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    Anfibi sull’orlo dell’estinzione

    Il Science Daily ci informa che più di 500 scienziati di oltre 60 nazioni hanno preso parte al Global Amphibian Assessment, un’approfondita ricerca che ha rivelato un dato temuto da tempo. In pratica un terzo delle specie di anfibi che vivono sul nostro pianeta è sull’orlo dell’estinzione.
    29 ottobre 2004 - Oscar Grazioli
    Fonte: www.libero.it
    29.10.04

    salamandra Da molto tempo rane, salamandre, tritoni e numerosi altri anfibi erano tenuti sotto stretta osservazione da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Ora abbiamo la certezza che gli anfibi, cui appartengono queste e altre specie, corrono seri rischi di scomparire. Il Science Daily ci informa che più di 500 scienziati di oltre 60 nazioni hanno preso parte al Global Amphibian Assessment, un’approfondita ricerca che ha rivelato un dato temuto da tempo. In pratica un terzo delle specie di anfibi che vivono sul nostro pianeta è sull’orlo dell’estinzione.

    Perché i ricercatori attribuiscono tanta importanza ad animali “inferiori”? Ce lo spiega Russel A. Mittermeier, presidente di Conservation International (CI): “Gli anfibi sono tra i migliori indicatori dello stato di salute complessivo dell’ambiente e il loro catastrofico declino serve da monito per l’uomo circa il grande degrado ambientale in corso”. Rane, salamandre e tritoni dunque sono lo specchio in cui si riflette la situazione generale dell’ambiente e, a giudicare dai risultati della ricerca, l’immagine che ne riceviamo mette i brividi.
    Su 5743 specie di anfibi conosciuti e monitorati per tre anni nelle zone in cui vivono, ben 1856, pari al 32%, devono essere oggi considerate a rischio di estinzione. Per altre 1300 specie mancano dati certi, considerata la difficoltà di osservazione relativa a questi animali che vivono parte della loro vita in acqua e parte sulla terra. I pochi dati raccolti, in ogni caso indicano una situazione molto incerta anche per loro, tanto da considerarli egualmente a rischio.
    Quali sono i fattori che incidono in modo più drammatico sulla perdita di questi animali? I primi due sono certamente perdita del territorio in cui possono vivere e il suo degrado. Solo al terzo posto viene l’inquinamento, mentre anche le malattie sembrano giocare un ruolo importante nel rapido declino di alcune specie. Un esempio è la chitridiomicosi che, associata alla siccità, ha falcidiato diverse specie ed è comparsa in Italia nel 2002.

    Anche la domanda dei consumatori (per ragioni gastronomiche) ha la sua incidenza, specialmente sulle rane. I ricercatori rilevano che, per quanto il degrado ambientale sia causa comune di declino per numerose specie di uccelli e mammiferi, va detto che la loro decadenza è spesso più lenta in virtù delle strategie che l’uomo può inventare per contrastare il fenomeno. Valga per tutte la creazione di aree protette. Infatti sono a rischio di estinzione “solo” il 12% di uccelli e il 23% di mammiferi.
    La Colombia possiede il record negativo di 208 specie anfibie a rischio, seguita da Messico, Ecuador, Brasile e Cina.
    Insomma quando incontriamo un rospo, invece di metterci a strillare, ricordiamoci che è uno dei frammenti che compone lo specchio in cui si riflette l’ambiente dove viviamo e fin troppo ci ammaliamo.

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