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    Intrviste al Festival Umanista

    Ognuno dovrebbe essere libero di poter vivere dove vuole

    al festival umanista per la Pace e la Nonviolenza incontriamo Gabriele Palloni del Centro delle Culture di Firenze e neo consigliere di quartiere
    22 agosto 2009 - Olivier Turquet
    Fonte: Buone Nuove
    Pressenza Toscana http://www.pressenza.org - 22 agosto 2009

    Gabriele Palloni è stato recentemente eletto consigliere del Q2 di Firenze nelle liste di Unaltracittà.; è dunque il primo consigliere umanista della storia fiorentina.

    Nel 1996, assieme ad altri amici umanisti, da vita all’associazione “Etnie – Centro delle Culture di Firenze” con l’obiettivo di aprire e favorire il dialogo fra le differenti culture che vivono nella città, oltre a lottare contro la discriminazione e la violenza, che in campo di immigrazione si fa sempre più manifesta.

    Dal gennaio del 2000 ha iniziato a viaggiare in Senegal, organizzando volontari del luogo su progetti di auto-organizzazione sociale sui temi dell’educazione della sanità e della qualità della vita

    Nel 2005 è tra i fondatori di Stargayte, un fronte umanista sul tema dell’orientamento sessuale, celebrando matrimoni (con la cerimonia umanista) fra coppie dello stesso sesso; queste cerimonie, oltre ad essere un momento condiviso del desiderio di unione di due persone, sono anche una manifestazione pubblica della necessità di un atto laico che consenta le unioni civili di persone di qualunque orientamento.

    Di che cosa si occupa il Centro delle Culture?

    Negli ultimi venti anni l'Italia sta conoscendo il fenomeno di una immigrazione massiccia, come già da prima è avvenuto in altri paesi Europei; tutto questo porta grossi cambiamenti nella vita sociale e nuove possibilità.

    La politica dei governi dell'ultimo decennio, è stata quella di dare una risposta prettamente economica, trattando il fenomeno migratorio solo come forza lavoro, favorendo poco o niente un processo di reale e profondo dialogo.
    Viceversa, varie realtà appartenenti al cosiddetto terzo settore, sviluppano attività nella direzione di favorire il dialogo attraverso un'azione nonviolenta che è una proposta indispensabile e da approfondire per la convergenza di tutte queste forze che stanno agendo in questo senso.

    Favorire il dialogo interculturale significa opporsi alla tendenza dello scontro, il dialogo passa attraverso il riconoscimento e l'approfondimento dell'identità culturale e personale.

    Il centro delle culture si occupa di questo: realizzare momenti di incontro dove approfondire il tema culturale e creare ponti fra tutte quelle realtà che si muovono con la metodologia nonviolenta, opponendosi al razzismo e alla violenza, promuovendo l'incontro.

    Perché il CdC promuove la MM?

    La Marcia per la Pace e la Nonviolenza si oppone ad ogni forma di violenza, perciò come cdc riconosciamo come forma massima di espressione violenta il Pacchetto Sicurezza ed attraverso la Marcia possiamo amplificare un messaggio che crei coscienza ed informazione su questo.

    In un mondo globalizzato il concetto di identità culturale è quanto di più dinamico esista, le influenze reciproche delle culture sono fortissime che lo vogliamo o no.
    Opporsi a questo, rivendicando valori di supposte identità nazionali è qualcosa che è mosso dalla paura, paura alimentata da una robusta campagne di informazione dei mass media, al sostegno di scelte politiche di criminalizzazione del diverso.

    Quali iniziative avete proposto al festival umanista per la pace e la nonviolenza?

    Ci sono differenti livelli per avvicinarsi e sperimentare ciò che abbiamo espresso fino adesso. Per questo abbiamo proposto momenti diversi attraverso i quali si può approfondire la diversità.

    Il 3 agosto abbiamo proposto il trio Baro Drom, che suona una musica che si rifà anche alla cultura Rom (cultura poco conosciuta e sempre offuscata dal luogo comune di: zingaro questuante e ladro di bambini) che ha portato molti contributi alla musica di tutto il mondo.

    Il 4 agosto l'attore fiorentino Saverio Tommasi, ha proposto il monologo “Storie Clandestine” che racconta uno dei possibili viaggi delle migliaia di persone (tra cui molti rifugiati di guerra) che tentano l'approdo alla fortezza Europa, che sempre più spesso trovano la morte nel canale di Sicilia e nello stretto di Gibilterra). Lo spettacolo propone una connessione emotiva, che non sia quella della paura ma dell'identificazione con l'esperienza del migrante. Questo stesso tema è trattato nel documentario “Come un uomo sulla terra” di A. Segre, proposto durante il cineforum il giorno successivo.

    Il 7 agosto abbiamo proposto il laboratorio “Riflessione sull'identità culturale ed esperienze di dialogo”. Questo workshop è la riflessione e la comunicazione di un ambito formato da persone di diversa provenienza culturale.
    Sempre il 7 agosto c’è stata la presentazione del libro “Camosci e Girachiavi” di Christian G. De Vito, storia del carcere in Italia dal 1947 al 2007. Promuoviamo questa presentazione come CdC, in virtù delle caratteristiche che il fenomeno della detenzione sta assumendo in questi anni in cui allo stato sociale si sta sostituendo uno stato penale. Se adesso la clandestinità è un reato, saranno sempre di più gli immigrati che finiranno in quella sorta di “discarica sociale” che è adesso il carcere.

    Un messaggio…

    “Nessuno può scegliere dove nascere, ma ognuno dovrebbe essere libero di poter vivere dove vuole.

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