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    Animali in guerra: uccisi per uccidere altri uomini

    La guerra segna il tempo e il luogo dell’annichilimento di tutti diritti: degli umani come degli animali non umani.
    22 novembre 2004 - Agnese Pignataro

    . "I diritti negati", tema di uno studio svolto dal laboratorio storico antropologico "La foresta di piume", ha dato l’avvio alla presente ricerca sull’uso degli animali in guerra, nei laboratori militari come sul campo di battaglia.
    La guerra segna il tempo e il luogo dell’annichilimento di tutti diritti: non solo dei fondamentali: la vita, la libertà, la sicurezza, ma anche, più profondamente, del diritto di sapere, di difendersi, di autodeterminarsi.

    Ma quando si parla di diritti negati in modo costante, sistematico e globale, gli animali non umani non possono essere tralasciati.

    La guerra rappresenta il campo dove agiscono strategie di violenza il cui oggetto non ha confini di specie, e dove si assomma la sofferenza di centinaia di migliaia di esseri incolpevoli.

    Animali intossicati da gas venefici, irradiati con raggi Gamma, condizionati con elettroshock, usati per provare ogni tipo di arma, che sia da fuoco, chimica, batteriologica, atomica. E poi, le vittime umane predestinate.

    Da una parte, il massacro sistematico degli animali, la negazione totale dei loro diritti, la loro condizione di oggetto di una guerra permanente, fa da specchio al perenne stato d’assedio del nostro spazio personale di libertà, anche in apparenti momenti di pace: l’effettivo ed aperto abuso sugli animali si svolge in armonia coi sotterranei movimenti che, impercettibilmente, premono sugli individui, che, sottilmente, li condizionano e direzionano.

    Dall’altra parte, c’è lo sterminio di uomini e donne, nelle guerre pubblicizzate e in quelle dimenticate: una sofferenza amplificata e propagandata dai mass media quando serva a giustificare determinate scelte politiche, taciuta e sotterrata negli altri casi. Negli ultimi anni, abbiamo assistito alla costruzione, giustificazione e radicamento nell’opinione pubblica di un concetto intrinsecamente contraddittorio: quello della guerra umanitaria. L’esser riusciti a convincere i cittadini dei paesi occidentali della possibilità che un intervento militare possa avere una prassi ed uno scopo umanitari rappresenta il trionfo della manipolazione delle coscienze da parte dei mass media, della distorsione di una polarità che, da un punto di vista semantico, logico, razionale, non conosce conciliazione: la guerra è l’opposto della pace, la violenza è l’opposto dell’aiuto, la distruzione è l’opposto della cooperazione. Questa polarità "chiara e distinta" è stata alterata e sostituita da una verità artefatta, che si fonda non sulla razionalità ma sulla forza bruta della propaganda.

    Quante altre presunte verità, radicate nelle nostre società, non sono altro che frottole imposte per coprire orrori che non sarebbero tollerati se presentati nella loro reale brutalità? Il massacro silenzioso e segreto che avviene quotidianamente nei laboratori di vivisezione, possiamo realmente credere che sia una crudeltà resa necessaria dalla tutela della nostra salute? Quando torture analoghe vengono inflitte agli animali nei laboratori militari per approntare al contrario strumenti di morte?

    La guerra è uno stato d’emergenza, in cui le strategie ordinarie del potere vengono esasperate, in cui vengono fabbricate bugie troppo assurde per essere credute: di qui, la possibilità di far entrare in corto circuito un meccanismo che invece, nella quotidianità, lavora in modo subdolo, quasi impercettibile.

    Attraverso l’analisi dello stato di guerra, possiamo avviare l’analisi dello stato di (presunta) pace. Vedere, per esempio, il laboratorio di ricerca militare come l’amplificazione, l’estremizzazione del laboratorio di ricerca farmacologia. Cogliere la strategia di costruzione di verità: verità strumentali all’accettazione, da parte dell’opinione pubblica, di prassi altrimenti inaccettabili perché eticamente ingiustificabili. Una strategia attiva sempre e comunque, ma che in tempo di guerra agisce in modo più smaccato e più facilmente si può riconoscere e combattere.

    Un breve sguardo sugli animali in guerra offre l’occasione per percepire gli orrori della guerra senza il condizionamento dei confini di specie. E può dar la chiave per iniziare a considerare la questione dei diritti negati agli animali non umani non come un campo a sé, ma come problema interno alla negazione e violazione dei diritti che quotidianamente vediamo in azione e di cui subiamo l’azione - in tempo di guerra e di pace.

    Note:

    ANIMALI IN GUERRA : TESTO INTEGRALE

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