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    Influenza aviaria a rischio pandemia. Sott'accusa ci sono ancora una volta i moderni "Megacarnifici" planetari conseguenza dell’abnorme richiesta di prodotti animali

    Una tragedia non solo per i polli

    1 febbraio 2004 - Davide Ranzini

    influenza polli Quali possano essere in un prossimo futuro i suoi sviluppi è difficile prevedere. Certo è che si tratta di una delle più gravi emergenze sanitarie degli ultimi anni riguardanti gli animali e che ormai periodicamente, in un crescendo sempre più drammatico, colpiscono anche l'uomo ogni volta con maggiore virulenza.
    Dopo la crisi di “mucca pazza” (senza dimenticare: lingua blu, listeriosi, brucellosi, polli alla diossina, peste suina, escherichia coli, salmonella, batteri negli hamburger ecc.), della quale si scoprono quasi quotidianamente nuovi casi da una estremità all’altra del pianeta (ultimo in ordine di tempo è stato il primo caso di BSE scoperto negli Stati Uniti nel dicembre scorso), oggi è di nuovo la volta dell’influenza aviaria, detta anche influenza dei polli.
    Un’epidemia che si sta diffondendo troppo in fretta perché possa essere sottovalutata” ha detto la settimana scorsa Peter Cordingley, portavoce regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sollecitando la comunità internazionale a cercare una cura, prima che la situazione possa sfuggire di mano. Ma già da ora gli esperti si domandano dove si riaffaccerà la malattia, dopo essere comparsa, in gran parte del Sud est asiatico: Thailandia, Taiwan, Corea sud, Cambogia, Giappone e Cina; perché è incontestabile come ha rilevato in questi giorni anche il rappresentante della Fao in Vietnam, Anton Rychener, che il virus H5N1 si sta diffondendo molto velocemente.

    Fino ad oggi, le vittime tra cui due bambini, sono state una decina, mentre per sopprimere i focolai dell1infezione è in atto una vera e propria mattanza di milioni di polli e galline, “buttati in grandi sacchi e scaraventati vivi in profonde fosse, per essere poi ricoperti di calce”, come ha riferito Roger Lohanan, presidente della Thai Society, una associazione locale dei diritti degli animali, in un'intervista al quotidiano inglese The Nation. In Thailandia, uno dei principali esportatori al mondo di pollame, l1emergenza è così grave che sono state impiegate anche diverse unità dell’esercito e addirittura alcune centinaia di detenuti. Secondo l1inviato del Corriere della Sera Luigi Offeddu: “La previsione finale sarà di trenta milioni di “vittime alate”, con cinque mesi di blocco delle esportazioni”. Il virus H5N1 responsabile della diffusione dell'epidemia è uno dei 15 sottotipi di una particolare forma di influenza che provoca nel pollame un'elevata mortalità ed è inoltre la prima forma di influenza aviaria che dal 1997 ha colpito la popolazione umana. Infatti, in quell'anno a Hong Kong i contagiati furono 18, i morti sei. L'origine dell'agente patogeno fu localizzata in una provincia della Cina meridionale con forte produzione di animali venduti vivi nei mercati. Altri sottotipi dell'influenza dei polli, H7N7 e H9N2, sono comparsi in diverse occasioni in altri paesi orientali, ma senza fare vittime. I malati hanno avuto leggere manifestazioni influenzali.

    L' Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che “Si tratta di una grave minaccia mondiale per la salute umana”, perché teme in particolare, che questa influenza possa trasformarsi in breve tempo in un attivo e letale patogeno degli esseri umani. Vale a dire, che il virus può mutare e diventare trasmissibile da uomo a uomo, dato che al momento lo è solo da animale a uomo. Questa la cronaca fino alla settimana scorsa, quando i maggiori massmedia nazionali ci hanno riferito con dovizia di particolari sull1evolversi della drammatica situazione, evitando accuratamente però come sempre, tranne in qualche rarissimo, ma poco incisivo caso (come Eugenia Tognotti su La Stampa del 28 gennaio), di denunciare le vere cause di questo terribile disastro sanitario. Cioè di affermare, senza perifrasi, l’assoluta ed unica responsabilità dell’uomo e del suo aberrante sistema produttivo. Una vera follia che dalla metà del secolo scorso, ammassando in condizioni brutali miliardi di animali in allevamenti-lager, ha innescato delle vere e proprie bombe biologiche per le quali può bastare un piccolo incidente o un effetto imprevedibile per causare un danno inimmaginabile. Ed è proprio quello che è successo nei giorni scorsi.

    “L’uomo ammucchiando quantità iperboliche di animali della stessa specie, ha innescato un pericoloso circuito biologico che si regge su equilibri delicatissimi. La superproduzione, gli stress e le carenze nutrizionali costituiscono quei fattori estrinseci che portano a una immunosoppressione. Allo stesso tempo contribuiscono molti farmaci ampiamente utilizzati a scopo terapeutico, profilattico o auxinico. Infine vanno considerate anche quelle patologie ricorrenti di stalla, legate alla scarsa igiene e al mancato rispetto delle comuni norme epidemiologiche. Esse sono determinanti nell1indebolimento delle risposte anticorpali degli animali", scriveva già nel lontano 1991, l'entomologo ed etologo Roberto Marchesini nel suo " Pollo alla diossina o Mucca pazza: cosa si mangia oggi ?”. Più recentemente, nel maggio dello scorso anno, la Lega Antivivisezione (LAV) in un comunicato denunciava come l'allevamento ultra-intensivo di galline fosse da un punto di vista sanitario come "benzina sul fuoco" sia per gli animali sia per i consumatori. Il sovraffollamento - recitava la breve notizia - favorisce l'espandersi di virus e di gravissime patologie: le epidemie di peste aviaria si susseguono in Italia e in Europa con conseguenze gravissime, tanto da essere considerate dagli esperti la Sars europea. Erano riferiti gli ultimi dati raccolti: Nel 1999-2000 in Italia sono stati abbattuti 17 milioni di galline, polli e tacchini. Solo in Olanda, ma anche in Belgio e Germania, il loro numero quest’anno, è stato di 23 milioni, con la morte, il 17 aprile dello scorso anno, anche di un veterinario e con un centinaio di persone in osservazione perché risultate in qualche modo contagiate. Il decesso del veterinario è il secondo caso di trasmissione di un virus specifico aviario, l'H7N7, all'uomo (dopo quello verificatosi a Hong Kong nel 1997). Gli esperti, tra i quali il dottor Fabrizio Pregliasco responsabile del laboratorio influenza e infezioni respiratorie acute dell1Istituto di Virologia dell’Università degli Studi di Milano, prevedono una devastante epidemia di peste aviaria entro il 2017 se non saranno aboliti gli allevamenti intensivi".

    Sott'accusa ci sono ancora una volta i moderni "Megacarnifici" planetari conseguenza dell’abnorme richiesta di prodotti animali. Un iperconsumo generato dalla falsa convinzione che solo una dieta di questo tipo sia sinonimo di benessere e asservito all'imperante logica del profitto globalizzato e senza regole che non lascia alcuno spazio a preoccupazioni di ordine etico ed ecologico. Quando scoppia un caso come quello dell1influenza dei polli è “Come se la natura si vendicasse dell’avidità dell’uomo e dell’ignoranza dei cicli alimentari che stanno alla base della vita” (Giorgio Nebbia, “La violenza delle merci”). Ma questo è un circolo vizioso che continua ad autoalimentarsi e la spietata mattanza in atto non risolverà assolutamente la situazione. “Gli animali sono un tesoro da lungo tempo perduto” afferma lo scrittore Guido Ceronetti.
    Dimenticandosi della loro natura intrinseca e trattandoli come meri oggetti da sfruttare, secondo la concezione cartesiana per cui gli animali sono semplici macchine, automi che non provano né dolore, né piacere, ne alcuna altra cosa, l’uomo li ha imprigionati e annientati in un crudele e degenerato sistema industriale della produzione agro-pastorale.

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