato 617 milioni di yen l'anno scorso a St Kitts (circa 4,2 milioni di euro), oltre a 8,2 milioni di euro al Nicaragua e quasi 4 milioni a Palau: aiuti sotto forma di doni. Le tre nazioni sono tra quelle che hanno votato con il Giappone (e gli altri del «fronte baleniero»: l'Islanda e la Norvegia). Non è la prima volta che il Giappone viene accusato di usare i suoi aiuti internazionali per «comprarsi» il consenso di piccoli stati e far pendere la bilancia a favore del fronte favorevole alla caccia. Qualcuno fa notare che dei 20 paesi membri più recenti della Commissione baleniera internazionale, alcuni (come St. Kitts) non hanno mai cacciato balene dunque non hanno un settore economico da difendere, mentre altri - come la Mongolia o il Mali - non sono neppure sul mare. Il quotidiano britannico riferisce, doverosamente, la smentita di Tokyo: il Giappone distribuisce aiuti internazionali a un centinaio di paesi, ha detto il negoziatore nipponico alla Commisisone baleniera Joji Morishita, perché dunque additare quelli che in questa conferenza hanno votato in un certo modo?

    Il direttore di Greenpeace-Giappone però rilancia l'accusa. E' «ovvio», ha detto Jun Hoshikawa al quitidiano britannico, che l'aiuto del Giappone ha influenzato il voto di St. Kitts (dove la dichiarazione dei balenieri è passata con un solo voto di maggioranza). Gli ambientalisti giapponese dicono che la battaglia a favore della caccia non interessa davvero la maggioranza della popolazione; un gruppo di dirigenti politici nazionalisti però ne ha fatto una questione di orgiglio nazionale e ha investito dal 2000 quasi 80 milioni di euro di denari pubblico su sei paesi caraibici per «coltivarsi» il loro consenso. Eppure, dicono gli ambientalisti, l'opinione pubblica giapponese è piuttosti indifferente alla cosa. Un sondaggio diffuso la settimana scorsa (condotto su internet) afferma che oltre il 70% dei giapponesi in realtà è contrario alla caccia alla balena. E' un fatto che il consumo di carne di balena (o delfino) è in calo. Era molto diffuso fino al primo dopoguerra, e infatti c'è chi ne parla come di un elemento essenziale della cultura del paese, ma dagli anni '60 è diminuito: oggi meno dell'1% dei giapponesi mangia regolarmente carne di balena.

    La questione degli aiuti e del loro possibile uso per guadagnare coinsensi è stata sollevata anche da un parlamentare giapponese, Shokichi Kina, del Partito Democratico (opposizione): «I giapponesi non mangiano neppure più carne di balena o delfino ma il governo insiste», ha detto: «E' ridicolo sentire il ministro della pesca parlare di stock in aumento quando nessuno sa se poi è vero» (citato da The Indipendent). Nella sua risposta, il governo ha precisato di aver dato milioni di yen in aiuti per il settore peschiero al Perù (un altro paese che vota con il fronte per la caccia alla balena), così come a Samoa e all'Algeria. Ma non ha ribattuto all'accusa di usare gli aiuti per guadagnare favori.

    Il Giappone non ha mai smesso di cacciare balene: semplicemente aggira il divieto internazionale affermando di catturare un certo numero (dichiarato) di esemplari per «motivi scientifici», per cui c'è una deroga ammessa. Anche l'Islanda si da alla «caccia scientifica», mentre la Norvegia si limita a ignorare la moratoria. Ora sostiene che la popolazione di alcune specie di balene è aumentata, e per questo chiede di rivedere il vecchio divieto. Ottenuta una prima vittoria politica, tornerà alla carica alla prossima riunione annuale della Commissione baleniera, prevista in Alaska.

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