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    Zoario, un neologismo ispirato alla stessa radice di "zodiaco, zoo, zoologia".Un viaggio simbolico attraverso racconti che descrivono incontri con animali, come il gatto, il gabbiano, l'asino, oppure più lontani, come il leone, il delfino etc...

    "Zoario"

    A. Cattabiani, Zoario. Storie di gatti, aironi, cicale e altri animali misteriosi, Mondadori, Milano 2001, pp. 250,
    3 giugno 2004 - Alberto Lombardo


    Leggere i libri di Alfredo Cattabiani fa proprio bene allo spirito: da quelle pagine emana il profumo di un’autentica libertà interiore. A caratterizzare il suo stile narrativo è una visuale molto chiara, che pare attraversare le cose, per coglierne l’essenza simbolica. Questa è infatti la sensazione che si prova leggendo il suo ultimo, piacevolissimo lavoro, che si intitola Zoario. Storie di gatti, aironi, cicale e altri animali misteriosi. Questo nome curioso è in realtà un neologismo, che va a infoltire la già ampia schiera dei precedenti Bestiario, Lunario, Volario etc., che l’Autore ha pubblicato in questi ultimi anni: in questo caso ci troviamo di fronte a una raccolta di minuti racconti consacrati alla “divinità” degli animali, a episodi ed eventi, cioè, che hanno confermato all’autore la verità del mito che gli animali incarnano. Una volta Ernst Jünger, scrittore amato da Cattabiani e di cui si possono scorgere chiari segni di continuità intellettuale in Zoario, affermò che il meraviglioso non suscita in noi nessuna sorpresa, poiché esso è ciò con cui abbiamo la più profonda confidenza: la felicità che la sua vista ci procura sta nel vedere confermata la verità dei nostri sogni. Di ciò Alfredo Cattabiani è ben consapevole, poiché nel “viaggio simbolico” nei ricordi di diversi anni della sua vita si mostra costantemente sensibile ai tanti messaggi muti che gli animali hanno comunicato.
    Così, in un divertente episodio si narra del cigno sacro ad Apollo, che quasi rispondendo fedelmente al suo simbolismo di custode dell’amor coniugale e della fedeltà «interviene severamente per impedire un adulterio» che un medico sessantenne, amico dell’autore, stava per commettere; in un racconto molto toccante emerge il commosso ricordo della madre, che si sviluppa in un ciclo di vita e morte affine a quello della falena; in un altro, La cicogna della punta del Caiman pare davvero di tornare in un mondo arcaico e solenne, in cui il tempo scorre in tutta lentezza, scandito dal corso delle stagioni. Il bianco uccello, sorta di incarnazione dell’antica Grande Madre cui venne ripetutamente associato in molteplici miti, dona la fertilità a una donna sterile e diviene emblema e protettore di una famiglia. Così si sovrappongono ricordi e via via lucertole, asini, gatti, merli e tanti animali si associano a simboli e immagini emblematiche. Indubbiamente uno dei più bei racconti è L’airone delle saline, in cui torna il tema della morte, ma che attraverso una sorta di simbolico “passaggio agli inferi” (vale a dire la morte stessa) viene vista senza quel senso di terrore che tanto condiziona ogni giudizio. È presso i territori della morte che riaffiorano nella memoria dello scrittore gli incontri, accompagnati dall’airone, con Ezra Pound e Mircea Eliade, autentici fari della coscienza e segreti compagni nel corso di un lungo calvario. Il volume, pubblicato da Mondadori, è impreziosito dalle numerose acqueforti di Sigfrido Bartolini, davvero molto belle, che rendono ancor più coinvolgente e piacevole l’itinerario del lettore. Cattabiani ne ha scritto: «I suoi animali occhieggiano ilari o pensosi e malinconici in queste pagine dove realtà e fantasia compongono allegorie e simboli che forse, quando noi saremo ormai ombre, citerà un futuro studioso di bestiari scoprendo Zoario in qualche scaffale di una biblioteca di provincia».

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