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    Scandali bestiali il fallimento del parco di Fuordigrotta

    Nelle gabbie degli orrori

    Maltrattati, svenduti, scomparsi. Così, in attesa di cambiare casa,
    sopravvivono (o muoiono) gli animali dello zoo di Napoli
    10 maggio 2004 - Giorgio Sturlese Tosi
    Fonte: Panorama on line
    - 10 maggio 2004

    I guardiani hanno un nuovo compito: vigilare su chi vuole rubare la giraffa o l'elefante indiano. Lo zoo di Napoli è fallito nel settembre scorso e alcuni creditori vorrebbero allungare le mani sugli esemplari più costosi per metterli all'asta. E mentre le inchieste si accavallano gli animali muoiono. Per colpa della burocrazia e di qualcuno che vuole ostacolare le procedure.
    I documenti della società fallita Giardino zoologico svolazzano fra indagini e istruttorie. Prima quella del tribunale fallimentare, chiamato a fare chiarezza su una gestione disgraziata e a dare una sistemazione alternativa agli animali. Con non pochi problemi.
    Molti degli animali, come felini, pitoni, iguane e pappagalli, sono stati affidati in custodia allo zoo perché posti sotto sequestro. E il Corpo forestale dello Stato, responsabile della vigilanza, ha serie difficoltà a recuperare tutti i fascicoli giudiziari prima di poter trasferire gli ospiti. Un'altra inchiesta aperta è quella per maltrattamenti avviata dalla procura a seguito delle denunce degli animalisti. A complicare le cose, due settimane fa, il misterioso furto di un computer negli uffici dello zoo che getta nuove ombre sulla vicenda: nell'hard disk erano contenute informazioni anagrafiche sugli animali, che permettevano di stabilirne l'età, la provenienza e le condizioni di salute. In pratica il loro valore commerciale. Intanto, sulle condizioni degli ospiti dello zoo e sulle troppe morti indaga il Corpo forestale. «Abbiamo registrato un numero di decessi che» conferma
    il dirigente Ugo Mereu «supera quello fisiologico di uno zoo. Anche se la Asl di Napoli sostiene di non aver riscontrato alcuna grave irregolarità». Mereu si dice pronto a segnalare eventuali responsabilità alla magistratura. La situazione all'interno delle gabbie peggiora di giorno in giorno.
    Le associazioni di animalisti litigano per ottenere l'ambito incarico di trovare strutture adatte a ospitare gli animali; il Corpo forestale ha sorpreso e bloccato un trasferimento non autorizzato di 40 istrici; i guardiani dello zoo, che si sono costituiti in cooperativa dopo il fallimento, vedranno scadere il loro incarico in autunno; infine, l'associazione Nata libera, a cui il tribunale ha affidato il trasporto degli erbivori, lamenta difficoltà finanziarie. A lanciare l'ennesimo grido d'allarme, fra le tante sigle, è l'associazione Animalisti italiani. Il suo direttore, Ilaria Ferri, lamenta soprattutto «la
    mancanza di trasparenza nella gestione di questa fase, assai delicata per gli animali». Stefano Apuzzo, portavoce dell'associazione Gaia che su internet ha lanciato un sondaggio sulla chiusura degli zoo italiani, si dice «scandalizzato che due città come Roma e Napoli tengano ancora aperte queste carceri a vita per
    innocenti».

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