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    Vittima dell'ignoranza

    La triste fine d’un cane da slitta

    Quando l’hanno chiamato non ci voleva credere che il suo cane fosse morto soffocato da un colpo di calore per causa sua.
    15 luglio 2004 - Oscar Grazioli
    Fonte: www.libero.it
    15.07.04


    L’automobile era tappezzata di adesivi del Wwf e di altre associazioni protezionistiche.
    Il proprietario era uno che certamente qualche pensiero all’ambiente e agli animali ogni tanto lo rivolgeva. Altrimenti perché non incollare al vetro che so, il logo della Ferrari di Schumi? No, c’era il panda e c’era l’upupa. C’era la sensibilità, ma non c’era la conoscenza. C’era l’immaturità, ma soprattutto l’ignoranza. Dentro alla macchina, con i finestrini leggermente abbassati e parcheggiata all’ombra, c’era il suo cane che, per ironia della sorte, era un Samoiedo, un cane nordico, abituato a tirare slitte sui ghiacci. Lui era andato a trovare gli amici in spiaggia, a cercare un po’ di refrigerio in una delle giornate calde di quest’anno. Aveva trovato una pianta con una folta chioma e confidato sul fatto che non sarebbe stato lontano per molto. Aveva dunque parcheggiato la macchina all’ombra e abbassato i finestrini di due dita, permettendo all’aria di entrare.
    Quando l’hanno chiamato non ci voleva credere che il suo cane fosse morto soffocato da un colpo di calore per causa sua. Non sono un buonista e purtroppo sono dotato di scarso spirito evangelico, ma, in questo caso, non credo si debbano invocare le manette, il cilicio e la gogna. Perché questa non è cattiveria. E’ ignoranza. Un goffo tentativo di giustificazione da parte mia? A qual pro? Con un’estate come quella dell’anno scorso, sarebbe stato criminale fidarsi di una macchina, per quanto all’ombra. Quello che frega sono proprio queste stagioni dove il caldo è mitigato dai temporali e dall’aria fresca che si infila giù da nord. Ecco che i 34° C possono dare una falsa impressione che ve ne siano dieci in meno. Perché la sensibilità al caldo dipende soprattutto dall’umidità. Così la vettura lasciata all’ombra diventa un forno perché le due dita dei finestrini non bastano ad abbassare una temperatura che man mano sale, specie se “il sole gira”. Vetri e lamiere raccolgono impietosi i raggi e ne moltiplicano il calore dentro all’abitacolo. Comincia l’agitazione, seguita dalla respirazione accelerata nell’impossibilità di sudare, dagli uggiolii, poi da un abbaiare scomposto, mentre il naso preme su quei pochi centimetri da cui entra un filo d’aria fino a quando il sangue scoagula e abbandona il cervello in uno stato di pietosa incoscienza. Basterebbe qualche informazione in più, magari a scuola e forse i cani da slitta non morirebbero su una Panda ricoperta di adesivi del Wwf. Forse.

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