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    Nuove centrali in Basilicata

    La Giunta Regionale della Basilicata, con proprie deliberazioni, ha espresso 6 dinieghi per la realizzazione ed esercizio di altrettante centrali funzionanti ad olio vegetale con 1 sola centrale autorizzata.
    24 marzo 2009 - OLA|Organizzazione Lucana Ambientalista

    Serbatoio di Gas La Giunta Regionale della Basilicata, con proprie deliberazioni, ha espresso 6 dinieghi per la realizzazione ed esercizio di altrettante centrali funzionanti ad olio vegetale (Calciano, Grottole, Pisticci, Salandra Scalo, Montalbano Ionico, Pisticci e Marsicovetere) con 1 sola centrale autorizzata. Le motivazioni dei dinieghi si riferiscono alla mancanza del nuovo PIEAR (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale) ed attengono ai limiti di potenza ammissibile fissati dal PER vigenti del 2001. I dinieghi si riferiscono a centrali ad olio vegetale per una potenza complessiva di 130 MW circa.

    Riguardano le seguenti Società:

    Clean Energy con sede a Matera che ha proposto centrali funzionanti a olio vegetale a Calciano (zona PIP -18 MW circa),Grottole (Contrada Bufalara - 18 MW circa);
    Società Bioenergy con sedi a Matera e Policoro che ha proposto centrali ad olio vegetale a Pisticci (loc. Torretta San Basilio - 16 MW circa), Salandra Scalo (53 MW circa),
    Montalbano Ionico (C.da Cuccovia - 36 MW circa);
    Società BBC di Bernalda che ha proposto una centrale funzionante ad olio vegetale a Pisticci - zona Industriale (10 MW circa)

    Unica centrale autorizzata è quella della Ferrero nell'area industriale di Balvano (8 MW circa) che ha ricevuto i pareri degli enti in sede di Conferenza di Servizio. Sull'uso dell'olio vegetale per l'alimentazione delle centrali si sono concentrati gli intertessi delle società interessate a beneficiare degli incentivi riservati alle fonti rinnovabili dell'energia.Sul combustibile che si intende utilizzare per le centrali proposte in Basilicata non si conosce però nulla.

    Perplessità in Italia sono state riservate a questo tipo di centrali che utilizzerebbero olio di palma a buon mercato che offre il vantaggio di essere incentivabile dallo Stato. Un barile di olio di palma costa 54 dollari. Costo inferiore a quello del barile di petrolio. inoltre producendo elettricità da una biomassa quale è l’olio di palma, le società potranno ricevere le agevolazioni economiche previste dal Decreto 387 del 2003, sotto forma di certificati verdi. Per ogni chilowattora prodotto dalla sua centrale a olio vegetale la società proponente potrà ricevere circa 15 centesimi di euro, ben di più dei 3 centesimi di euro pagati per il chilowattore prodotto da fonti energetiche non rinnovabili (olio combustibile, metano). L'olio di palma è prodotto prevalentemente in Indonesia. Nel 2004, gli ettari di foresta pluviale indonesiana trasformati in palmeti erano 5,3 milioni e questa trasformazione ha ripercussioni distruttive sull'ambiente. A fronte di 11 milioni di tonnellate di olio prodotti ogni anno dai palmeti indonesiani, in gran parte esportati, nel paese restano inoltre i rifiuti altamente inquinanti prodotti della lavorazione dei datteri: 32 milioni di tonnellate, tra scarti solidi e acqua contaminata.

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