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    La proposta dell’assessore: un «ospizio» per pesci e rettili abbandonati

    "È punito chi uccide un animale solo per fini di crudeltà" vuol dire che sarebbero cioè leciti tutti gli altri fini. In quale categoria ed a quale livello di crudeltà potrebbe appartenere la pesca agonistica?
    20 agosto 2004 - Pumi

    Nemo immagini Google Confesso di avere una profonda crisi morale, dopo la lettura della recentissima legge sulle sevizie (fino all’uccisione) e sui maltrattamenti agli animali. Avverto con un certo disagio che la frattura che già divideva gli animali fortunati da quelli sfortunati diventa ora più profonda e incolmabile. Mi spiego meglio: se cani, gatti, coniglietti, uccellini domestici e forse pesciolini d’acquario, rettili ed anfibi tenuti in casa, tutti, cioè, quegli animali che suscitano emozioni, sentimenti di piacere e di curiosità da parte dei cosiddetti "padroni" hanno una legge che li protegge, non così tutti gli animali che sono destinati al sostentamento ed al nutrimento dell’uomo, alla caccia, alla pesca, alla produzione, all’allevamento ed alla riproduzione, alla ricerca ed alla conoscenza scientifica. Perchè non appartengono alla categoria degli animali fortunati. Ma, mi chiedo, il comportamento del "padrone" (uso un termine che aborrisco perchè ogni animale deve o dovrebbe godere della propria indipendenza e della propria autonomia individuale secondo i propri istinti secondo la propria natura) dei polli da batteria destinati all’ingrasso, con la luce accesa notte e giorno (perché in questo modo non riposano e mangiano più spesso), costretti ad una alimentazione monotona e ricca di sostanze nutrienti, di coloranti della carne che apparirà sempre di un bel color roseo nella confezione del supermercato (cantaridina), alla forzata immobilità (quindi "maltrattati") potrà essere considerato moralmente uguale al comportamento del "padrone" di un pesciolino d’acquario, di un canarino, di un cane e di un gatto che riceveranno mille cure ed attenzioni e quando necessario il veterinario, le vaccinazioni, le medicine, persino le cure di bellezza? Gli animali sfortunati possono essere condannati a morte, dopo essere stati obiettivamente maltrattati in vita, quelli fortunati hanno ed avranno una legge che li proteggerà contro l’abbandono, le sevizie, i maltrattamenti e la morte. Ecco perchè intravedo nel provvedimento legislativo un velo di ipocrisia e di razzismo di specie. Mi viene tuttavia un dubbio. All’art.623-ter sotto il titolo "Uccisione di animali", è scritto:" Chiunque per fini di crudeltà, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi". Ma qui si parla di "animali", quindi "tutti gli animali"? E solo chi "per fini di crudeltà" cagiona la morte, è punibile. Quindi, tutti gli altri fini per cui si conduce un animale a morte rendono persino lecita la sua soppressione. Anche i fini cosiddetti "sportivi"? Il dubbio è forte e sento che il termine crudeltà può avere più sfaccettature, confini sempre più vaghi ed indefinibili che riguardano la morale individuale, che dovrebbero svelare ed indagare nei misteri della psiche umana. E ciò che appare perentorio nei termini diventa vago nella realtà lasciando mille interpretazioni personali. "È punito chi uccide un animale solo per fini di crudeltà" vuol dire che sarebbero cioè leciti tutti gli altri fini. In quale categoria ed a quale livello di crudeltà potrebbe appartenere la pesca agonistica?

    E proprio a proposito di animali abbandonati, voglio raccontare di una iniziativa dell’Assessore provinciale alla pesca Sandro Sala. Sono sempre più numerosi i casi di abbandono nell’ambiente naturale dei rettili, dei pesci d’acquario (in questi ultimi anni si è avuta prova dell’adattamento all’ambiente anche dei pesci tropicali, in particolare dei siluriformi) delle testuggini diventate troppo grandi per essere tenute in casa. L’assessore Sala prima ancora della legge stessa ha lanciato la proposta di raccogliere tutti i pesci d’acquario, i rettili, gli anfibi che hanno "padroni" non più in grado di curarli, in particolari vasche adatte alla sopravvivenza. Un ospizio per particolari animali abbandonati. Si raggiungerebbe un triplice scopo. Il primo: di non alterare le condizioni ambientali con pesci ed altri animali alloctoni; il secondo: di fornire ricetto ad animali non diversamente considerati dalla sensibilità sociale (cani e gatti abbandonati hanno la possibilità di essere ospitati da strutture pubbliche e private se i loro "padroni" hanno deciso di non tenerli più); il terzo: di offrire soprattutto alle scuole la possibilità di ampliare la conoscenza e l’osservazione favorendo le visite didattiche e fornendo tutte le informazioni necessarie alla conoscenza dell’ambiente e degli ecosistemi che verrebbero strutturati artificialmente per tutti gli animali ospiti. Un progetto ambizioso. Secondo le mie conoscenze sarebbe il primo in Europa. Quando l’iniziativa venne illustrata dallo stesso assessore Sala durante un importante convegno sull’ambiente nel settembre dello scorso anno, scoppiò, improvviso un applauso. Immagino che presto, in questa attualità, si torni a parlarne.

     


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