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    Italia

    sciopero contro la TAV

    18 novembre 2005 - Olivier Turquet
    Fonte: www.unimondo.org - 16 novembre 2005

    Circa 50mila persone – 30.000 per la questura e 70.000 per gli organizzatori - hanno sfilato per otto chilometri nella Valle di Susa per dire no alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Dappertutto le scritte no-Tav: sulle bandiere e sui palloncini bianchi e rossi, ma anche sui pali della luce, sui muri delle strade. I negozi sono tutti chiusi e, sulle serrande, un biglietto spiega: “per una valle viva oggi sciopero no-Tav”. Ferme anche molte fabbriche. A Bussoleno, località di partenza del corteo, sono arrivati treni e pullman strapieni di gente. Al corteo, aperto dai gonfaloni dei Comuni della valle su un furgone, partecipano famiglie e bambini: “per le forze dell'ordine che non sono di Torino: questa volta non ci caricate, ci siamo anche noi bambini”, cita uno striscione. Fra le tante associazioni Libera Piemonte (che ha organizzato un treno speciale), le comunità montane, Legambiente, l'Arci, Wwf, Emergency, la Fiom, la Coldiretti, le Rsu del Politecnico, la Cub, delegazioni di lavoratori e ambientalisti da tutta Italia.

    Per il sindacato autonomo del Cub lo sciopero e la manifestazione sono pienamente riusciti. Consistente la presenza dei Vigili del Fuoco aderenti alla CUB, che hanno partecipato al corteo in divisa per manifestare la loro solidarietà alla lotta e per affermare la loro opposizione alla militarizzazione del corpo e alla pretesa di utilizzarli in compiti di ordine pubblico. Consistente è stata la solidarietà raccolta dalla CUB per l'intimazione a revocare lo sciopero avuta dalla "Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali". Nel corso del comizio, la CUB ha chiesto ufficialmente alla Comunità montana e a tutte le forze che hanno promosso lo sciopero, di prendere posizione contro il provvedimento della Commissione di Garanzia. Sono state, inoltre, invitate tutte le persone che vogliono difendere il diritto di sciopero a inviare e-mail alla Commissione di Garanzia per chiedere il ritiro del provvedimento che non autorizzava lo sciopero.

    "Invitiamo il ministro dell'Interno a togliere immediatamente i posti di blocco messi in molte zone della Valle di Susa" hanno detto i partecipanti alla manifestazione. "Le forze dell'ordine sono state mandate a fare la guardia ad una trivella nei boschi - ha urlato Maurizio Piccioli, in rappresentanza dei comitati 'No Tav', dai microfoni del palco allestito a Susa, all'arrivo della marcia di 8 chilometri -. Ci offende che le forze dell'ordine siano state inviate sul monte Rocciamelone dove sosta la Madonna che protegge la Val di Susa". Piccioli ha poi ribadito: "Non ci rassegneremo mai, si rassegnino coloro che sperano in una nostra rassegnazione". Ad appoggiare la protesta dei valsusini anche i comitati nord-est contro la realizzazione delle grandi opere in Italia. "Siamo arrivati qui in oltre 200 - ha detto un loro rappresentante - siamo venuti per imparare una lezione di democrazia ed oggi questa lezione c'e' stata".

    “Un’opera da più di 15 miliardi di Euro, 15 anni per realizzarla a partire dal 2010. Su una linea che attualmente vede viaggiare solo 7 coppie di treni passeggeri al giorno sul tratto internazionale e che viene sfruttata per il trasporto merci al 25% della sua capacità”. Lo ribadisce Legambiente, per bocca del suo presidente Roberto Della Seta, in Val di Susa per partecipare al grande sciopero contro l’Alta Velocità Torino-Lione di questa mattina. Attualmente – denuncia Legambiente - sul tratto internazionale della Torino-Lione viaggiano solo 7 (sette!) coppie di treni passeggeri al giorno, contro le 17 che viaggiano sulla ferrovia internazionale del Brennero e le 31 coppie di treni passeggeri che valicano ogni giorno il Gottardo. Così come non si può ignorare che il tracciato della linea Tav è oggi utilizzato per meno di un terzo della sua capacità di trasporto. “Dunque - ribadisce Della Seta - non mancano le arterie per far viaggiare le merci su ferro. Al contrario, con risorse infinitamente più contenute di quelle necessarie a realizzare il tunnel, si potrebbe rendere finalmente competitiva per le merci la linea esistente”.

    Anche il Wwf era presente alla manifestazione per esprime solidarietà per la battaglia in difesa della Valle e offrire supporto tecnico e giuridico per far emergere l’alternativa possibile rispetto all’attuale progetto TAV e riaprire, così, il doveroso e auspicato dialogo tra le parti.
    Dossier Sviluppo e decrescita
    “Stiamo con forza chiedendo un confronto pubblico con i principali interlocutori di questa vicenda” scrive il Presidente Pratesi “e siamo convinti che un dibattito sereno possa far emergere una semplice verità: esiste un’alternativa più vantaggiosa sotto il profilo non solo ambientale ma anche economico. Se il piano TAV, dentro cui l’opera della Val di Susa si inserisce, fosse stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, questo non sarebbe mai stato approvato in questi termini. Ma purtroppo la direttiva sulla VAS nel nostro paese non è neppure stata ancora recepita e così i piani vengono approvati senza valutare le opzioni alternative. Ma la questione ora non è formale, qui ci sono ambienti integri da difendere e denaro pubblico da non sprecare: è un obbligo morale ed istituzionale aprire un confronto reale sull’alternativa al provetto TAV”.

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