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    “il mondo secondo Mercedes Bresso”

    Quando i caprioli danneggiano l'ambiente

    26 agosto 2006 - Marco Cedolin

    Da sempre mi vengono i brividi quando mi accingo a leggere “il mondo secondo Mercedes Bresso” pessimo libro infarcito di visionaria lucidità che ogni mese si arricchisce di qualche nuovo capitolo.

    La visione della realtà che il Governatore Bresso e la maggioranza che la sostiene in seno alla Regione Piemonte tentano di portare avanti è tanto bizzarra quanto agghiacciante poiché in grado di stravolgere tutto e tutti a loro esclusivo uso e consumo.

    In questa sorta di realtà parallela il Piemonte giace isolato dal resto del continente europeo, pur transitando attraverso la sola Valle di Susa ben un terzo di tutto il traffico merci che valica l’arco alpino.

    Il TAV è talmente indispensabile da trasmutare a questione di vita o di morte, poiché ritenuto l’unico mezzo idoneo a trasportare quelle merci che mai sono esistite nella nostra realtà mentre invece abbondano e s’incrementano in maniera esponenziale in quella del Governatore.

    La colpa dell’inquinamento è tutta di coloro che irrispettosi dell’ambiente e talvolta pure colpevoli di essere poveri, si ostinano a possedere un’auto di vecchia generazione con la quale osano transitare su quelle strade per usare le quali pagano annualmente un salatissimo bollo di circolazione.

    Gli inceneritori, come quello che sorgerà al Gerbido, s’integrano perfettamente con l’ambiente, anzi finiscono per costituire un valore aggiunto poiché carichi di messaggi architettonici, così come architettonicamente gradevoli saranno i nuovi depositi che la Sogin costruirà per le scorie radioattive di Saluggia.

    Nella realtà di Mercedes Bresso perfino le acciaierie Beltrame di San Didero, un mostro in grado d’inquinare quanto 20 megainceneritori immerso nel bel mezzo di una valle alpina, sono in sintonia con l’ambiente circostante e la vocazione agricolo/turistica che ad una valle alpina dovrebbe per forza appartenere.

    Autostrade, tunnel, ferrovie (possibilmente ad alta velocità) ponti, centrali idroelettriche, viadotti, mega centri commerciali ed ogni altro manufatto di derivazione cementizia sono dunque in “Mercedes nel paese delle meraviglie” gli unici strumenti in grado di permettere una sana integrazione dell’uomo con la natura e l’ambiente, un’integrazione rispettosa degli animali, delle piante, dell’uomo e soprattutto del cemento che serve a “legarli” insieme in un quadretto cosmico intriso di felicità.

    Ma i caprioli no!

    I caprioli nel mondo di Mercedes Bresso proprio non ci devono stare, o meglio non ci possono stare tante sono le loro colpe imperdonabili ed inqualificabili.

    I caprioli danneggiano l’ambiente peggio di quanto non lo faccia un cementificio o un’acciaieria, mangiano ed in quanto mangiatori devastano (novelle locuste) i raccolti rovinando la fiorente agricoltura piemontese e come se non bastasse ogni giorno si gettano contro le auto in corsa sulle strade di montagna, occupando un ambiente che non è il loro, osando ribellarsi come novelli attentatori suicidi, all’occupazione che il cemento e l’asfalto devono fare della montagna, affinché l’integrazione con la città non risulti solamente utopia.

    I caprioli non hanno scusanti, sono tanti, troppi perché l’ambiente possa sostenerli, probabilmente le loro emissioni di diossine e pcb sforano di molto le norme europee e anche il loro respiro affannoso (perché corrono, corrono troppo) contribuisce ad impedirci di rispettare gli accordi di Kyoto.

    E allora avanti con la mattanza, ne verranno uccisi circa 5000, nonostante il dissenso del Ministro per l’Ambiente Pecoraio Scanio, nonostante le proteste degli animalisti e degli ambientalisti, nonostante la logica più elementare avrebbe imposto almeno un ripensamento.

    Fuori i caprioli dal mondo di Mercedes Bresso, per far spazio a nuovi tunnel, ponti, viadotti, strade, autostrade, ferrovie, centrali elettriche, inceneritori.

    Una volta eliminati i caprioli poco rispettosi dell’ambiente, veri usurpatori di aria e spazio, sorge spontaneo domandarsi a chi toccherà la prossima volta.

    Le rondini? I cani? i gatti? Le lepri? Le marmotte? Gli scoiattoli? Oppure qualche specie umana particolarmente “scomoda” come i valsusini incazzati e sfaccendati impenitenti?

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