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    Pensieri in tempo di abbandoni

    Linee guida per un'etica degli animali

    18 agosto 2004 - Antonio Donato

    L’esodo estivo per le vacanze ripropone uno dei temi più tristemente ricorrenti in questo periodo dell’anno, ovvero quello dell’abbandono degli animali. Questo argomento è reso ancora più attuale dalla recente approvazione di una nuova e più severa legge contro gli abusi sugli animali. Nel mondo anglosassone c’è una nuova branca della filosofia morale detta «etica degli animali» che studia i diritti degli animali e il loro statuto morale. Il punto di partenza di questa nuova disciplina filosofica è la confutazione dell’opinione tradizionale secondo la quale gli esseri umani sono gli unici «esseri morali», ovvero gli unici esseri viventi le cui azioni possano essere considerate moralmente giuste o sbagliate. Gli studiosi di etica degli animali, come l’americano Paul Taylor, criticano l’idea della superiorità degli esseri umani fondata sulla convinzione che diverse abilità siano possedute esclusivamente dall’uomo. Al contrario, Taylor nota che la maggior parte delle capacità che solitamente si utilizzano per sottolineare l’unicità dell’uomo si possono ritrovare, anche se in forme più elementari, in moltissimi animali. Quindi, poiché uomini ed animali hanno in comune profonde radici sia comportamentali che cognitive, Taylor conclude che è altamente problematico cercare di delineare confini precisi tra uomo ed animali. Le origini dell’etica degli animali possono essere ritrovate in Kant che nelle Letture sull’etica nota che gli uomini non possono disporre degli animali a loro piacimento ma ci sono dei doveri morali che vanno rispettati. Essi sono obblighi morali che abbiamo verso noi stessi come esseri morali. In altre parole, per Kant, maltrattare un animale è sbagliato solo in quanto così facendo un uomo danneggia la sua integrità morale. Nonostante queste tesi di Kant, il padre dell’etica degli animali è considerato il filosofo britannico del XIX secolo Jeremy Bentham, il quale per primo guarda agli animali come ad esseri morali. Per lui, ciò che rende un essere vivente morale è la sua capacità di provare sofferenza e perseguire la felicità. Oggi l’etica degli animali si articola in tre correnti. La posizione più estrema è quella della «filosofia dei diritti degli animali». Secondo gli esponenti di questa scuola di pensiero vi è una totale eguaglianza in termini di diritti tra uomini e animali fondata sul principio che ad ogni essere che ha vita devono essere garantiti dei diritti fondamentali. Quindi, ogni pratica che non rispetta i diritti degli animali viene condannata come moralmente sbagliata. Il filosofo più famoso di questa posizione è l’americano Tom Regan professore di filosofia alla North Carolina State University. In I diritti degli animali (1985) Regan afferma che animali non umani sono portatori di diritti esattamente come gli uomini, questo implica che gli animali non umani non possono essere considerati come mezzi per conseguire determinati scopi ma come fini. Una posizione più moderata è quella rappresentata dal pensatore australiano Peter Singer, direttore del centro per la bioetica umana alla Monash University (Melbourne). Secondo Singer la considerazione degli interessi morali degli animali, così come di ogni altro essere, dipende sempre dalle circostanze esterne. Singer in La liberazione degli animali (1990) mostra che oggi si accorda considerazione morale di esseri umani a bambini e disabili mentali non sulla base delle facoltà intellettuali ma sulla capacità di provare dolore. In modo simile, bisogna riconoscere che anche gli animali sono, a pieno titolo, esseri morali. In quest’ottica Singer propone una rassegna dell’ampissimo numero di pratiche che comportano la sofferenza e la morte di migliaia di animali. Singer, quindi, si concentra sopratutto sulla necessità di trovare nuovi metodi per migliorare il modo in cui gli animali vengono trattati. Tuttavia, Singer ammette che, in casi estremi, eccezioni alla difesa dei diritti degli animali siano non solo possibili ma doverose. Ad esempio, nel caso di epidemie su ampia scala il ricorso ad esperimenti sugli animali diviene necessario. Infine, non può essere dimenticato il contributo di studiose come Adams e Donovan che si rifanno al pensiero femminista. Secondo queste autrici il limite dell’approccio tradizionale alla riflessione sullo stato morale degli animali è quello di non considerare i sentimenti di empatia che sono centrali nel rapporto uomo-animali. Queste studiose danno grande risalto alla dimensione morale delle nostre emozioni che ci portano a sviluppare sentimenti di compassione verso gli animali. Allo stesso tempo, Adams e Donovan sottolineano che le responsabilità morali e politiche di certi comportamenti verso gli animali sono parte di un più ampio atteggiamento da loro definito come «logica di dominio», riscontrabile nel rapporto uomo-donna, che si osserva anche nei diversi tipi di prevaricazione degli uomini verso gli animali.

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