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    La legge contro il maltrattamento degli animali approvata ieri in via definitiva dal Senato presenta ancora notevoli carenze.Un commento dell'etologo Danilo Mainardi

    "Ma per caccia, zoo e pesca si è fatto ancora troppo poco"

     
    9 luglio 2004 - Danilo Mainardi
    Fonte: www.corriere.it
    9.07.04


    Tante e differenti sono le interazioni tra l’uomo e gli animali che possono provocare a questi ultimi sofferenze, ma tanti sono anche gli atteggiamenti e le convinzioni etiche, religiose, morali. E poi c’è l’aspetto, da non sottovalutare, degli interessi di ordine economico, delle pressioni di lobby potenti e prepotenti. Ecco allora che nasce una legge che, se la si analizza criticamente, presenta notevoli carenze, non casuali dimenticanze e che, inoltre, non sempre è di facile interpretazione, lasciando così spazi di non poco conto per interessate scappatoie. Eppure, se si vuole essere realisti, non la si può non ritenere un avanzamento verso la promozione di un atteggiamento più rispettoso verso gli animali. Per quello che una legge può fare: e cioè agire comminando pene. Ebbene, in questo senso, e dove osa agire, l’aggravamento delle pene, non solo quantitativo, ma soprattutto qualitativo (con l’arresto, l’impossibilità di risoluzione mediante oblazione, la prescrizione spostata a ben cinque anni) deve essere considerato positivamente. Preoccupa, piuttosto, quella sorta di immunità che si riconosce alle antiche tradizioni, come se una crudeltà tradizionale fosse un po’ meno crudele. Ciò non ha alcun senso etico. Inoltre la preoccupazione aumenta se si considera la possibilità di deroghe lasciata alle regioni, sempre disponibili a considerare qualsiasi festa paesana e non sono poche quelle segnate dal sadismo, come un’importante tradizione. Infine c’è una zona franca ove si nascondono problemi per tanti motivi spinosissimi, tra loro assai diversi ma ugualmente complessi come la caccia, la pesca, i giardini zoologici, gli spettacoli circensi, la sperimentazione animale.
    Ho scritto che la legge agisce soprattutto comminando pene ed è giusto che sia così. Occorre però rendersi conto che l’atteggiamento rispettoso verso le altre specie che con noi convivono non lo si raggiunge solo con la punizione e la coercizione. Serve un’educazione al rispetto che solo le famiglie e la scuola possono e devono offrire e che solo lo sviluppo di una cultura etologica ed ecologica potrà renderci effettivamente diversi. Diversi per convinzione, intendo, non solo per paura della pena.
    Per troppo tempo gli animali sono stati considerati quasi fossero cose, mentre cose non sono. Apprendere a rispettare la diversità delle loro menti, delle loro sensibilità e capacità affettive, è un primo passo, certo un non inutile esercizio, per acquisire quell’atteggiamento positivo nei confronti della diversità che può divenire, ben al di là della semplice zoofilia, la più importante acquisizione etica per la nostra vita futura. L’etica del rifiuto di ogni crudeltà voluta.

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