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    La cattiva abitudine di mostrare in tv aragoste e granchi bolliti

    Bere bene e mangiare sano

    3 settembre 2006 - Oscar Grazioli


    Bere bene e mangiare sano. Questo il sottotitolo della rubrica quotidiana “eat parade” trasmessa dal TG2 delle ore 13. Carino il gioco di parole che dà origine al titolo. “Eat” in inglese significa “mangiare”. Molto interessante anche l’argomento, specie per un gourmet come me, che si beve tutte le indicazioni fornite dal nostro ottimo Tommaso Farina nelle sue rubriche.

    Eat parade del 17 agosto, argomento: le cipolle. La giornalista guarda compiaciuta il cuoco che sta facendo scaldare la griglia, per mostrare un piatto succulento di granchi e cipolla, frutto dell’antica tradizione veneta. Mentre i crostecai giacciono vivi e zampettanti in un grosso piatto, senza l’ombra di una goccia d’acqua, il cuoco spiega che la cipolla deve raggiungere il perfetto punto di doratura prima di aggiungere i granchi. Nessun taglio d’immagine, nessun avvertimento ai genitori. Il cuoco abbranca a piene mani i granchi, che ostentano le chele in un patetico gesto di difesa, e li sbatte sulla griglia vivi, con l’unica preoccupazione che la maionese non impazzisca e non manchi alcuna delle erbe aromatiche d’obbligo. Chiediamo venia. Seppur interessati alle tradizioni del nostro enogastronomicamente pregiato paese, noi ci preoccupiamo anche di evitare spettacoli cruenti e diseducativi in fascia protetta. Siamo perfettamente al corrente che la haute cuisine impone il sacrificio, alla dea Gola, di aragoste, astici e granchi tuffati vivi in acqua bollente. Ce l’aveva già indicato Carlo Conti nel suo programma “La vita in diretta”, dove mostrava trionfante un astice legato con lo spago che stava per fare il tuffo nel court bouillon. Bastava quello per dimostrare la mancanza di sensibilità.

    Se ancora lo ignorate, aragoste e astici vengono legati con spago robusto su di un’assicella, prima di essere immersi nell’acqua bollente per la “scottata“. E’ bene legarli perché non si ripieghino durante la cottura. Devono morire bolliti vivi, tutti d’un pezzo.
    Poi possiamo stare a discutere scientificamente se i centri d’integrazione del dolore siano, nei crostacei, a livello del capo o a metà del cefalotorace, ma vi posso garantire che educare i propri bambini, non a forme estreme di animalismo, ma a un giusto rispetto per qualsiasi organismo vivente, è impresa ardua se poi, mentre sono a colazione, la TV gli mostra come si devono bollire vivi, granchi e astici.
    Le lumache poi. Sentivo poco tempo fa, in radio, della preparazione. Vanno lavate con forti getti d’acqua fredda diverse volte, poi “ sbavate”, mettendole a strati in mezzo al sale grosso oppure per qualche ora sotto aceto e sale, poi rilavate ancora, poi sfregate ruvidamente con farina di mais e poi tuffate in acqua bollente per quindici minuti dove finalmente si spegne la luce anche per loro.

    Le normative vigenti vietano l’esposizione pubblica, in cassette o secchi, di crostacei vivi. Sono d’obbligo, per ristoranti, bancarelle e mercati, gli acquari, perché anche i granchi hanno diritto a una goccia di vita dignitosa. La TV dovrebbe dare l’esempio, evitando di mondarsi l’anima trasmettendo, subito dopo i granchi grigliati vivi, il remake di Lassie. I bambini non apprezzano. Neanche noi.

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