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    L'avreste mai detto che Lewis Carroll, il popolare autore Alice nel Paese delle meraviglie, era un convinto antivivisezionista? In uno scritto sulla vivisezione lo scrittore ingaggia un botta e risposta coi vivisettori dell'epoca.

    Contro la Vivisezione

    Lewis Carroll ed.ETS Pisa 1999
    14 marzo 2004 - Max Comparotto

    "...Alice balzò in piedi, fulminata dal pensiero che non aveva mai visto prima un coniglio nè con un taschino nel panciotto nè con un orologio da tirarne fuori e, morendone di curiosità, prese a inseguirlo attraverso il prato e ebbe la fortuna di fare in tempo a vederlo gettarsi sotto la siepe, dentro una tana grossa così. Subito Alici vi si infilò dentor, senza neppure darsi pena di chiedersi come diavolo avrebbe fatto a uscirne... Roba dell'altro mondo! Ma già, tutto il mondo, oggi, è roba dell'altro mondo!" Charles Lutwidge Dodgson (Lewis Carrol 1832-1898), docente di matematica pura è autore, oltre che del sopra citato "Alice nel paese delle meraviglie", anche del suo seguito "Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò" così come di altri brevi poemetti.

    Quello che invece abbiamo sempre ignorato è il fatto che Lewis Carroll fosse anche tra i promotori di una dura lotta contro la vivisezione nell'Inghilterra vittoriana dei primi dell'800.

    Nel 1824 il fisiologo francese (vivisettore) François Megendie tenne a Londra una serie di lezioni pubbliche durante le quali venivano compiuti esperimenti su animali vivi. In quel periodo la vivisezione in Inghilterra, a differenza che in Francia e Germania, non era ancora una pratica molto comune. Inoltre il periodo vedeva la nascita della prima associazione per la protezione degli animali, pertanto, a differenza di oggi, l'argomento vivisezione veniva affrontato dai giornali come un problema molto sentito dall'opinione pubblica. L'autore di Alice, del coniglio bianco e di tutti gli altri animali che popolano l'unierso fantastico che aveva creato, non si sottrasse dal prendere una seria posizione sull'argomento. Nel 1865 pubblicò un articolo contro la vivisezione "Some Popular Fallacies about vivisection".

    Nello stesso anno su pressione della Regina Vittoria che simpatizzava per il neonato movimento antivivisezionista, furono presentati due progetti di legge per regolamentare la vivisezione. In Italia il pensiero di Carrol sulla vivisezione è stato pubblicato dall'editore ETS a cura di Caterian Ferrari con il titolo "Contro la vivisezione".

    Lewis Carroll cerca di smontare tutte le tesi etiche e morali che i vivisettori gli pongono davanti. Questi tentano di giustificare la sperimentazione animale paragonandola con la caccia, considerata nella società di allora uno sport largamente accettato. Egli invece considera la sofferenza dell'animale vivisezionato di gran lunga superiore a quella di qualsiasi "sport" venatorio e in ogni caso dice: "Probabilmente la sofferenza può valere in larga misura anche per la pesca, per altre forme di sport e specialmente per le partite di caccia, io non ho alcuna difesa da presentare, infatti credo che esse comportino un'enorme crudeltà".

    Purtroppo Carroll non fa il passo successivo nel condannare in maniera determinante anche l'uccisione degli altri animali e si limita a considerare unicamente la loro sofferenza.

    Tuttavia è importante sottolineare quanto egli avesse capito già più di cento anni fa e cioè che la vivisezione non è solo eticamente sbagliata, ma bisognerebbe porsi la domanda di quanto sia davvero utile per il processo scientifico.

    Inoltre Carroll sgretola l'immagine dello scienziato pallido e unicamente votato alla scienza, che "dedica i suoi giorni e le sue notti a una fatica tediosa e ingrata, spinto solo da un'illimitata filantropia". Nella di diverso da oggi, dove il ricercatore compie esperimenti su animali per farne pubblicazioni scientifiche o per interesse puramente economico. In ogni caso per Carroll far soffrire un animale è sbagliato al di là dell'utilitarismo filosofico di Bentham. Secondo lui, così come secondo il pensiero filosofico di Kant, si tratta di un atto inumano che non dovrebbe dicpendere dalle decisioni di poche persone. Al contrario il problema della vivisezione dovrebbe essere affrontato da tutte le persone normali. Già normali, perchè l'autore di Alice considerava i vivisettori dei sadici insensibili al dolore e dunque persone pericoloso. Di fronte alle affermazioni dei vivisettori secondo cui la pratica della vivisezione non sarà mai estesa al punto da includere soggetti umani, Lewis Carroll risponde che è nel loro interesse vedere un giorno la possibilità che "... si potrà esigere come soggetti leciti per la sperimentazione, prima i nostri criminali condannati, poi, forse, i ricoverati dei nostri asili per incurabili, quindi il demente senza speranza, il malato nell'ospedale per indigenti e in generale colui che è senza soccorso".

    Precursore dei tempi a venire l'autore di Alice si immedesima nella vittima: "raccogliendo allora tutte le tue forze per un'ultima disperata implorazione, lo supplicherai come untuo simile, e con angosciata invocazione di misericordia cercherai di svegliare qualche barlume di compassione in quel gelido cuore? Misericordia! Avrebbe più senso chiederla alla macina del mulino".

    Note:

    Lewis Caroll ed.ETS

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