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    Balzano per Il Manifesto il referendum in programma in Arizona sulla dimensione delle gabbie per le scrofe

    Gli animali e la loro difesa

    5 novembre 2006 - Enrico Moriconi (Consigliere Regionale Verdi per la Pace in Piemonte Presidente A.V.D.A (Ass. Veterinari Diritti Animali))
    Fonte: www.enricomoriconi.it
    http://www.enricomoriconi.it/html/modules.php?op=modload&name=
    News&file=article&sid=415&mode=thread&order=0&thold=0
    2 novembre

    Marco D’Eramo nell’articolo In Arizona è meglio fare i maiali in prima pagina su Il Manifesto del 27 ottobre, giudica “balzano” il referendum in programma in Arizona sulla dimensione delle gabbie per le scrofe e fa un parallelo tra la percentuale di cittadini dell’Arizona che pensa sia bene allargare le gabbie, e quindi migliorare un poco la loro situazione, e quella di coloro che sono favorevoli a misure punitive contro i clandestini, constatando che la percentuale è la stessa...

    Non è la prima volta che il Manifesto si esprime sulle tematiche che riguardano gli animali in maniera non molto chiara e purtroppo questo articolo non fa eccezione.

    Francamente non si può essere d’accordo con una simile interpretazione, in quanto dimostra un atteggiamento fondamentalmente specista per cui considerare i problemi degli animali rimane un atteggiamento per lo meno bizzarro, appunto “balzano”. Oppure che chi si preoccupa dei problemi degli animali è poi insensibile di fronte a quelli delle persone.

    Che i cittadini dell’Arizona siano da condannare per i loro atteggiamenti razzisti è fuor di dubbio ma che si ricorra all’ironia di un parallelismo “diritti animali - diritti degli immigrati” non fa onore all’intelligenza dei redattori de Il Manifesto.
    Tra l’altro penso che alla redazione non sarà sfuggito che negli ultimi anni l’atteggiamento anti specista, che ritiene giusto tutelare anche i diritti degli animali diversi dall’uomo, è una conquista dello stesso mondo politico alternativo e che anche nella sinistra radicale queste posizioni sono ben rappresentate.

    Peraltro le condizioni in cui “vivono” gli animali nei grandi allevamenti intensivi sono veramente pessime: chiusi per tutta la vita in una stretta gabbia o schiacciati a decine in un piccolo box, con i piedi immersi nelle proprie feci e urine nelle quali sono costretti a rotolarsi per trovare un po’ di refrigerio in estate, riempiti di sostanze chimiche.

    Questo referendum è un segnale, seppur minimo e timido (le gabbie dovrebbero essere aperte e non allargate come ci dice il filosofo americano Tom Regan), che anche tra gli americani, divoratori di animali, si sta insinuando il dubbio se sia lecito fare agli animali qualsiasi cosa per il maggior profitto degli allevatori.

    Che poi di questo si tratta e cioè di condizioni “disumane” in cui sono costretti a “produrre” umani e non umani per il profitto di pochi.

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