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    In Italia 500 i dottori che si affidano a erbe e prodotti naturali Gli scettici: rimedi non basati su un sapere di tipo scientifico

    Cani e gatti, cure alternative. L'omeopatia seduce i veterinari

    Il principio di base è quello del pungolo stimolare l'organismo a reagire alla malattia
    26 settembre 2004 - William Beccaro
    Fonte: www.repubblica.it
    26.09.04

    Milano settembre 2004 Il gatto Tao Sono circa 10 milioni, secondo le stime più generose, gli italiani che preferiscono l'omeopata al medico tradizionale. Adesso però la "medicina alternativa" comincia a curare anche gli animali domestici. Ricalcando le orme dei padroni, un numero sempre maggiore di cani, gatti, criceti, ma anche canarini, tartarughe o pesci rossi, viene affidato ai veterinari omeopati.

    Il fenomeno, sebbene non registrato nelle statistiche ufficiali, si sta diffondendo a vista d'occhio. Macinando successi: sia di carattere medico (affidati all'omeopata, gli animali in molti casi guariscono), sia di gradimento (ogni anno sono sempre di più i veterinari che sentono l'esigenza di maturare una conoscenza omeopata e di offrire anche cure alternative a quelle tradizionali ai loro pazienti animali).

    Dal 1989, a Cortona, è stata istituita la Scuola superiore internazionale di medicina veterinaria omeopatica "Rita Zanchi", che con l'autofinanziamento, cioè con le rette degli studenti, introduce veterinari tradizionali, già laureati e spesso con un maturo percorso professionale alle spalle, alla medicina "alternativa" per gli animali. La scuola ha il vanto di aver dato i natali professionali all'80% dei veterinari omeopati italiani, ma anche di essere un centro rinomato dell'omeopatia veterinaria europea.

    Secondo le stime più verosimili, in Italia di veterinari che si sono affacciati all'omeopatia e che propongono, affiancati ai medicamenti tradizionali, i rimedi della medicina alternativa, ce ne sono 500. Gli italiani sono terzi in Europa, dove la classifica, con 700 veterinari omeopati, è guidata dalla Francia. Numeri da prendere con beneficio di inventario: nessun medico veterinario è un omeopata integralista. Gli studi e l'esperienza fatti con la medicina tradizionale permettono al veterinario "alternativo" di sapere quando è il caso di consigliare il classico antibiotico e quando, invece, ci sono i tempi e i modi per prescrivere un rimedio omeopatico.

    La scelta tra la medicina tradizionale e l'omeopatia è spesso dovuta all'urgenza. Anna Miglietta, della Protezione animali, spiega: "A volte gli animali arrivano talmente malconci che non c'è tempo per cure omeopatiche. Ma questo non vuol dire che la medicina così detta alternativa sia inefficace sugli animali, anzi in alcuni casi si è rivelata come l'unica e l'ultima strada percorribile verso la guarigione".

    Nello studio del veterinario omeopata gli animali ci arrivano sostanzialmente per tre distinte vie: o perché obbligati dal padrone a ricalcarne la scelta per la medicina "alternativa" o perché affetti da patologie che la medicina tradizionale non ha saputo curare oppure, infine, perché i loro padroni li vogliono preservare dalla contaminazione da antibiotici o altri medicinali ritenuti troppo aggressivi. Quest'ultimo caso è quello degli animali degli allevamenti biologici. I veterinari omeopati sono infatti specializzati anche nei così detti "animali da reddito": mucche, maiali, pollame. Anche per questo settore non esistono affidabili stime ufficiali: è indubbio però che chi ha scommesso sul biologico, così come non innaffia gli alberi dei propri frutteti con diserbanti chimici, preferisca affidare i capi dei propri allevamenti a veterinari omeopati. "Il problema - racconta Franco De Francia della Scuola di veterinaria omeopatica di Cortona - sta nei "tempi di sospensione" dei medicinali tradizionali. Per fare un esempio, ci sono cure antibiotiche che lasciano tracce nell'organismo dell'animale curato e, specie per chi fa allevamento biologico, questo può essere un grave danno anche sotto il profilo economico".

    I rimedi non sono mai chimici, non hanno "tempi di sospensione", sono del tutto naturali: vengono infatti composti da cocktail di estratti dal mondo vegetale (il 60%), minerale (30%) e infine anche animale (10%). Il principio dei rimedi è quello di stimolare l'organismo a reagire alla malattia: un pungolo e non una cura.

    "Un sapere antico e ancora tutto da esplorare nelle potenzialità", dicono gli omeopati. Di parere opposto il ministero della Salute, scettico quanto la maggioranza di scienziati e luminari. Secondo i nemici delle cure "alternative", infatti, gli omeopati, veterinari e non solo, non basano i loro rimedi su un sapere scientifico.

    In questa partita, senza esclusione di colpi, il vero banco di prova per la medicina non tradizionale potrebbe essere proprio l'omeopatia veterinaria, perché nel caso degli animali non si può parlare di condizionamento psicologico del paziente, del cosiddetto "effetto placebo". Verrebbe cioè smontato uno dei cavalli di battaglia del partito della medicina tradizionale, secondo cui i rimedi omeopatici funzionano solo per suggestione di chi li assume.

    Una battaglia ancora tutta da giocare e che ha in palio un enorme tesoro: 2 miliardi di euro. Vale a dire quanto gli italiani sborsano ogni anno tra spese veterinarie e cura degli oltre 44 milioni di animali che ospitano nelle loro case.

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