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    "Monitoraggi" sull’influenza aviaria per l’abbattimento degli uccelli selvatici

    E con l’inverno ricomincia la strage degli innocenti

    16 novembre 2006 - Oscar Grazioli


    Ci risiamo. Non sono ancora arrivati i primi freddi che ricomincia la mattanza e si profilano all’orizzonte i famosi monitoraggi sull’influenza aviaria degli uccelli selvatici, dove per “monitoraggio” si intende poi l’abbattimento di animali innocenti e perfettamente sani, allo scopo di indagare se nel loro corpo c’è qualche fantomatico virus.

    Ricordiamo la spedizione punitiva dell’anno scorso, quando l’Istituto Nazionale per la Fauna selvatica, in accordo con alcuni servizi veterinari della regione Puglia, pretendeva di monitorare la popolazione dei cigni selvatici, sparandogli a volontà nelle penne.
    Si rinnova l’eterno e mai risolto quesito. Se gli uccelli selvatici albergano il terribile virus influenzale e vanno sparati, pardon monitorati per questo, non rappresentano un temibile pericolo per i cacciatori e loro consorti che ne maneggiano cadaveri, li “pelano” e li sviscerano, sporcandosi di sangue, per tramutarli in arrosto con salsa d’arancia? Adesso che è arrivato il parere del centro di Riferimento per l’Influenza Aviare i germani reali di Grosseto hanno i giorni contati. Li aspetta la “dolce morte”. Beh, dolce mica tanto.
    La Lipu di Parma denuncia i calci, i maltrattamenti, le ore, stipati in gabbie anguste, in attesa di essere gassati, mentre i “ribelli”, quelli fuggiti o messi in acqua, ad attirare i fratelli, vengono presi a fucilate che spezzano ali, zampe, staccano teste, dilaniano colli. Altro che eutanasia.

    Che il virus influenzale viaggi in alcune specie di uccelli selvatici, come le anatre e i trampolieri, è noto, ma è anche noto che questi animali non patiscono alcun danno, di solito, a causa dell’infezione, mentre il reale pericolo sta negli allevamenti intensivi dove uccelli e maiali, ammassati senza spazio vitale disponibile, si trasformano in un micidiale serbatoio capace di rimescolare il patrimonio genetico del virus, provocandone quella temuta mutazione, che già una volta durante l’epidemia di Spagnola ha falcidiato il paese.

    Ancora una volta il pericolo non viene dalla natura, ma dall’uso dissennato e barbaro che l’uomo fa di essa. Se la valutazione stesse nelle mani di un alieno, sono certo che il suo augurio, per il “nostro” pianeta, sarebbe quello di vedere scomparire improvvisamente la specie umana ad opera di un evento catastrofico.
    Tutta salute per la natura della Terra. Con tanti auguri da Giove.

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