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    I titoli della dittatura morale imposta dai vegetariani

    Da Coetzee a Ozeki a Faber, anatemi in forma di fiction contro i tossici della bistecca
    Stili di vita alimentare Quel che ci scalda il cuore e ci raggela la coscienza quando si presenta in punta di forchetta
    12 novembre 2004 - Laura Pugno
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    11.11.04

    Copertina Nella prefazione all'edizione Sugar 1970 del Pasto nudo di William Burroughs, Donatella Manganotti scrive: «Il titolo è stato suggerito da Jack Kerouac e significa esattamente quello che dicono le sue parole: «Il pasto è nudo - un attimo raggelato in cui ognuno vede quello che c'è in cima ad ogni forchetta». Questa folgorazione di consapevolezza sul costo - etico, economico - di quello che mettiamo in bocca sembra di recente aver raggelato, oltre a Burroughs, diversi narratori e saggisti d'occidente. Di un occidente post-mucca pazza che, dopo aver sostanzialmente sconfitto la fame, almeno per sé, scopre il nuovo paradossale binomio tra obesità e malnutrizione; e si interroga su quale sia il prezzo - per il resto del mondo - di questa sconfitta. Tra i punti di partenza possibili di un percorso che indaghi sulla tendenza carnivora degli umani c'è il romanzo Elizabeth Costello (Einaudi) del vegetariano J. M. Coetzee, che come già nel precedente La vita degli animali (Adelphi) dà voce, attraverso il personaggio dell'anziana protagonista, ad affermazioni radicali, arrivando a definire l'allevamento intensivo del bestiame come «un crimine di proporzioni stupefacenti». Se l'essere umano, onnivoro, per mangiare carne deve uccidere altri esseri viventi, e pur tuttavia si astiene - nella tradizione occidentale - dal divorare i suoi consimili, allora l'essenza della distinzione tra carnivorismo e cannibalismo è la dicotomia tra umano e animale, tra «noi» e «loro», tra homo sapiens e tutto il resto.

    Già alcuni segnali dell'emergere di questioni collegate all'atto rituale e fondamentale dell'alimentarsi si leggevano in Carne di Ruth L. Ozeki [Img4098]](Einaudi), che racconta come ai due estremi del mondo e del postmoderno, in America e in Giappone, due donne si avventurino in un viaggio parallelo che ha come tema «il costo della carne», animale o umana che sia. Jane Takagi-Little, regista di documentari disoccupata, riceve una golosa offerta dalla BeefExport: girare un programma che convinca le casalinghe giapponesi ad abbandonare pesce e riso in Copertina favore di manzo e vitello. L'occasione è perfetta, nella fantasia di Jane, per riallacciare i rapporti con le proprie radici giapponesi nonché per scoprire gli abusi nell'uso di sostanze ormonali per l'allevamento dei bovini. Al personaggio di Jane si riallaccia quello della giovane Akiko, moglie del responsabile del marketing della BeefExport, costretta a mangiare carne ogni giorno per diventare più forte e riuscire a dare al marito il figlio che desidera.

    Romanzo di un'autrice militante che ha dedicato il successivo All over creation (Viking, 2003) agli organismi geneticamente modificati - nel caso specifico, patate arricchite con pesticidi - sullo sfondo di una storia di conflitti e riconciliazione familiare nell'Idaho dei farmers, Carne decifra in una prospettiva umana un coacervo di temi che il recente Sotto la pelle di Michel Faber (Einaudi Stile Libero) indaga, letteralmente, dal punto di vista alieno. In questo suo primo libro Faber rovescia il suo sguardo e prende di mira la cacciatrice Isserley, al servizio di un'industria aliena di delikatessen nascosta nel bel mezzo delle Highlands scozzesi. La sua preda sono autostoppisti vodsel - vale a dire, terrestri - preziosa fonte di succulenti filetti di voddissin. Un cibo di cui l'ex emarginata Isserley, che ha conquistato il suo posto al sole a prezzo di tremende mutilazioni nel corpo, non riesce a immaginare quale sarebbe il costo sul suo pianeta natale.

    Se gli alieni si interrogano sul «costo della carne», i vampiri non sono da meno: l'estate scorsa le edizioni DeFalco hanno mandato in edicola il numero zero di Ninos Ferrato, una nuova serie di fumetti horror dedicati a un giovane vampiro vegetariano, ideato da Marco Feo. È ancora la domanda su cosa mangiamo quando mangiamo carne a percorrere il saggio-ricettario Perché essere quasi vegetariani. Idee e ricette per una dieta sostenibile (Sperling & Kupfer 2003) di Franco Travaglino e Giuseppe Capano Copertina : l'idea sulla quale si basa il libro è che si possa «scendere nella catena alimentare» per rendere «sostenibile il modo di produrre e consumare gli alimenti» e «diventare consapevoli» del fatto che «il tipo di nutrizione adottato incide non solo sul nostro benessere, ma anche sull'ambiente e su tutti gli esseri viventi, umani e non». A partire da questi presupposti, gli autori indicano uno stile alimentare che faccia degli alimenti animali, nel breve periodo, un complemento, o se vogliamo un contorno, e non più il piatto forte della tavola imbandita.

    Probabilmente, Morgan Spurlock, il trentaduenne autore del documentario-verità Super Size Me, che per trenta giorni ha fatto colazione, pranzato e cenato da McDonald's a scapito del peso-forma e del colesterolo, sarebbe d'accordo. (McDonald's, dal canto, suo, sostiene che il film - presentato al Sundance Festival 2004 - è raffinato ma non realistico, e che il consumo di hamburger di Spurlock in un mese equivale a quello che il frequentatore normale di fast-food effettua in sei anni). Naturalmente, i carnivori hanno diritto di replica. E lo fanno con lo spregiudicato Manuale del carnivoro. Perché non dovete sentirvi in colpa se mangiate animali di Carla Pagani, giovane studiosa di scienze della comunicazione. Il testo, pubblicato da Castelvecchi, pende vigorosamente in favore del «diritto» alla bistecca, sulla base della tesi che «una minoranza esigua ma influente di vegetariani esercita oggi una sorta di «dittatura morale» sull'opinione pubblica, «facendo leva su poche e mal assimilate generalizzazioni del pensiero scientifico, e soprattutto sulla nostra tendenza al senso di colpa per tutto ciò che ci dà piacere».
    Il tono del Manuale è decisamente provocatorio, e fa venire in mente un libro del 1993, quasi introvabile in traduzione italiana, e ormai un classico dell'umanesimo animalista: The Great Ape Project. Equality Beyond Humanity, a cura di Paola Cavalieri e Peter Singer. Pubblicato dalle edizioni Theoria nel `94, questa raccolta di saggi di grandi etologi e naturalisti si schiera a favore dell'inclusione delle grandi scimmie antropomorfe (scimpanzé, gorilla e orang-utan) nella «comunità degli uguali» dotati del diritto alla vita, alla libertà, alla protezione della persona. La convinzione sottostante sta nel fatto che uomini e, mettiamo, scimpanzé, che condividono il 98,4 per cento del loro corredo genetico, sono in realtà ring species, specie anello, due estremi di un cerchio spezzato che non arrivano a toccarsi perché gli intermediari sono intanto scomparsi. Se «loro» diventano «noi», forse il cerchio tracciato da Coetzee potrebbe chiudersi.

     

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