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    Uno dei testi basilari del pensiero filosofico contemporaneo animalista

    "Teologia animale"

    Andrew Linzey Ed.Cosmopolis
    28 marzo 2004 - Ivàn Della Bella

    Ritengo che il libro di Linzey “Teologia animale” sia uno dei testi basilari del pensiero filosofico contemporaneo animalista, al pari di “Liberazione animale” di Singer e di “I diritti animali” di Regan. Tre testi che da prospettive diverse e, per alcuni versi non sempre in accordo tra loro, sono indispensabili alla formazione del pensiero critico di chi vuole affermare i diritti degli animali non umani. Linzey, teologo docente al Mansfield College di Oxford, ha tutte le credenziali necessarie a parlare di diritti degli animali non umani dal punto di vista della Religione. Proprio questa sua prospettiva teologica dei diritti è essenziale per la formazione culturale dell’animalista contemporaneo, perché permette di affermare a trecentosessanta gradi la validità delle nostre tesi, non solo sul piano etico e filosofico, ma anche su quello religioso, ci fornisce la possibilità di dire che non è vero che nelle Sacre Scritture si conceda all’umano un’indiscriminata possibilità di disporre del creato, e più importante ancora Linzey enuncia tutto questo senza fare ricorso all’antropocentrismo, insomma con Linzey l’antispecismo copre tutti gli aspetti del pensiero.
    Linzey evidenzia le diversità che ci sono tra l’animale umano e l’animale non umano, ed è evidente che ce ne siano, ma come ce ne sono tra cane e gatto per esempio. Nessun sostenitore dei diritti degli animali si è mai sognato di affermare il contrario, come nessun sostenitore dei diritti umani negherebbe l’evidenza del colore della pelle tra uno svedese ed un nigeriano. Quello che l’animalista, e tra questi ci metto a pieno titolo Linzey, sostiene, è che nessuna diversità di pigmentazione o di villosità della pelle, di numero di arti, di sesso e via dicendo può causare diversità del valore che assegniamo a questo essere, e produrre discriminazioni nei suoi confronti. Infatti noi sosteniamo che un umano, un gatto ed un pesce per esempio, sono diversi, non solo per struttura fisica, ma anche per esigenze. Ma quello che gridiamo a gran voce è che nessuno di loro ha diritto ad una diversa considerazione dei propri interessi. Gli interessi sono diversi, ma la considerazione che dobbiamo loro deve essere la stessa.
    Linzey afferma che l’animale umano ha il dovere di aiutare Dio alla liberazione del creato, ma non ha mai affermato che questo gli dia diritti di disporre sulle creature del creato.
    Perchè Linzey assegna questo gravoso compito all’animale umano e non agli altri? Quello che ci importa è appurare che non lo fa per motivi specistici, e a mio giudizio, non lo fa per questi motivi.
    Fra tutti gli esseri viventi, a quanto ne so fino a questo momento, solo l’umano ha la capacità di essere agente morale, per cui a lui solo si può imputare la colpa di errati comportamenti ed a lui solo si può chiedere di agire intenzionalmente a fin di bene.
    L’animale non umano non ha nessuna colpa perché non ha la possibilità di agire intenzionalmente a danno di altri. Quando ciò avviene è perché spinto da necessità per lui vitali, quali possono essere la predazione o la competizione per la riproduzione.
    Linzey parla della nozione cristiana del valore morale della debolezza, ma questo concetto nulla ha da spartire con l’antropocentrismo, né con lo specismo. Facendo riferimento all’esempio di Dio, che trasuda amore e rispetto per il creato e non si è mai sognato di soggiogare alcuna creatura né di asservirla ai suoi voleri (e questo non lo dico io, né è una affermazione di Linzey, ma lo dicono le Sacre Scritture, e chi le ha travisate deve avere il coraggio di accettare una discussione su questi argomenti e dimostrare che non è così), così, per Linzey, l’animale umano che ha la capacità di essere agente morale, ha anche il dovere di seguire l’esempio ed il desiderio del suo creatore e di non schiavizzare le creature non umane, ma semmai farsi “servo di esse”.
    Affermare questo non significa porre l’umano su un gradino più alto, non significa fare una scelta sulla base della specie, quindi è per questi motivi che sono convinto che Linzey non sia né specista né antropocentrista.

    Note:

    http://www.oltrelaspecie.org/linzey.htm

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