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    Un libro che lega sapientemente i dati sperimentali ai racconti aneddotici, in cui gli animali, intesi come individui, sono protagonisti di situazioni che ne evidenziano aspetti del comportamento spesso sorprendenti

    "Dalla parte degli animali Etologia della mente e del cuore"

    Marc Bekoff Ed.Franco Muzzio
    5 maggio 2004 - Marc Bekoff

    Introduzione
    Dal punto di vista degli animali, gettando un ponte tra noi e loro

    Ogni mattina presto insieme con Jethro, il mio inseparabile amico, faccio una piacevole e facile passeggiata lungo il Boulder Creek, nei pressi della mia casa in montagna. Quello è "il suo tempo"; io lo seguo e gli lascio fare ciò che vuole. Jethro è un cane di taglia grande, in parte pastore tedesco e in parte rottweiler, che ho avuto la buona sorte di incontrare alla Humane Society di Boulder. È molto pacifico, un'anima fiduciosa, appassionata e ben educata, in pace con se stessa. Jethro è un cane che abbaia poco, ma quando parla conviene ascoltarlo bene, perché i suoi messaggi sono pieni di intuizioni, riguardanti, tra le altre cose, la natura umana. Io lo lascio parlare liberamente, perché, da ultimo, io sono la sua voce (e quella degli altri animali) per ciò che concerne la sua vita e quindi voglio sapere cosa ha da dire. Il suo linguaggio è più ricco e profondo delle semplici parole.

    Molte idee mi vengono la mattina presto, mentre ascolto il canto degli uccelli, l'occasionale ululato di un coyote e l'acqua del Boulder Creek che scorre nelle vicinanze. Spesso compare una famiglia stanziale di volpi, le moffette mi salutano con il loro odore pungente e qualche volta posso osservare i cervi mulo intenti a brucare proprio fuori dalla finestra della cucina. Se sono fortunato, riesco a cogliere l'apparizione fugace di un baribal o di un puma. Cerco di fare in modo che la mia percezione del mondo avvenga attraverso gli occhi, le orecchie e il naso di questi straordinari animali non umani (da qui in poi animali).

    Per andare e tornare dall'università uso la bicicletta e, un giorno, mentre pedalavo verso casa, "tutto mi fu chiaro". Il cerchio si stava chiudendo. Nella circolarità delle cose della vita, tutto stava ritornando a me. Compresi che avevo iniziato a scrivere questo libro da quando avevo quattro anni, o forse già da prima. Sono sempre stato interessato a cosa pensano e sentono gli animali e non ho mai dubitato che avessero una mente e un cervello propri. Da qui il titolo del libro, Dalla parte degli animali. Etologia della mente e del cuore. I miei genitori mi hanno detto che "sono sempre stato dalla parte degli animali" e che non mancavo mai di chiedere loro cosa pensassero i cani. Mio padre ricorda che, una volta, durante un giro con gli sci di fondo, gli chiesi cosa stesse provando una volpe che aveva incrociato il nostro sentiero mentre attraversavamo un lago ghiacciato.

    Nell'espressione "dalla parte degli animali. Etologia della mente e del cuore" riunisco due significati. Il primo si riferisce all'aver cura degli altri animali, al rispettarli per quello che sono, apprezzandone le visioni del mondo e chiedendosi cosa provano e perché. Il secondo trae origine dal fatto che molti animali sono dotati di menti molto attive, in grado di pensare. Spesso sento che Jethro "mi ha a cuore" mentre si dedica alle proprie attività.

    Da quasi trent'anni vivo sulle montagne fuori Boulder, nel Colorado, condividendo con gioia lo spazio circostante con molti amici animali: coyote, puma, volpi, ursoni, procioni, baribal e una grande varietà di uccelli, lucertole, insetti, insieme a molti cani e gatti. Essi sono stati i miei maestri e hanno alleviato i miei affanni. Mi hanno fatto capire che stavano qui prima di me e che io sono una presenza fugace nel loro mondo. Una volta mi sono quasi trovato faccia a faccia con un puma; le volpi hanno giocato proprio di fronte alla porta del mio studio e dalla finestra della cucina ho potuto osservare anche il gioco di orsi adulti e giovani. Queste ed altre esperienze sono state per me una benedizione e se fosse necessario cambierei volentieri il modo in cui vivo per dar spazio ai miei amici.

    Pagina 85
    Rappresentazioni degli animali

    Il modo in cui gli animali vengono rappresentati nella pubblicità, in televisione, nei film, nei libri, negli zoo e sui giornali desta molta preoccupazione. Agli scimpanzé spesso vengono attribuite caratteristiche umane, in particolare la capacità di parlare; vengono vestiti, truccati, imparruccati. Questa pratica è un insulto e non tiene conto del mondo misterioso e fenomenologicamente interessante degli scimpanzé.

    Anche l'immagine dei delfini ha sofferto nelle mani dell'uomo. Si prenda in considerazione Flipper, il famoso delfino (in realtà ci sono stati cinque Flipper) la cui immagine è stata sfruttata per servire scopi umani. Richard O'Barry, il suo primo istruttore, riteneva che Flipper fosse l'invenzione delle centinaia di persone che avevano creato la sua leggenda. La storia che O'Barry racconta nel libro Behind the Dolphin Smile è l'esempio commovente di un uomo che è giunto a comprendere come sia sbagliato tenere i delfini in vasche, che spesso contengono acqua dorata, per sfruttarli a fini commerciali. Lo sfruttamento dell'immagine di Flipper e lo sviluppo degli imponenti e lucrosi business noti come delfinaria si devono alla mentalità in base alla quale si può fare ciò che si vuole di questi meravigliosi animali. Nel solo Regno Unito è stato stimato che dei trecento tursiopi importati e tenuti in cattività più di cento sono morti.

    Un problema è anche la televisione. Elizabeth Paul ha dimostrato che in Gran Bretagna i programmi televisivi appoggiano la nozione secondo cui esiste una gerarchia di animali "superiori" e "inferiori", e gli animali inferiori sono percepiti come esseri che non soffrono quanto quelli superiori. La crudeltà nei confronti dei mammiferi non è tollerata, al contrario di quella verso pesci e invertebrati. Ciò, secondo lei, è dovuto al disagio che gli adulti provano nell'invocare benevolenza nei confronti degli animali, accettando però che vengano uccisi per la nostra alimentazione. Essi non vogliono che i propri figli sappiano che un hamburger è una vacca in un panino - e che la vacca aveva una madre, un padre, fratelli e sorelle. Ma alcuni bambini lo sanno. Lo scomparso Francisco Varela mi ha raccontato che sua figlia piccola non voleva mangiare nessun animale per paura che le madri avrebbero pianto.

    Quando un animale viene mostrato in una situazione che non riflette l'ambiente in cui vive in natura, il messaggio che si dà è sbagliato e impedisce di veicolare la giusta comprensione delle caratteristiche che gli sono proprie. Spesso la pubblicità televisiva fa vedere puma o altri animali per mostrare la comodità o la morbidezza di un divano. Il puma è mostrato al di fuori del proprio contesto come una creatura affettuosa cui fare le coccole, per cui il messaggio che ne deriva non promuove la conoscenza e l'apprezzamento delle sue vere caratteristiche (chi è e come vive). Queste distorsioni veicolano inoltre un quadro falsato del posto occupato dall'essere umano nella natura.

    Il modo in cui gli altri animali sono visti è spesso collegato al grado di somiglianza che essi hanno con gli esseri umani sia nel comportamento sia nell'aspetto, o al grado di conoscenza che si ha di loro. Spesso sugli animali proiettiamo le nostre convinzioni che li rendono gli esseri che noi vogliamo che siano. Molti, per esempio, vedono nei propri animali da compagnia i tratti cui si tiene di più, come la fedeltà, la devozione e l'affetto incondizionato. E quindi li trattano di conseguenza. Le grandi scimmie somigliano ad alcuni di noi e, in conseguenza di questa somiglianza, vengono loro attribuite molte delle nostre caratteristiche. Gli scienziati mostrano una disposizione diversa verso animali della stessa specie a seconda che li incontrino in laboratorio o a casa propria.

    Pagina 99
    Descrivere il comportamento scomponendolo in categorie

    Per apprezzare il comportamento e le vite degli animali è importante sapere cosa fanno e descrivere le varie attività cui prendono parte durante un giorno medio e nel corso dell'anno. In questo paragrafo descriverò i vari aspetti dello studio del comportamento animale. Spero che questa breve presentazione vi sia d'aiuto per capire come gli etologi affrontano il proprio lavoro e possa servirvi da guida se deciderete di compiere degli studi per conto vostro. Non importa quanto potranno essere informali: vi garantisco che saranno divertenti e costituiranno per di più un'esperienza conoscitiva.

    È molto diffusa l'erronea credenza che studiare il comportamento animale sia facile. Coloro che si guadagnano da vivere studiando il comportamento degli animali sanno che gli studi comportamentali sono piuttosto difficili. Gli animali selvatici non lasciano segnali perché il ricercatore li veda: bisogna avere molta pazienza anche in considerazione del fatto che molti animali il 90 per cento del tempo si riposano e "non fanno niente". Inoltre hanno bisogno di tempo per abituarsi alla presenza dei ricercatori. Quando studiammo i coyote nel Grand Teton National Park ci vollero alcuni mesi perché ritornassero a fare quello che facevano prima che arrivassimo al sito di studio. Dato che era una popolazione relativamente poco sfruttata, i coyote all'inizio erano molto curiosi e prudenti, smisero di fare ciò che facevano di solito e presero a osservarci con molta attenzione. Inoltre mantenevano le distanze. Ellen van Krunkelsven e i suoi colleghi scoprirono che il modo migliore di abituare i bonobo selvatici del Congo alla presenza degli osservatori era di avvicinarsi a loro in modo non minaccioso, con discrezione, stando in silenzio e palesando la propria presenza soltanto dopo essersi seduti.

    Gli studi comportamentali di solito cominciano con l'osservazione e la scomposizione in categorie dei pattern comportamentali mostrati dagli animali. Al contrario di quello che affermano gli osservatori non allenati, secondo i quali gli animali eseguono al massimo una manciata di azioni, i cani e altri animali hanno un repertorio comportamentale assai vasto. Io ho scoperto che in un singolo studio sui coyote il numero di azioni diverse che possono essere riconosciute è di cinquanta o più. Stuart Altman nei macachi resi ha elencato più di 120 pattern comportamentali.

    L'osservazione e la descrizione portano generalmente allo sviluppo di un etogramma, un catalogo comportamentale delle azioni che sono state identificate. Le descrizioni comprese in questa lista possono essere basate su informazioni visive (come appare un'azione), sulle caratteristiche acustiche delle vocalizzazioni (frequenza, durata, ampiezza) o sui costituenti chimici degli escreti ghiandolari, delle urine o delle feci. La composizione di un etogramma deve essere fatta con molta attenzione perché esso è un inventario che chiunque deve essere in grado di poter replicare senza commettere errori. Così, se si definisce "inchino" l'azione che i cani compiono quando si flettono sulle zampe anteriori e invitano al gioco (v. capitolo 6), è necessario che altri ricercatori interessati a tale pattern sappiano riconoscerlo e non lo confondano con un'altra azione, per esempio uno stiramento. Non tutti i movimenti sono pattern comportamentali che devono essere categorizzati. Non sarebbe opportuno per esempio far rientrare in alcuna categoria il movimento di un armadillo che venisse trascinato per cinquanta metri lungo l'autostrada da un autocarro lanciato oltre i limiti di velocità. Nella maggior parte degli studi, per riconoscere molte azioni è necessario solo un breve allenamento; l'affidabilità tra studi diversi non è dunque il problema principale.

    Un buon etologo si chiede cosa significa essere l'animale che sta studiando e cerca di capire quali sono i sensi che gli animali utilizzano singolarmente o in combinazione tra loro. È assai improbabile che gli individui appartenenti ad altre specie animali percepiscano la realtà nel modo in cui noi la percepiamo, ed è addirittura improbabile che persino i membri della stessa specie abbiano sempre la stessa percezione della realtà.

    Pagina 182
    Un pot-pourri delle emozioni animali

    Paura
    La paura è l'emozione più facile da trattare. È un'emozione primaria condivisa da animali diversi perché "avere paura" è strettamente correlato alla sopravvivenza dell'individuo. Spesso in natura non esiste una seconda opportunità e l'animale deve eseguire l'azione corretta la prima volta che affronta la situazione di pericolo, sia essa un predatore o un intruso.

    Gli animali quando hanno paura di solito si acquattano, scappano oppure affrontano direttamente la situazione cercando di sopravvivere allo scontro. Alcuni animali come gli opossum restano sul posto completamente immobilizzati, allo scopo di rendersi meno visibili e, forse, sperando per il meglio.

    Spesso si dice che gli animali sentano l'odore della paura. A Jethro piace andare dal veterinario in particolare per sottoporsi ai trattamenti di agopuntura per un'infiammazione che ha al gomito. Ma se prima di lui è stato visitato un cane che ha avuto paura, anche Jethro si mostra titubante e impaurito: invece di scodinzolare con ampi movimenti della coda (facendo cadere in terra tutto ciò che si trova sul tavolo utilizzato dal veterinario per le visite) e puntare le orecchie in avanti in stato di all'erta, tiene la coda abbassata tra le gambe e tira le orecchie indietro. L'odore che scatena la paura è veicolato dalle secrezioni della ghiandola anale del cane precedente. I ratti che abbiano avuto esperienze con i gatti mostrano risposte sintomatiche dello stato di paura quando vengono successivamente esposti all'odore di gatto. Le reazioni innate essenziali per la sopravvivenza dell'individuo sono il frutto dell'evoluzione, della selezione naturale. Quando ci si trova di fronte a un segnale di pericolo non c'è spazio per gli errori.

    Divertimento, felicità e gioco

    Un eccellente esempio di attività da cui gli animali traggono un immenso piacere è il gioco sociale, praticato da molte specie. Il fluire delle attività giocose dà un incredibile senso di libertà. Gli individui vi si immergono totalmente e sembra che il loro scopo non sia altro che quello di giocare; il gioco è un comportamento cosiddetto "autotelico".

    Gli animali cercano attivamente l'occasione di gioco e quando i partner potenziali non rispondono all'invito essi si rivolgono ad altri individui. Se tutti i partner potenziali rifiutano l'invito al gioco, gli individui giocano con gli oggetti oppure inseguono la propria coda. L'attività ludica ha inizio ed è mantenuta da specifici segnali di gioco. La disposizione al gioco è contagiosa e può essere stimolata dalla pura osservazione del gioco altrui. Gli animali cercano attivamente il gioco perché è divertente. Ecco alcuni appunti presi mentre osservavo Jethro giocare con il suo amico Zeke:

    Jethro corre incontro a Zeke, si ferma subito di fronte a lui, si inchina tendendo le zampe anteriori, scodinzola, abbaia, compie un rapido balzo verso di lui, morde la collottola di Zeke e scuote rapidamente la testa da un lato all'altro, cerca di girargli intorno fino alla parte posteriore del corpo, lo monta, salta giù, fa un rapido inchino, lo assale di lato e lo butta giù con un colpo dei fianchi, gli salta sopra, lo morde sul collo e scappa via. Zeke si getta all'inseguimento di Jethro, lo assale alle spalle, gli morde il muso e la collottola scuotendo rapidamente la testa da un lato all'altro. Quindi lottano, separandosi soltanto per alcuni minuti. Jethro lentamente passa sopra Zeke, allunga una zampa verso la sua testa e gli dà morsi piccoli e netti sulle orecchie. Zeke si drizza in piedi, assale Jethro sul dorso, lo morde e lo trattiene con forza per i fianchi. Quindi entrambi cadono a terra e lottano con la bocca. Si inseguono, si rotolano pancia all'aria e giocano.

    Da questa descrizione è più facile ammettere che Jethro e Zeke si stessero divertendo a fare ciò che facevano piuttosto che negarlo. L'idea che giocare sia divertente è suffragata dagli studi sulla neurochimica del gioco. Steve Siviy, che lavora al Gettisburg College, ha dimostrato che la dopamina (e forse anche la serotonina e la norepinefrina) svolge un ruolo importante nella regolazione del gioco; inoltre durante il gioco si attivano ampie aree cerebrali. L'attività dopaminergica aumenta nei ratti che prevedano la possibilità di giocare. Jaak Panksepp ha riscontrato una stretta correlazione tra gioco e oppiacei e sostiene che ai ratti piace essere solleticati per gioco.

    Le scoperte di Siviy e Panksepp lasciano intendere che giocare sia piacevole. Alla luce dei dati ("forti") riguardanti le possibili basi neurochimiche delle diverse disposizioni emotive, in questo caso gioia e piacere, anche gli scettici che negano l'esistenza di emozioni negli animali potrebbero essere più propensi ad accettare l'idea che l'elemento motivante nel comportamento del gioco sia proprio il divertimento.

    Tristezza e prostrazione: gli occhi dicono tutto

    "La luce nei loro occhi semplicemente si spegne, e muoiono". Così scrive Judy McConnery a proposito dei giovani gorilla traumatizzati dalla perdita dei genitori. Molti animali mostrano un dolore profondo per l'assenza o la perdita di un amico intimo o di un individuo che hanno amato. Jane Goodall ci ha offerto la vivida descrizione, riportata all'inizio di questo capitolo, dello stato di prostrazione in cui era caduto Flint, uno scimpanzé di otto anni e mezzo, il quale in seguito alla morte della madre Flo si era allontanato dal gruppo, aveva smesso di mangiare e alla fine era morto.

    Il premio Nobel Konrad Lorenz ha notato che nelle oche lo stato di prostrazione è simile a quello riscontrato nei bambini. Egli scrive:

    Le oche selvatiche che hanno perduto il partner presentano tutti i sintomi che John Bowlby ha osservato nei bambini piccoli e descritto nel suo celebre lavoro Infant Grief (Prostrazione Infantile): gli occhi si infossano nell'orbita, l'individuo appare complessivamente rilasciato, con la testa letteralmente penzoloni.

    Le femmine di leone marino che osservano i propri piccoli mentre vengono divorati dalle orche lanciano grida lugubri e gemono penosamente, addolorate per la perdita. I delfini sono stati visti lottare per proteggere un piccolo morto. Barbara Smuts ha osservato un'antilope africana, Pala, addolorarsi per la perdita di un suo piccolo che era stato ucciso dai babbuini verdi. Pala cacciò via il babbuino che aveva visto nell'atto di mangiare il piccolo e continuò, ritta e immobile, a fissarne i resti di pelle e ossa per tutta la notte. Forse questa veglia silenziosa era il suo modo di piangerlo. Si sono osservati alcuni elefanti montare la guardia per giorni a un piccolo nato morto con la testa e le orecchie abbassate, compiendo lenti movimenti come se fossero depressi. Gli orfani di elefante che hanno assistito all'uccisione delle proprie madri si svegliano nel sonno urlando. Secondo Iain Douglas Hamilton, che ha studiato gli elefanti per oltre quarant'anni ed è autore di Vita con gli elefanti e Battle for the Elephants, non vi è alcun dubbio che le ossa di un cospecifico suscitino negli elefanti un comportamento diverso da quello che essi mostrano nei confronti delle ossa di individui appartenenti ad altre specie.

    L'amore è una cosa meravigliosa e diversificata

    Tra gli animali l'amore si manifesta in varie forme. Due attività cui essi si dedicano con regolarità sono il corteggiamento e l'accoppiamento. Sembra che molti animali si innamorino l'uno dell'altro proprio come fanno gli esseri umani. In molte specie l'amore tra i potenziali partner nasce lentamente, come se uno o ambedue i membri della coppia dovessero provare il proprio valore all'altro prima che la relazione possa essere consumata. Anche nei pesci gli individui si comportano come se potessero innamorarsi. Lee Dugatkin ha osservato l'"amore nei guppy". Quando una femmina è nelle vicinanze il comportamento dei maschi cambia: in risposta a un predatore, essi diventano audaci, perché le femmine trovano i maschi audaci più attraenti. Sembra quasi che i maschi vogliano rischiare tutto per amore.

    Bernd Würsig ha descritto il corteggiamento nelle balene franche australi al largo delle coste della penisola Valdés (Argentina). Due individui chiamati Aphro (la femmina) e Butch (il maschio) durante il corteggiamento si toccavano continuamente le pinne, iniziando con esse un lento movimento carezzevole; quindi si rivoltarono l'uno verso l'altra e per un breve lasso di tempo serrarono entrambi le pinne come in un abbraccio. Dopo aver riacquistato la posizione a dorso in su l'uno accanto all'altra, si allontanarono nuotando vicini, toccandosi, emergendo in superficie e immergendosi all'unisono. Per tutto il tempo in cui Würsig li seguì, circa un'ora, Aphro e Butch continuarono il loro viaggio a stretto contatto. Lo studioso ritiene che tra le due balene fosse nata una forte attrazione e che mentre si allontanavano provassero quello stato di "felicità" che sopraggiunge dopo aver vissuto un'emozione piacevole. Würsig si chiese se questo non potesse essere definito un amore tra giganti. Il comportamento di Aphro e Butch somigliava a ciò che negli animali con i quali si ha maggiore familiarità viene definito "amore".

    Fra gli uomini, molte cose passano per amore e non lo sono, eppure nessuno sarebbe disposto a negarne l'esistenza o avrebbe dubbi sul fatto che gli esseri umani sono capaci di innamorarsi. È improbabile che l'amore romantico (o qualsiasi altra emozione) sia apparso la prima volta negli esseri umani senza alcun precursore evolutivo negli animali. Infatti gli animali hanno gli stessi sistemi cerebrali che negli esseri umani sono implicati nel sentimento amoroso (o in altre emozioni) e omologhi substrati neurochimici. La presenza di queste vie nervose lascia supporre che se gli esseri umani possono provare l'amore romantico, allora almeno alcuni altri animali possono allo stesso modo sperimentare questa emozione.

    L'amore nei cani

    I cani possono essere i nostri amici migliori, come tutti sappiamo, ma possono esserlo anche tra di loro. Tika e il suo compagno Kobuk, due cani eschimesi, dopo aver allevato insieme otto cucciolate stavano trascorrendo gli anni della vecchiaia insieme ad Anne Bekoff. Kobuk era un cane simpatico e vivace che chiedeva continuamente attenzione; era sempre pronto a far capire quando voleva una grattatina sulla pancia o una strapazzata alle orecchie; era anche piuttosto rumoroso e, con il suo ululare, si faceva strada nel cuore di tutti. Tika era più calma e piuttosto discreta. Se qualcuno provava a grattarle la pancia o le orecchie, Kobuk si intrufolava al suo posto. Tika sapeva che non poteva mangiare se il cibo non era sufficientemente lontano dalla portata di Kobuk. Se le capitava di intralciare la strada a Kobuk quando lui voleva uscire, Kobuk di regola la travolgeva, scavalcandola per raggiungere con foga la porta. Negli anni che trascorsero insieme, Tika e Kobuk impararono ad appianare le loro differenze.

    Ma le cose erano destinate a cambiare. Un giorno, sulla gamba di Tika comparve un piccolo gonfiore che fu diagnosticato come tumore maligno. Tutto a un tratto il comportamento di Kobuk cambiò. Divenne mesto e non voleva allontanarsi da Tika. E quando le fu amputata la zampa e Tika iniziò ad avere problemi locomotori, Kobuk mostrò i segni della sua preoccupazione per lei. Smise di intrufolarsi al suo posto e non gli importava neanche che a Tika fosse concesso di salire sul letto senza di lui.

    Circa due settimane dopo l'operazione, Kobuk svegliò Anne nel mezzo della notte, nel modo che gli era solito quando aveva davvero bisogno di uscire. Tika era in un'altra stanza e Kobuk corse da lei. Anne si alzò e li condusse fuori, ma entrambi non fecero altro che stendersi sul prato. Anne udì che Tika guaiva sommessamente e si accorse che il suo ventre era gonfio e ingrossato. Tika stava per avere un collasso, ma il veterinario la operò e riuscì a salvarle la vita. Se Kobuk non avesse portato Anne da Tika, Tika quasi certamente sarebbe morta. Tika guarì e Kobuk tornò ad essere prepotente come prima, anche se Tika camminava su tre zampe. Ma ora Anne sapeva ciò che Tika aveva sempre saputo: che Kobuk sarebbe stato lì, per lei, ogni volta che Tika ne avesse avuto bisogno.

    Pagina 293
    Dalla parte degli animali: chiudere il cerchio

    Uno dei modi migliori per ricongiungerci alla natura è studiare il comportamento degli animali, gli esseri superbi e misteriosi con i quali condividiamo questo splendido pianeta. La comprensione profonda e l'apprezzamento dei nostri amici animali, di chi essi sono nei rispettivi mondi, sarà di aiuto a loro e anche a noi: questo è il motivo per il quale sottolineo quanto sia importante "stare dalla parte degli animali". Io amo i miei amici animali, che così generosamente condividono con me la loro visione del mondo, quando passeggio nei dintorni della mia casa in montagna o li studio mentre giocano tra di loro, o con amore proteggono e hanno cura dei propri piccoli. Ricordo con molto calore gli incontri con la fauna avuti insieme a mio padre cinquant'anni fa in Pennsylvania; ricordo come fummo sopraffatti dalla bellezza e dallo splendore di una piccola e agile volpe che vedemmo correre davanti a noi mentre percorrevamo un itinerario con gli sci.

    È eccitante studiare e riflettere sulla diversità e il mistero delle vite degli animali, sulle differenze individuali nelle loro personalità: ognuno di questi esseri è magico e ispira una meraviglia mista a timore reverenziale. Cercare di comprendere ciò che accade nelle loro menti mantiene viva la mia attenzione e mi richiede che io la dedichi interamente a loro, che io sia attento a ciò che essi sono. Non riesco a pensare a un altro modo in cui trascorrere il tempo, considero una fortuna e una benedizione essermi potuto guadagnare da vivere osservando il comportamento degli animali. In molti casi, possiamo acquisire conoscenze sui nostri parenti animali semplicemente osservandoli mentre viviamo la nostra routine, mentre sediamo al tavolo da pranzo, portiamo il cane a passeggio, andiamo in bicicletta o facciamo escursioni. Osservare una madre pettirosso mentre nutre i suoi piccoli pigolanti, o due cani che si salutano come amici roteando le code come mulinelli, è tutto ciò di cui ho bisogno per rendere ancora migliore una lieta giornata. Gli animali mi aiutano continuamente ad affrontare il "grande" problema del mio posto in questo universo sconfinato e interconnesso. Il ricongiungimento con la natura può aiutarci a superare l'alienazione e la solitudine.

    Una scienza forte può essere guidata dal fine accordo del nostro cuore, può essere realizzata anche cambiando i nostri modi di agire, perché molte sono le vie della conoscenza. Saturare la scienza di spirito, compassione, umiltà, grazia e amore può aiutarci ad armonizzarla con la natura e a rendere entrambe un intero unificato. In questo modo la magnificenza della natura, la cacofonia della sua profonda e ricca sensualità, saranno preservate e rispettate, apprezzate e amate.

    Note:

    *Marc Bekoff è professore di biologia organismica all'università del Colorado. I suoi principali campi di indagine comprendono l'etologia classica e cognitivista e l'ecologia comportamentale, ma ha dedicato una parte considerevole della propria attività anche al tema dei diritti animali.
    Per i suoi fondamentali contributi scientifici nel campo del comportamento animale è stato di recente insignito dell'Exemplar Award dell'Animal Behavior Society.
    Tradotto in diverse lingue, ha al suo attivo più di 175 pubblicazioni scientifiche e molti libri, tra cui:
    Il pensiero animale (McGraw-HiIl, 1998)
    Insieme ai nostri amici animali. Per imparare a rispettarli (Adnkronos Libri, 2001).

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