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    Sentenza della Cassazione: «Si tratta di un reato anche in assenza di lesioni fisiche. Gli animali sono senzienti»

    Una pedata al cane costa 5mila euro

    18 marzo 2004 - Oscar Grazioli
    Fonte: Libero del 17 marzo '04

    Un paio d'anni fa, se ricordo bene, commentavo con queste parole una sentenza originale della Cassazione. «Questa ha le palle». Mi riferivo allora alla sentenza che aveva definitivamente condannato il proprietario di un cane perché il quadrupede aveva morsicato una bambina. L'originalità della sentenza stava nel fatto che il cane era in un giardino privato, regolarmente recintato con rete alta due metri e legato alla catena. Ora, pare che l'infante fosse un tantino dispettosa e avesse l'abitudine di stuzzicare il cane con quelle piccole cattiverie di cui i bambini sono talvolta veri maestri. Fatto sta che dai una volta, dai due, il cane se l'è legata alla coda e, appena la piccola ha premuto faccia e mani contro la recinzione metallica ha pensato bene di vendicarsi nell'unico modo che i cani conoscono: morsicandola. I cani devono essere messi in condizioni di non mordere, è ovvio, ma a tutto c'è un limite. La Corte ha sentenziato, in buona sostanza, che se un cane morde è sempre responsabilità del suo proprietario. Forse i tempi sono veramente cambiati, forse le tante iniziative politiche (domani alla Camera si discute degli "Animali nella Costituzione"), sotto la spinta di una popolazione sempre più attenta alle
    tematiche del benessere animale, hanno finalmente cambiato la rotta di chi ci guida. Con la sentenza n. 46291 la Corte di Cassazione sentenzia che è un reato puni- bile dare una pedata a un cane. Qualcuno potrebbe eccepire: «Bella forza! È ovvio che dare un calcio, magari immotivato, a un cane è un reato». Beh, non è così semplice. Si tenga conto che cani e gatti solo da pochi mesi sono ritenuti animali "senzienti". Fino a poco tempo fa, ma ancora oggi per la nuda e cruda legislazione, gli animali sono nulla più che merce, paragonabili a viti e bulloni. E converrete con me che dare un calcio a una vite che non stringe, non solo è consentito, ma forse benedetto, a meno che la bestemmia non accompagni la pedata. Da oggi invece dare una pedata a un cane può costare caro, anche se (e qui sta l'importanza della sentenza) non è stata procurata una lesione fisica. Secondo la Suprema Corte dunque per parlare di maltrattamenti agli animali non è necessario che agli stessi vengano procurate lesioni fisiche evidenti, ma è sufficiente che essi siano messi in condizione di soffrire. Ne dà notizia il sito Dirittoambiente.com. che riporta il caso di un signore di Lipari, il quale era accusato di aver dato un calcio al cane di una sua concittadina per costringerla a farsi da lui vedere. L'imputato, conclude dunque la Corte, incrudeliva contro il cane per futili motivi e la mancanza di ferite non giustifica la sofferenza di animali ritenuti esseri viventi, capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità. Ergo, «imputato si alzi e tiri fuori 5000 euro senza fiatare, che già le va bene così». E brava la Corte Suprema, aggiungiamo noi. Già precedentemente c'erano state alcune sentenze, sempre da parte della Cassazione, che avevano introdotto il concetto di sofferenza in animali capaci di percepire dolore non solo fisico ma anche psichico. Già nel "99 veniva giudicato reato l'avere lasciato un cane nell'auto- mobile, anche se in zona ombreggiata e con i finestrini non completamente chiusi". Evidentemente la misura non era servita a molto, visto che il cane morì per colpo di calore. Ancora nel 2000 la Corte sentenziò trattarsi di reato l'abbandono in un giardino di due gattini morti poi d'inedia, in quanto "gli animali sono autonomi esseri viventi, dotati di propria sensibilità". Questa volta non ci sono morti né feriti, per fortuna. Ci sono solo calci ripetuti rifilati a un cane perché la sua padrona si facesse vedere. Ma spasimante focoso di amor pervaso, dico io, non era meglio un colpo di telefono, due urla o un mazzo di rose?

    Le sentenze più recenti in difesa degli amici a quattro zampe.
    24 giugno 1999, responsabilità colpevole Muore un cane lasciato in macchina all' ombra
    e con i finestrini socchiusi. La Corte sentenzia che si tratta di
    responsabilità colpevole e quindi è reato. 10 luglio 2000, reato d'abbandono
    La Cassazione giudica reato l'abbandono di due gattini, poi morti d'inedia,
    in un giardino privato. 12 novembre 2002, violenza inutile Un giudice aveva
    escluso il reato nel caso di un imputato che aveva percosso il suo cane
    perché molestava il vicinato abbaiando. La Cassazione dà torto al giudice e
    sentenzia trattarsi di reato in quanto il comportamento poteva essere
    corretto senza violenza fisica.

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