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    Vivisezione

    "La vivisezione è una pratica orribile per lei, per me, per tutti quelli che amano e rispettano gli animali"
    28 marzo 2004 - Roberto Gervaso

    La modella australiana Imogen Bailey prende un coniglio in braccio durante uno spot per la campagna sul trattamento etico degli animali (Mark Baker/Ap)

    Caro Signor Gervaso, la Lav (lega antivivisezione) ha lanciato una campagna nazionale per diffondere la conoscenza e l'applicazione della Legge n. 413 sul diritto all'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. La Legge - un vanto per l'Italia, primo Paese al mondo a garantire questo diritto - stabilisce che chiunque dichiari la propria obiezione di coscienza a pratiche connesse con la sperimentazione animale possa essere esonerato dal prenderne parte, senza per questo subire discriminazioni. In Italia sono circa un milione gli animali oggetto di esperimenti. Mi farebbe piacere conoscere il suo pensiero sulla vivisezione, che per me è una pratica orribile.
    Ines Del Piano - Messina

    La vivisezione è una pratica orribile per lei, per me, per tutti quelli che amano e rispettano gli animali. E' un tema che mi pare di aver già trattato, e proprio in questa rubrica, che si avvia a compiere due anni. Ma ci torno volentieri su non solo perché mi sta a cuore, ma anche perché credo che sia mio dovere, di uomo, di cittadino, di giornalista, prendere pubblicamente e vigorosamente la difesa di chi non può difendersi. Gli scienziati, non tutti per fortuna, mi contesteranno e i vivisettori mi tacceranno di oscurantismo, rammaricandosi di non poter dedicare anche a me le loro attenzioni. Ma alle critiche, alle censure, agli anatemi, agli insulti sono abituato: non mi fanno più né caldo né freddo. Io tiro diritto per la mia strada. E tiro diritto perché in buonafede la ritengo quella giusta.
    Non sono uno scienziato e non sono un teologo, ma non posso pensare, e non voglio, che attraverso le sofferenze dell'animale, qualunque esso sia, si possano alleviare quelle dell'uomo. E non posso pensare che non vi siano alternative alla sperimentazione su topi, conigli, gatti, cani, scimmie. La natura vive di equilibri, e di squilibri muore. Non solo ha le sue leggi, le sue regole, i suoi principi, ma ha anche i suoi dogmi e la sua etica. Un'etica che non tollera trasgressioni e profanazioni. Un'etica cui nulla sfugge e che condanna, punendolo con spietate ed esemplari sanzioni, chi palesemente la viola o subdolamente la ignora.
    Se i vivisettori hanno buone ragioni per sottoporre gli animali ai loro esperimenti, in nome della scienza, che non può prescindere dalla morale né trascendere i suoi imperativi, se i vivisettori hanno buone ragioni per fare quel che fanno, io ne ho di ottime per sollevare dubbi sul loro operato. Vorrei solo rivolgere loro alcune domande, liberi, liberissimi di eluderle o soddisfarle.
    E' vero che i gatti vengono regolarmente riciclati perché resistentissimi? E' vero che il curaro blocca i centri motori, ma lascia intatta la sensibilità nervosa? E' vero che la morfina, che induce sonnolenza nell'uomo, sveglia il gatto? E' vero che l'acido cianidrico uccide il primo mentre è un ghiotto aperitivo per rospi, pecore, porcospini? E' vero che la penicillina, che ci salva da mille infezioni, in quarantott'ore fulmina una cavia? E' vero che la tossina botulinica stronca l'uomo e il topo, ma non il gatto? E' vero che l'arsenico, per noi veleno letale, è acqua calda per la pecora? E' vero che l'aspirina, che ci abbassa la febbre e ci allevia il dolore, stronca il gatto? E' vero che la cicuta con cui Socrate si tolse la vita, non avvelena capre né pecore? Forse tutto questo non è vero. O, forse, è vero tutto.
    Non vi dice niente, cari sperimentatori, il nome di Robert White, specialista nel tenere in vita per settimane teste di scimmie senza corpo? Non vi dice niente quello di Claude Bernard, padre della vivisezione moderna, criminale fra i criminali, che osò sentenziare: «Il fisiologo non è un uomo come gli altri... Egli non intende il grido di dolore degli animali, non vede il sangue che scorre, ma solo la sua idea e gli organismi che celano un mistero che egli si prefigge d'indagare... Insegue con piacere un filetto nervoso nelle carni fetenti e livide che per qualsiasi altro uomo sarebbero oggetto di disgusto e di orrore»?
    Questo mostro è diventato un caposcuola di altri mostri. Un suo collaboratore, George Hoggan, disgustato e pentito, lo abbandonò, fondando il primo movimento contro la vivisezione. Implacabile il suo verdetto: «Di tutti gli esperimenti di cui fui testimone, nessuno era giustificato e necessario. Non agivamo per il bene dell'umanità: volevamo semplicemente non farci mettere in ombra dagli sperimentatori rivali». Che altro dire? Niente. Giudicate voi.

    Note:

    atupertu@ilmessaggero.it

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