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    Cavalli, viaggio dell’orrore «In Europa senza controlli»

    Ammassati sotto il sole alla frontiera ungherese Basta una mancia per evitare la visita veterinaria
    24 maggio 2004 - Emilio Nessi


    NAGYLAK (Frontiera ungaro-romena) - Una lunghissima fila di autotreni stracarichi si snoda sul nastro d’asfalto al confine romeno sulla porta dell’Unione Europea. L’attesa per entrare da Nadlak è snervante. Gli automezzi aspettano da ore di passare attraverso l’unico varco disponibile. Trasportano merci, ma anche animali vivi. Cavalli, soprattutto. Sotto un sole cocente. Per loro c’è una specie di corsia preferenziale. O meglio un balzello supplementare, una tangente. Costo: 25 euro. Da versare brevi manu , senza troppi sotterfugi, a un agente di polizia di frontiera romeno. E’ la prima scorciatoia, che segna anche l’inizio dell’odissea di centinaia di animali destinati ai macelli di mezza Europa. Anche in Italia. Ma è sul piazzale interno della dogana ungherese che cavalli, mucche, maiali, pecore e merci devono seguire la stessa trafila burocratica. In un caldo opprimente, l’aria risuona solo dei muggiti, dei belati, dei nitriti di cavalli, vitelli, mucche, agnelli e pecore stressati dalla sosta prolungata. Un autotreno con un carico di 29 cavalli proveniente da Arad (Romania) è fermo da quattro ore. Destinazione Bari. Gli animali sono irrequieti, scalciano, si spingono. Alcuni stalloni cercano di farsi largo verso le femmine. Qualcuno cade e viene calpestato. Le pareti del cassone ondeggiano, le paratie scricchiolano. Non è la prima volta che accade. I «carichi della morte» viaggiano ogni settimana. I volontari dell’associazione Animal’s Angel, che da giorni sono al confine per controllare il benessere degli animali, vengono fermati e privati per qualche ora dei passaporti. La loro colpa è di aver fotografato le pessime condizioni dei cavalli «parcheggiati» sotto il sole. Gli animalisti chiedono per due volte l’intervento del veterinario. Senza successo. «Il controllo avviene più tardi in due stalle attrezzate e non sul piazzale delle dogane. Qui gli uffici controllano solo i documenti», spiegherà il veterinario Bruno Fiorito, inviato dal nostro Ministero della Salute per aiutare i colleghi ungheresi in questa prima fase dell’allargamento a Est della Ue.
    Finalmente i primi due autotreni vengono scortati alle stalle. Strutture nuovissime sorte in questi ultimi mesi, che distano un paio di chilometri dalla dogana. Qui tutti gli animali sono fatti scendere e sottoposti a un attento controllo veterinario. Il pavimento della struttura, realizzato in cemento, è scivoloso. Molti animali cadono, con il rischio di fratturarsi le zampe. Operai e veterinari, indosso camici bianchi, guidano con delicatezza i vari esemplari nei box per essere foraggiati, abbeverati e controllati. Al termine degli accertamenti (la cifra da pagare varia dai 400 agli 800 euro, a seconda dell’orario d’ingresso), i cavalli vengono ricaricati sugli automezzi pronti per il lungo viaggio verso la destinazione finale. Nei primi mesi di quest’anno sono transitati circa 6.000 cavalli.
    Ma nonostante l’impegno della missione italiana, questi controlli sembrano soprattutto una messinscena. Perché gran parte dei capi riesce a evitarli, grazie alle solite «scorciatoie» balcaniche. Gli autotreni transitano senza soste e senza controllo, gli animali non vengono fatti scendere per le visite veterinarie. Soprattutto di notte. Eppure la direttiva Cee 91/496 impone che il «controllo d’identità» venga eseguito per ciascun animale. Inoltre «è fatto obbligo che il veterinario ufficiale (al posto di frontiera prestano servizio 17 veterinari in vari turni, nda ) esegua un esame fisico su tutti i capi e si assicuri che gli animali in questione vengano scaricati al posto di ispezione frontaliero in sua presenza».
    Tutto questo non avviene. Gli autisti hanno una tabella di marcia da rispettare. Meglio ripartire in fretta. Gli animali soffrono? Non importa. I mattatoi non aspettano. E per guadagnare tempo vale la pena di «passare» 25 euro al doganiere di turno.

    Note:

    Dalla Romania all’Italia, lo stop a Gorizia solo dopo la denuncia: nessun rispetto delle pause imposte dalla legge

    IN VIAGGIO DA NADLAK A GORIZIA - Su uno degli zoccoli c’è la sigla S: slaughter in inglese, che significa macellare. Sono ammassati, i 29 cavalli protagonisti di questo lungo viaggio iniziato ad Arad, in Romania, giovedì scorso, con destinazione Bari (duemila chilometri da fare in 24 ore, nelle intenzioni del camionista). Da anni la Lega antivivisezione si batte per far sì che questi trasporti siano in regola con le norme sul benessere degli animali. Ma il più delle volte i viaggi sono un inferno. Ne abbiamo seguito uno. Da Arad alla frontiera ungherese il cammino è breve. Espletata la lunga trafila burocratica si riparte verso le 18. Un centinaio di chilometri dopo, nella cittadina di Kistelek, c’è la prima fermata nel parcheggio di un ristorante. Nel silenzio si sentono solo i nitriti degli animali e il rumore degli zoccoli sbattuti contro le sponde in alluminio del Tir. Gli stalloni sono legati mentre i puledri, ammassati gli uni agli altri, sono liberi.
    Dopo le 22 l’automezzo si rimette in moto. Si viaggia a oltre 90 chilometri di media in direzione Budapest, ci si arriva alle 23.58. Una breve sosta in un’area di servizio e poi via lungo la provinciale che costeggia il lago Balaton. Alle 4 del mattino siamo alla dogana di Redic in Slovenia. Qui c’è una stalla autorizzata dalla Ue. Ma non c’è nessuno stop. Si passa sulla Sava e si punta su Lubiana. Sono le 8 del mattino. Alle 9.42 l’automezzo entra nell’area doganale di Gorizia. Si controllano i documenti di viaggio. Qualcosa non quadra. La tabella di marcia (il ruolino) non è quella riferita dai dati dell’autista. Come del resto conferma la nostra testimonianza. Non sono state fatte soste per far riposare gli animali, mentre la normativa che disciplina i trasporti internazionali (DL 532/92 e DL 388/98) impone tempi e soste precisi. Per i cavalli il tempo di percorrenza massimo è di 24 ore. Ma ogni 12 occorre fermarsi un’ora, e ogni 8 abbeverare e foraggiare gli animali. Poi scattano le 24 ore di riposo in una stalla autorizzata.
    I veterinari della Asl di Gorizia ordinano il blocco per 24 ore, gli animali vengono portati in una grande stalla. I cavalli sono sfiniti, si gettano sul fieno. E’ l’ultimo giorno di quiete. Ventiquattr’ore dopo riprenderà il viaggio verso il macello di Bari. L’ultimo.

    E. N.

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