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    Se la sperimentazione animale in campo medico è un “errore metodologico”, in campo psichiatrico questo errore è doppio

    "Sperimentazione animale e psiche: Un'analisi critica"

    Stefano Cagno Ed.Cosmopolis
    23 aprile 2004 - Stefano Cagno

    Nel campo scientifico la Medicina rimane una delle materie più arretrate poiché, nonostante i sempre più ricercati sussidi tecnologici, esistono ancora molte questioni irrisolte, sia per quanto riguarda gli aspetti diagnostici che terapeutici. Essendo il progresso nelle materie scientifiche basato sulla ricerca, la spiegazione di tanti insuccessi deve essere cercata proprio in questo campo. Ritengo, infatti, che la Medicina non riesca a progredire come si vorrebbe, perché la ricerca è basata in gran parte su un metodo non scientifico: la sperimentazione animale. Nel tentativo di comprendere i meccanismi biologici che determinano l’insorgenza di una malattia, molti ricercatori inducono artificialmente negli animali condizioni simili, ma mai uguali, a quelle che si riscontrano negli esseri umani. Analogamente, quando deve essere studiata una nuova sostanza che si ritiene possa avere proprietà terapeutiche, prima di somministrarla ai nostri
    simili, viene data agli animali, al fine di valutarne le capacità terapeutiche e l’eventuale tossicità. Ogni specie animale, però, possiede differenti caratteristiche anatomiche, genetiche,biochimiche, fisiologiche e patogeneti- che e quindi, ogni risultato ottenuto su una determinata specie, vale per quella e per nessun’altra. Pertanto i dati ottenuti sugli animali non possono essere considerati predittivi di quanto poi accadrà nell’uomo. Prova di ciò è la necessità, resa obbligatoria anche dalla Legge, di passare alla sperimentazione umana dopo quella animale, prima della commercializzazionedi un nuovo farmaco.
    Se, a causa della sua incapacità di fornire risultati utili per gli esseri umani e per il progresso scientifico il Professor Croce, ha definito la sperimentazione animale in campo medico un “errore metodologico” (Croce P. "Vivisezione o scienza", Calderini Edagricole 2000), in campo psichiatrico questo errore è doppio, poiché alle differenze sopra elencate si aggiunge l’impossibilità di comunicare tra i ricercatori e gli animali. Inoltre, rispetto agli altri campi della medicina esiste un altro aspetto che rende ulteriormente difficile l’interpretazione dei dati ottenuti sugli animali nelle ricerche psichiatriche. Ogni organo svolge la stessa funzione in ogni specie animale, anche se di solito non nello stesso modo. A livello macroscopico esistono elementi di somiglianza, anche se a livello microscopico invece le differenze spesso diventano significative. Questo non vale per il Sistema Nervoso Centrale. Infatti gli esseri umani possiedono
    strutture che sono assenti in tutte le altre specie animali: i lobi frontali. Le funzioni cognitive superiori, e particolarmente complesse, degli esseri umani, sono rese possibili proprio dall’esistenza di queste strutture. Soltanto i primati non umani ne possiedono un abbozzo. Quindi, nel caso delle ricerche sugli animali in campo psichiatrico e psicologico, oltre alle dif-
    ferenze interspeciste, non possiamo valutare e studiare proprio la funzione di quella parte del Sistema Nervoso Centrale che rende gli esseri umani più evoluti dal punto di vista cognitivo rispetto a tutti gli altri animali. Prova di quest’ulteriore difficoltà è l’estrema arretratezza della Psichiatria per quanto riguarda le conoscenze scientifiche, tanto da renderla, pro-
    babilmente, il fanalino di coda tra le specializzazioni mediche. Le considerazioni precedentemente esposte valgono sia nel campo della clinica (psicologia e psicopatologia), sia della terapia (psicofarmacologia). Risulta quindi più razionale l’analisi separata dei modelli animali utilizzati dai ricercatori in questi due campi.Prima di passare alla loro analisi critica, ritengo sia importante presentare un excursus storico della sperimentazione animale, nonché illustrare i modelli impiegati nelle ricerche psicologiche e psichiatriche

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