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    Una lettera da "Il Mattino"

    «Il delfino Filippo è stato assassinato»

    20 settembre 2004
    Fonte: www.ilmattino.it
    19.09.04

    , Vi scrivo a proposito del povero delfino Filippo, trovato agonizzante nel porto di Manfredonia, in Puglia, dove stazionava. Si è detto ch’è stato accidentalmente ucciso dall’elica di un'imbarcazione, ma non è andata così. Filippo aveva preferito la compagnia dell'uomo a quella dei suoi simili; aveva anche salvato un ragazzo caduto in mare e che non sapeva nuotare, era insomma un eroe nazionale. Gli esperti che lo conoscevano dicono che era bravissimo nello schivare reti e imbarcazioni, che nuotava velocissimo a un centimetro da un'elica. Se ne desume che Filippo sia stato intenzionalmente fiocinato (e forse precedentemente narcotizzato) da pescatori, infastiditi dal fatto che lui andasse a mangiare nelle loro reti.

    C'è un precedente: un altro delfino fu già ucciso (tre colpi di pistola) qualche anno fa, forse scambiato per Filippo cui si accompagnava. Da allora vigeva uno stato di allerta e si è anche cercato di dirottare Filippo in un acquario (senza risultato).

    Anche l'autopsia di Filippo parla chiaro: si è considerata l'ipotesi di una morte provocata intenzionalmente, poiché presentava uno squarcio su ambedue i lati del ventre, con rotture bilaterali delle costole, che gli hanno provocato lesioni polmonari e conseguente arresto cardiaco. Si doveva anche effettuare un decisivo esame tossicologico (il delfino, in altre parole, non sarebbe stato lì tranquillo a farsi infiocinare, se non narcotizzato prima), i cui risultati non mi pare siano stati però resi noti. Il sindaco cercherebbe di celare il fatto e di non alzare un polverone perchè non sarebbe decoroso per l'immagine di Manfredonia. Inoltre Filippo rappresentava un'attrazione turistica, che si vorrebbe ora perpetuare con un terzo delfino, Andrea, che da un po’ si aggira nella zona, e che potrebbe, in futuro, finire allo stesso modo dei suoi predecessori.
    Queste e altre notizie si leggono nei link, dove si parla più liberamente. Ottimo anche il link animalieanimali.it. su cui si deve fare ricerca sotto il nome Filippo. Ho trovato anche l'articolo con foto e dati del ragazzo salvato quattro anni fa dal delfino. E infine un link relativo a una vicenda precedentemente accaduta in Italia, dove un esperto parla chiaramente del problema delfini-pescatori. Del caso si occupando la Capitaneria di porto di Manfredonia che ha segnalato il tutto alla magistratura, non potendo escludersi l'ipotesi di reato per maltrattamento di animali.
    Tristissima e agghiacciante vicenda, questa, che non dovrebbe finire nel dimenticato o, peggio, venir celata. Filippo è stato barbaramente fatto a pezzi ed è morto con una lenta agonia. Questo è stato l'alto prezzo pagato per la sua scelta di stare vicino all'uomo. Credo che sia giusto gettare luce su questo orribile crimine, lo dobbiamo a un eroe come Filippo che mi auguro possa rimanere a lungo nel cuore di tanti italiani, altro purtroppo non si può più fare per lui.

    «Ehi, capitano mio, / siamo accerchiati da cento barche, / arpioni, armi e cento barche, / fuggi via tu che sei veloce. / Mi hanno solo ferito, sopravviverò. / Sai che c’è / non ce ne frega niente, / la vita / è morire cento volte. / Siamo delfini, / giochiamo con la sorte». Sono versi di una canzone poca nota di Domenico Modugno, un artista che sperimentò la solitudine e l’accerchiamento. Filippo il delfino conosceva meno la natura umana, non giocava neppure quando faceva salti, era serissimo e voleva bene a tutti. Nel 2000 aveva salvato Davide Cece, 14 anni, ch’era caduto dalla barca e stava per affogare: lo spinse prima verso l’aria e poi fino al bordo della imbarcazione. Filippo aveva forse trent’anni, era lungo quasi tre metri pieni di cicatrici, pesava 280 chili. Gli piaceva farsi carezzare sulla pancia.

    L’hanno trovato morto alle 10.30 del 6 agosto a circa un miglio dal Molo di Levante del porto vecchio di Manfredonia. In quelle acque era arrivato forse per voglia di libertà, forse perché abbandonato dal branco. Il sub che lo scoprì per primo - si era sentito toccare con amicizia, il 10 settembre 1997 - lo chiamò Black; poco dopo si stabilì nel porto e diventò per tutti Filippo, forse da Flipper, il delfino protagonista di una serie televisiva. Fu molto amato dai bambini perché era affettuoso, anche se continuò ad avere una certa timida ritrosia. Un giorno si fece un’amica, una bella femmina, ma la perse il 12 dicembre 1998: le spararono tre colpi di armi da fuoco, finì sballottata dalle onde su una spiaggia. Chi fu l’assassino non si è mai saputo.
    Anche Filippo è stato ammazzato, dice la signora Gemma. Anche dal suo corpo sono stati estratti pallini da caccia, ma erano entrati quattro anni fa. La natura delle lesioni tende a escludere la tesi dell’impatto casuale con un’elica o uno speronamento. Sembra escluderlo anche l’abilità di Filippo nell’evitare affilate minacce. Allora chi è stato? Non un pesce, un uomo. Ed è stato un delitto atroce, ed è bene pretendere giustizia. Questa rubrica resta aperta a ogni novità sul caso di un delfino dal grande cuore.

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