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    Anche nel maltrattamento degli animali (e degli uomini) esiste una scala di valori.

    L’indifferenza nelle violenze

    18 novembre 2004 - Oscar Grazioli
    Fonte: www.libero.it
    18.11.04

    Meggie Gentilissimo Direttore, il suo giornale si è sempre distinto per la sensibilità e per l’attenzione nei confronti degli animali e per questo ritengo di farle conoscere l’ennesima atrocità che degrada l’essere umano alla condizione di selvaggio. Orrore e pietà sono i primi sentimenti che si provano, dopo viene la rabbia e un forte desiderio di vendetta. Ho recuperato una cagnetta a Sala Consilina (SA), dopo una segnalazione. Era molto evidente la ferita che le comprendeva tutto il collo e sanguinava. Siamo riusciti, insieme alla veterinaria volontaria, a portarla in ambulatorio. Qui lo sconcerto è stato grande. La ferita al collo era un’enorme infezione causata da un collare di ferro messole forse quando aveva un mese e mai cambiato. La cagnetta ha circa un anno ed è ti taglia grande. Per togliere questo “cappio di ferro” ci son volute due ore di complicata operazione. Ora sta bene, è salva e forse sta cominciando a capire anche che al mondo non c’è solo crudeltà e indifferenza. Apprezza molto le carezze e non le mancheranno. Cosa augurare a chi l’ha ridotta così? Tutto il male possibile? Grazie per l’attenzione.
    Isa Gallo
    da Sala Consilina (SA).

    Riporto volentieri questa mail perché offre alcune considerazioni interessanti. Anche nel maltrattamento degli animali (e degli uomini) esiste una scala di valori.
    Uccidere un animale per cibarsene è sicuramente discutibile, eppure provate a pensare ad un bovino che trascorre la sua vita nei pascoli del Jura francese per rientrare in stalla la sera, quando rinfresca. Pensate ora ad un bovino che trascorre l’intera sua vita con una catena legata corta al collo, dentro una stalla umida e buia. La fine, per entrambi gli animali, è un colpo di pistola, ma la qualità della vita è stata profondamente diversa. Nella vita e nella morte esistono “scale qualitative”.

    Nel caso che ci viene segnalato il maltrattamento è talmente gratuito che, alla fine, suscita orrore. Per mesi questa cagnetta ha subito la tortura di un collare a catena che penetrava nella carne mentre l’organismo cresceva. Ferite nel collo, bruciore, dolore, sangue, infezioni. Perché? Per vendetta? Per punizione? Almeno ci sarebbe un barlume di sentimento alla base della tortura. Invece dietro c’è il nulla, l’indifferenza, il piattume del menefreghismo. Posso capire, se non giustificare, l’uomo che batte a morte il cane per punizione, per un impeto di violenza non trattenuta, per una gallina sbranata. In questo episodio non ci sarà pentimento. Se metti una catena al collo di un cucciolo e te ne freghi nel vederlo crescere con il dolore del ferro che gli strappa la carne, allora è giustificato l’orrore. L’orrore di avere incontrato una persona priva dell’anima.

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