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Il crudele commercio di cani e gatti dall'Est

Li riempiono di medicine perché “durino” un po’ di più

16 dicembre 2004 - Oscar Grazioli
Fonte: www.libero.it
15.12.04

Gatti in gabbia Sono oltre trent’anni che li vedo morire. Sono oltre trent’anni che vedo bambini e genitori disperati di fronte a un batuffolo di pelo che si spegne in un lago di sangue e di diarrea mugolando per gli atroci dolori. Partono in centri di raccolta provenienti da varie zone dell’Est e finiscono su un camion dove si scambiano virus, funghi, batteri, di tutto.

Partono stipati a centinaia. Va bene se ne muore “solo” il 30 per cento. Ma chissenefrega. Pagati venti euro l’uno all’origine, vengono rivenduti in Italia a 250. Ci stanno dentro abbondantemente anche i morti. Li riempiono di immunoglobuline e antibiotici prima di partire e all’arrivo, perché “durino” un giorno almeno, il tempo di affezionarsi e di non avere più il coraggio di portarli indietro e cambiarli come fossero bulloni. Adesso, a forza di denunce, qualcosa è cambiato.

Si vedono libretti sanitari scritti in lingue incomprensibili, pedigree che valgono come la carta igienica, vaccinazioni mai eseguite da veterinari compiacenti. Si vede anche qualche commerciante onesto che vi dà otto giorni di garanzia. Ma quel mercato dei piccoli cadaverini ambulanti è ancora florido e l’unica vostra difesa è un veterinario di fiducia che vi consigli prima dell’acquisto. Dopo è troppo tardi, complice una legislazione che permette di vendere cani e gatti strappati alle madri a trenta giorni di età e costretti a viaggi raccapriccianti, dal gelo delle tundre al sole e alle musiche del Bel Paese. Dove muoiono al caldo e al suono dei mandolini.

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