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    Cosa fa la Chiesa quando non riesce a fermare la violenza umana ? Si adegua

    Corrida e sangue

    30 settembre 2006 - Franco Libero Manco

    corrida La crudeltà praticata come spettacolo ha origine antichissime, si pensi che per l’inaugurazione del Colosseo furono immolati 11.000 animali. Le prime gare con i tori in Spagna risalgono all’anno 815 d.C. ma la corrida vera e propria nasce nel XIV secolo come gioco equestre.

    Nell’arco di 20 anni il papa Pio V emanò ben 4 bolle a severa condanna delle corride e le altre fiestas, ma senza alcun risultato.

    Filippo V di Borbone disse: “E’ incredibile il desiderio di ammazzare animali che dimostra questa nazione. Questo popolaccio è di una ferocia incredibile”. Nel 1805 Carlo IV emise la Real Cedula che vietava formalmente la corrida, ma di fatto non ebbe alcuna efficacia.

    Vi sono molti interessi di carattere economico, politico e religioso che ruotano intorno alle corride. Ricchi latifondisti, allevatori di bestiame, agenzie turistiche e operatori della carta stampata si appellano alla tradizione, all’interesse turistico, artistico e sportivo.
    I grandi allevatori godono di importanti appoggi politici e di consistenti finanziamenti da parte del Ministero della cultura.

    I tentativi recenti di far sbarcare a Mosca e a Venezia la corrida sono falliti a causa delle proteste degli animalisti europei e dell’opinione pubblica.
    I turisti che alimentano le corride sono principalmente italiani e giapponesi.
    Il mito della corrida è rinforzato grazie ai romanzi di Ibanez ed Hemingway.
    Anche le star del cinema come Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Ava Gardner e Lucia Bosè hanno contribuito con i ruoli assunti in alcuni films. Almodovar ne “Il Matador” denuncia invece la violenza taurina e critica il cattolicesimo. Unico tra le agenzie turistiche ad essersi rifiutato di propagandare le corride è l’Alpitour su pressione della lega antivivisezione.

    Tossa de Mar è stata la prima città ad aver abolito la corrida.
    La corrida, come le feste patronali, si associa a rituali cruenti di origine pagana.
    Tra le fiestas più note vi è quella di Medina Celi in cui il toro ha le corna intrise di pece infuocata; quella di S. Isidoro a Madrid e di S. Firmino a Pamplona.
    Esistono in Spagna circa 400 plaza de tores.

    Prima dello spettacolo il toro viene battuto sugli arti posteriori e sulla schiena con sacchi di sabbia. Altri espedienti sono: stoppa nelle narici; vaselina negli occhi, droghe, limatura delle corna.
    Inoltre, fin dall’inizio l’animale ha un lungo spillone conficcato nel collo che reca una bandierina (coccarda) col nome dell’allevatore.

    Durante la corrida i primi ad affrontare il toro sono i “banderilleros” muniti di aste di legno lunghe 70 cm munite di un arpione di acciaio a punta.
    Dopo entrano i “picadores” in sella a cavalli bendati. La gualdrappa, innovazione abbastanza recente, serve ad impedire al pubblico di vedere i cavalli sventrati dalle incornate dei tori.
    Molti cavalli vengono ricuciti rozzamente e fatti rientrare nello spettacolo successivo.

    Nell’arco dello spettacolo, che dura circa un’ora e mezza, vengono uccisi 6 tori da 3 toreri.
    Dietro la barrera il toro viene castrato ancora vivo e cosciente, tagliate orecchie e coda.

    Nell’ultimo secolo sono morti nell’arena 40 fra toreri e picadores a fronte di 30.000 tori uccisi ogni anno. Nessun toro è mai stato graziato. Neppure il toro che uccise il grande Manolete con un’incornata: le sue orecchie e la sua coda furono seppellite con lui.

    Nel 1960 è stata istituita presso la facoltà di medicina di Madrid una cattedra di torotraumatologia.
    Oltre alle corride ogni anno si svolgono in Spagna circa 3.000 feste patronali in cui vengono coinvolti, tormentati e uccisi animali di ogni specie: vitelli, caprette, asini, cani, gatti, oche, galli.
    Quasi tutte le feste si concludono con il taglio dei genitali dell’animale.
    I bambini sono spesso invitati ad emulare i grandi.
    In alcune cittadine i bambini entrano gratis a vedere la corrida.

    La Chiesa non ha mai preso una posizione coerente e definitiva contro le corride, nonostante la bolla di S. Pio V che condanna duramente ed in modo imperituro la corrida..
    Ogni Plaza de Tores deve avere una piccola cappella dove ogni torero riceve la benedizione di un prete prima di entrare nell’arena. Il prete deve assistere a tutta la corrida. Don Angelo Rodriguez è occasionalmente entrato nell’arena per toreare.

    Le banderillas, riccamente decorate, venivano confezionate in un convento di suore di clausura presso Madrid dove l’Università Pontificia ha istituito una cattedra di Tauromachia il cui docente era un prete francescano, Alfonso Ortega, tra l’altro vice direttore della stessa Università.

    In Messico, più che in Spagna, le corse dei tori, che accompagnano le varie ricorrenze religiose, sono sostenute dalla Chiesa: servono a sovvenzionare la costruzione di edifici sacri.
    Alcuni religiosi erano coinvolti nell’allevamento e a Caracas i frati cappuccini possiedono addirittura un’arena. In Messico vi è l’arena più grande del mondo, la Monumental, in grado di ospitare 50.000 persone.

    Condannarono le corride Voltaire, Montesquieu, Byron, Garcia Lorca, Victor Hugo.
    Anche in Francia ogni anno si svolgono un centinaio di corride.
    Nel 1800 nasce in Francia la società per la protezione degli animali inizialmente contro le crudeltà inflitte al cavallo, animale prediletto dall’aristocrazia, ma solo dal 1860 l’idea della protezione degli animali si estende a tutti gli animali. In Portogallo fin dal 1834 fu vietata la messa a morte del toro, ma il toro subisce le medesime violenze delle corride tradizionali anche senza la stoccata finale della morte.
    Il mondo culturale spagnolo non ha il coraggio di esporsi apertamente contro la corrida.
    Soltanto i Verdi ed i Repubblicani spagnoli hanno condannato apertamente la tauromachia.





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