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    Il Fenomeno in Estonia e nello zoo di San Pietroburgo

    Orsi in letargo «svegliati» dal caldo  

    17 gennaio 2005 - Isabella Lattes Coifmann
    Fonte: www.lastampa.it
    16.01.05

    Orsi allo zoo

    «Non ci sono più le stagioni» è una frase che ci capita spesso di sentire, e veramente c’è da preoccuparsi se perfino il segretario dell’Onu ha sentito il bisogno, l’altro giorno, di invocare il controllo del cambiamento del clima. Naturalmente non solo gli uomini se ne accorgono e ne soffrono. Giunge ora la notizia che l’inverno eccezionalmente mite nella Russia europea ha provocato singolari modifiche anche al comportamento degli orsi negli zoo.

    Il direttore dello zoo di San Pietroburgo ha comunicato che si sono dovuti mettere sotto osservazione gli orsi, perché il caldo (pochi gradi sopra lo zero, ma pur sempre caldo rispetto alla media stagionale di quelle regioni) ha fatto risvegliare dal letargo le femmine. E uno dei maschi non è nemmeno andato in letargo. La stessa cosa è avvenuta a Riga in Lettonia e in Estonia, dove l’aumento della temperatura ha fatto risvegliare alcuni dei seicento esemplari di orsi che vivono nel paese. La ricomparsa precoce di questi animali ha destato quest’anno preoccupazione per la sopravvivenza dei cuccioli.

    Il letargo è la strategia a cui ricorrono milioni di animali per superare i rigidi inverni quando il cibo scarseggia e la morsa del gelo è un killer in agguato. Si potrebbe dire che, per sfuggire alla morte vera, si rifugiano in una sorta di morte apparente. Per la verità l’orso ha un letargo sui generis, perché la sua temperatura corporea non si abbassa, pur se tutte le funzioni si rallentano. Rimane in condizione di abbandonare il rifugio, se si sente in pericolo. L’orso bruno, che è diffuso con varie sottospecie in Europa e in Asia, è abitudinario: quando ha scelto il luogo adatto per passarci la stagione fredda, continua ad usarlo anche per anni. Di solito preferisce una grotta o una cavità protetta da rocce, ma all’occorrenza sa scavarsi una tana, ed è capace di organizzarsi per bene il rifugio, formando un «letto» con rami, foglie, muschio.

    L’orso bianco, che vive nel grande freddo, nel suo pseudo-letargo riesce addirittura a riprodursi. All’approssimarsi dell’inverno scava nel ghiaccio una tana che viene poi ricoperta completamente dalla neve. In questa sorta di igloo la temperatura si mantiene costante ed è considerevolmente superiore a quella dell’ ambiente esterno. L’aria filtra attraverso strati di neve poco compatti e quando l’orsa in procinto di partorire vi si infila dentro, di aria ne consuma poca appunto perché le sue funzioni, da quelle respiratorie a quelle cardiache, sono notevolmente rallentate.

    Eppure in questo stato di torpore, tutto dorme in lei, tranne il feto o i feti che si sviluppano nel suo utero. Nel cuore dell’inverno, quando la notte dura ventiquattro ore e la temperatura esterna scende a settanta o più gradi sotto lo zero, mamma orsa partorisce.
    Certo sarebbe molto interessante sapere quali siano gli effetti del caldo fuori stagione sugli orsi che vivono in libertà. Che non sono più tanti. L’orso bruno un tempo era presente in tutta Europa fino alla Gran Bretagna, e a sud il suo territorio di diffusione comprendeva persino il nordafrica.

    Al tempo dei Romani gli orsi erano presenti a centinaia nei sanguinosi giochi circensi, e la memoria dell’orso è viva nella cultura europea attraverso innumerevoli leggende e fiabe. Oggi invece lo si deve proteggere. Non è andata molto meglio all’orso bianco, che pur essendo considerato in pericolo d’estinzione è stato oggetto di una caccia spietata per il suo mantello fino a tempi recenti.

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