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    Di noi - ricorda Celli- Nietzsche ha scritto, che siamo il peggiore di tutti gli animali e non certo a torto.

    "L'avvocato degli animali...e del cane"

    Giorgio Celli alberto perdisa editore  ISBN: 88-8372-211-6   Prezzo: € 15
    17 ottobre 2004 - Davide Ranzini

    copertina A quante piccole e grandi crudeltà sono sottoposti gli animali? Tante, troppe.
    Basta sfogliare le cento pagine dell’ultimo libro dell’etologo Giorgio Celli per ricordarsi come quotidianamente, l’uomo, in modo spietato, infierisca nei loro confronti. E questo praticamente da sempre. Si mangiano, si cacciano, si torturano, si vivisezionano, si massacrano, si consumano in ogni modo. Cani, gatti, volpi, delfini, maiali, mucche, balene, ogni animale non umano è preda dell’uomo. Di noi – ricorda Celli- Nietzsche ha scritto, che siamo il peggiore di tutti gli animali e non certo a torto.
    A dimostrarlo ci sono secoli di antropocentrismo…il foetor iudaicus che denunciava Schopenauer: una visione ottusa da non vedere nell’uomo e nell’animale lo stesso principio vitale. (Gandhi: “tutto ciò che vive è il tuo prossimo”). Ma la storia, che si muove in più direzioni e non è mai definitiva, sembra voltare però in questi ultimi tempi, verso una maggiore sensibilità e rispetto nei loro confronti.

    Anche se, scrive l’etologo di origine veronese, “nella nostra società gli animali restano ancora degli sconosciuti, e purtroppo ho l’impressione che l’ignoranza su di loro, e sui loro costumi, sia in aumento: i bambini delle grandi metropoli non hanno mai visto un pollo che non sia quello appeso al gancio del negozio sottocasa,(in verità non è neanche più così visto che ormai non solo i polli sono alienati, porzionati e infilati in asettiche vaschette come merce qualsiasi e accatastati su ripiani refrigeranti di immensi supermercati ndr) e non hanno la più pallida idea da dove provenga la fetta di prosciutto che farcisce il loro panino”. E allora una maggior consapevolezza scevra di pregiudizi sarebbe auspicabile affinchè ognuno possa comprendere, accordandola al proprio grado di sensibilità, l’importanza di un rapporto armonioso con l’alterità animale.

    Il pamphlet di Giorgio Celli segue proprio questa via. Con passione e veemenza, la sua ironica e sferzante requisitoria smonta i luoghi comuni di cui siamo imbevuti e che troppo spesso ci fanno sentire legittimati nei nostri comportamenti irrazionali e violenti nei confronti dei “nostri fratelli minori”. Nessuno escluso. Leggetevi ad esempio l’istruttivo capitoletto sull’ “inutile” e “fastidiosa” zanzara o sugli squali “colpevoli innocenti”.

    La seconda parte del libro è dedicata interamente ai cani.
    Su tutti “L’epitaffio di un cane” :
    “Voi che per caso passate presso questa semplice sepoltura, andate oltre…qui non avete nessuno da compiangere: questo ceppo onora i resti di un amico: ne ho avuto uno solo e qui riposa”.
    Questo è l’epitaffio che Lord Byron, il grande poeta inglese, volle scitto sulla tomba del suo cane, Beatswain, un terranova di stazza notevole.
    Il poeta si divertiva a buttarsi in acqua, e a fingere di annegare, e il cane, senza esitare un attimo, si buttava a sua volta nei flutti in suo soccorso. Se non era un amico questo !

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