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    Petrolio, permesso Eni "Anzi" incompatibile con il Parco

    La OLA, invita tutti i comuni interessati dal permesso di ricerca dell’Eni denominato “Anzi” (Pignola, Anzi, Trivigno, Calvello, Abriola, Potenza) - ad esprimere un “no” chiaro e tempestivo
    2 dicembre 2008 - OLA | Organizzazione Lucana Ambientalista

    trivelle in azione La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - è costretta, nuovamente, ad intervenire in merito alle dichiarazioni rese oggi alla stampa, durante una conferenza indetta dal Commissario del Parco Nazionale della Val d’Agri-Lagonegrese che - sono non solo inesatte, ma addirittura tendenziose e che mirano a legittimare una presunta compatibilità tra "parco e petrolio".

    Un esempio emblematico delle inesattezze del Commissario provengono dal Comune di Satriano sullo screening del permesso di ricerca ENI denominato “Satriano”. Con propria delibera, il Consiglio Comunale di Satriano ha rimarcato, tra l’altro, l’incompatibilità tra parco e petrolio, così come sancito dal Decreto del Presidente della Repubblica 8 Dicembre 2007 e misure di salvaguardia, tra le quali vige - ai sensi dell'art. 3, lettera "n", il "divieto di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché di attività petrolifere nell'area parco".

    La OLA, invita tutti i comuni interessati dal permesso di ricerca dell’Eni denominato “Anzi” (Pignola, Anzi, Trivigno, Calvello, Abriola, Potenza) - sulla scorta di quanto deliberato già in proposito dal Comune di Brindisi di Montagna - ad esprimere un “no” chiaro e tempestivo, al fine di bloccare l’assurdo ricorso al “silenzio assenso”, motivando tale diniego con motivi ambientali, economici e di programmazione territoriali, non escludendo l’incompatibilità tra “parco e petrolio“ sancita dal DPR del Parco Nazionale.

    Non è pensabile che i territori e le comunità – che abitano un “deserto brullo” - vengano considerate da ENI, con spregio, “comunità polvere” e che Eni continui a scrivere delle proprie relazioni, a corredo delle proprie richieste di ricerca ed estrazione petrolifera, frasi del tipo “un tempo coperta da boschi e foreste in seguito abbattuti per ricavare legname e terreni da coltivare, la Basilicata si presenta oggi arida e brulla. I territori naturali che conservano l’aspetto originario sono pochissimi e sono oggi tutelati all’interno di aree protette...” (Pag. 52 della Relazione) oppure, dichiarare che nell’area del permesso “non si riscontrano aree protette”. (Pag. 10 della Relazione).

    Basta guardare le cartografie e leggere il Decreto del Presidente della Repubblica per riscontrare il contrario e confermare una ricchezza ambientale e territoriale di grande valore. Il Commissario Totaro, dunque, non giochi a favorire le compagnie petrolifere professando la presunta compatibilità tra “parco e petrolio” e la Regione non faccia finta che il parco non esiste, designando da subito la propria terna di nomi per la presidenza del Parco Nazionale, al fine di superare questo grave stato di congelamento della gestione del parco che giova solo alle onnipresenti e potenti compagnie petrolifere.

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