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I bolscevichi di Bush scuotono il Kirzichistan

4 aprile 2005 - di Mike Whitney
Fonte: Dissident Voice - www.dissidentvoice.org

"Da quando i continenti hanno iniziato a interagire politicamente, circa cinquecento anni fa, l'Eurasia è stata il centro del potere mondiale. Adesso, l'America è l'unica superpotenza globale, e l'Eurasia è l'arena centrale del globo. Pertanto, ciò che accadrà alla distribuzione del potere nel continente eurasiatico sarà di importanza fondamentale per la supremazia globale e per il retaggio storico dell'America".

Zbigniew Brzezinski, La grande scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici (Basic Books, 1997)

"Questa non è una rivoluzione; è vandalismo"

Una non identificata settantenne di Bishkek commenta il massiccio saccheggio della città seguito al colpo di Stato di venerdì scorso.

Kirghizistan Map Il colpo di stato di Washington in Kirghizistan è stato un perfetto esempio di dimostrazione di forza imperiale. Come gli altri recenti cambiamenti di regime in Ucraina, in Georgia e in Serbia, la "rivoluzione dei tulipani" è stata fomentata e successivamente finanziata e appoggiata dalle ONG americane che collaborano con i gruppi di opposizione del Kirghizistan. Lo schema è inconfondibile, e tuttavia mozzafiato. Nel giro di poche ore, il regime di Askar Akayev, in vigore da quattordici anni, è stato spazzato via col pretesto di elezioni fraudolente e sostituito Kurmanbek Bakiev, favorito di Washington. Al momento la situazione è instabile, ed è impossibile dire con certezza chi, tra Bakiev e Felix Kulov, il nuovo capo della sicurezza, manterrà la testa del nuovo governo.

Per chi è interessato alle false rivoluzioni americane, il "Rapporto segreto di Steven M. Young, Ambasciatore statunitense nella Repubblica del Kirghizistan, rappresenta una lettura interessante. Nel suo rapporto pre-elettorale del 30 dicembre 2004, si trova ben più di qualche informazione di prima scelta che suggerisce che gli USA erano direttamente coinvolti nel rovesciamento del governo di Akayev. Qualche stralcio delle annotazioni dell'Ambasciatore Young: "Il nostro primo obiettivo - secondo i piani precedentemente approvati - è di aumentare la pressione su Akayev per costringerlo a dimettersi anticipatamente dopo le elezioni parlamentari. Realizzare il piano è di importanza fondamentale perché, crediamo, l'attuale opposizione non è abbastanza forte per sfidare le attuali autorità". E ancora: "Secondo il materiale che abbiamo inviato al Dipartimento di Stato, sono venute a determinarsi due formazioni nell'arena politica del Kirghizistan. Kurmanbek Bakiev, ex Primo Ministro e membro del Parlamento, è l'unico candidato per il ruolo presidenziale. Credo che sia il candidato più ben accetto in previsione del fruttuoso sviluppo dei rapporti tra gli Usa e il Kirghizistan.".

Bene, riassumiamo: Washington era direttamente coinvolta nella deposizione di un leader eletto democraticamente (ricordate: erano le elezioni parlamentari che venivano invalidate, non quella di Akayev) in una nazione che non costituisce alcuna minaccia per la sicurezza nazionale dell'America. Secondo le annotazioni, il Dipartimento di Stato contribuì a pianificare il colpo di stato, al punto da scegliere un leader di opposizione. E quali gruppi hanno aiutato Washington nel suo piano di estromettere Akayev?

Secondo gli appunti è il calderone delle ONG attive nel Kirghizistan: "L'ambasciata statunitense in collaborazione con l'USAID, l'NDI e l'IRI, altre organizzazioni internazionali tra cui la Freedom House, l'Internews Network, la fondazione Soros e la fondazione Eurasia." Questi sono i nuovi bolscevichi americani, che diffondono la rivoluzione neoliberale in tutto il globo e che fanno pressione perché le nazioni entrino al trotto nell'orbita economica e politica dell'America.

Esaminando i principali personaggi che gestiscono queste ONG, compaiono i maggiori nomi della politica americana. Madeleine Albright (Segretario di Stato di Clinton), è il presidente dell'Istituto Democratico Nazionale (NDI), James Woolsey (ex capo della CIA e membro del PNAC - Progetto per un Nuovo Secolo Americano) è il presidente della Freedom House, George Soros è a capo della fondazione Soros e John McCain (che nasconde i suoi saccheggi internazionali dietro la maschera di un onesto anticonformista) è il presidente dell'Istituto Repubblicano Internazionale (IRI).

Il padrino spirituale e ideologico di questo movimento globale è Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale di Carter e architetto dell'intervento in Afghanistan negli anni '80, sfociato nell'11 settembre (arruolando e addestrando estremisti islamici per combattere una guerra per conto dell'America contro l'Unione Sovietica). Brzezinski ha delineato i suoi piani aggressivi per la presa di potere nell'Asia centrale e nel Medio Oriente nella sua opera seminale, "La Grande Scacchiera", un progetto per il dominio a livello mondiale che l'Amministrazione Bush segue con religiosa devozione. Nel suo libro, Brzezinsky articola in modo chiaro l'attuale politica americana nella regione:

"Per l'America, la principale ricompensa geopolitica è l'Eurasia. e la supremazia globale dell'America dipende direttamente da quanto a lungo ed efficacemente sarà mantenuta questo predominio sul continente eurasiatico". (p. 30)

Ciò spiega perché il presidente Akayev abbia cessato di essere nelle grazie dell'Amministrazione Bush. Sebbene i media occidentali dipingessero il pacato Akayev come "sempre più autocratico", il suo vero fallimento "frenava gli sforzi del suo governo che miravano a coltivare e a rafforzare i legami politici ed economici con la Russia e con la Cina." (Andrea Peters, World Socialist Website)

Akayev poneva un ostacolo alla crescente influenza americana nella regione, perciò, per deporlo, sono state sguinzagliate le forze armate. Tuttavia Akayez, che si trova adesso in Russia, ha rifiutato di dimettersi da Presidente e ha screditato la rivolta definendola un "crimine di stato" condotta da "avventurieri e cospiratori."

Annotazioni dell'Ambasciatore Young

Le annotazioni continuano: "Il nostro primo obiettivo nel periodo pre-elettorale è quello di suscitare la sfiducia nei confronti delle autorità al potere e del regime di Akayev, reso inabile dalla corruzione, verso il suo orientamento pro-Russia e l'uso illegale di una 'risorsa amministrativa' per truccare le elezioni. A questo proposito, la commissione democratica dell'ambasciata, la fondazione Soros, la fondazione Eurasia di Bishkek in collaborazione con l'USAID, hanno organizzato gruppi politicamente attivi di elettori per incitare sommosse contro i candidati a favore del presidente.

"Abbiamo aperto un finanziamento per un centro di documentazione indipendente - il Media Support center - e per una nuova agenzia di stampa, la AKI, per interpretare in maniera imparziale il corso delle elezioni e minimizzare l'impatto della propaganda dei mezzi di comunicazioni statali. Abbiamo intenzione, inoltre, di fornire un appoggio finanziario alle compagnie televisive e radiofoniche non governative che consideriamo promettenti."

Vale la pena di considerare che, secondo gli standard statunitensi qui applicati, sarebbe del tutto ineccepibile se la Cina prendesse piede, politicamente, negli USA; fondando centri di documentazione, incitando i gruppi di opposizione a bloccare le strade e a prendere d'assalto gli edifici del governo, e diffondendo una propaganda anti-governativa nell'ottica di un cambiamento della leadership che sarebbe più gradita a Pechino. Questo intervento flagrante negli affari di una nazione sovrana è ciò che i media dell'establishment stanno tentando di far passare per un movimento "pro-democrazia".

Le annotazioni dell'Ambasciatore Young continuano così: "Tenendo in considerazione le misure stabilite dal Programma del Dipartimento di Stato per il biennio 2005-2006 per intensificare la nostra influenza nell'Asia Centrale, in modo particolare in Kirghizistan, consideriamo il Paese come la base per avanzare nel processo di democratizzazione del Tagichistan, nel Kazachistan, nell'Uzbeschistan e per limitare l'influenza cinese e russa nell'area."

Questo è il bolscevismo moderno, che tenta di nascondersi dietro la copertura degli slogan dei media e del falso servizio alla democrazia. L'America sta estendendo la propria portata globale per comprendere tutta l'Asia centrale e controllare così i due terzi delle risorse mondiali e indebolire possibili rivali nella regione, come la Cina e la Russia.

L'amministrazione pare rallegrarsi del caos suscitato nel Medio Oriente e in Eurasia. Attualmente l'influenza distruttiva si percepisce da Caracas a Tashkent, da Beirut a Bishkek; e non è possibile dire quando cesserà l'effetto domino o quali saranno le implicazioni a lungo termine. Questo è ciò che il neoconservatore Michael Ledeen definisce "caos creativo", la politica di trasformazione della belligeranza e dei tumulti globali.

L'appoggio del Congresso

Le rivoluzioni in atto nell'Asia Centrale non sono opera esclusivamente dei neoconservatori della Casa Bianca. John McCain e Joe Lieberman hanno guidato la carica approvando lo scorso mese l' "Advance Democracy Act". La legge aggiunge altri 250 milioni di dollari da spillare ai contribuenti e da investire in gruppi rivoluzionari come l'IRI di McCain, l'NDI di Albright, la Freedom House di Woolsey perché continuino la loro opera di cambiamento di regime nel mondo.

Le ONG si sono trasformate nella parte più morbida del militarismo americano, il guanto di velluto che viene sostituito dal pugno di ferro dell'intervento miliare. Infatti, tra i due c'è poca differenza. Entrambi perseguono la politica non democratica dell'elite dominante; entrambi credono nella forza e nel sotterfugio come strumenti fondamentali per la politica estera; ed entrambi sono pronti a sacrificare le vite di numerosi civili innocenti per raggiungere i loro scopi di accrescimento.

Apparentemente, le ONG operano con gli stessi mezzi delle organizzazione terroriste, sebbene con un appoggio politico considerevole e risorse infinitamente maggiori. La logistica di queste false rivoluzioni è stata gestita con un'incredibile attenzione ai dettagli. Tutto, dalle tende impermeabili ai sandwich monodose, alle bandiere vivacemente colorate, agli slogan accattivanti, è stato testato attentamente dai sondaggi e fabbricato dal serbatoio del pensiero di sinistra e delle ONG americane. Si tratta di eventi puramente americani coordinati dai burocrati, appoggiati dal governo e dalle corporazioni multinazionali, e architettati dai gruppi più sofisticati di pubbliche relazioni in America. È la rivoluzione come un teatro di strada, un modello contraffatto di una reale agitazione politica.

Il cambiamento di regime si è trasformato nel passatempo preferito di Washington e senza dubbio nuovi obiettivi entreranno preso nel reticolo imperiale. L'Iran, il Venezuela, Cuba, la Russia e la Cina, sono tutte nella lista dei potenziali nemici per i quali potrebbe essere necessaria un'azione sovversiva. I successi in Ucraina, Serbia, Georgia e Kirzichistan hanno incoraggiato gli architetti dell'attuale strategia che adesso mirano ad obiettivi maggiori. Tutti sperimenteremo sulla nostra pelle se "la rivoluzione come politica estera" sia dopo tutto un'idea tanto saggia.

Note:

Mike Whitney vive nello stato di Washington, e può essere contattato al
seguente indirizzo email: fergiewhitney@msn.com .

Tradotto da Chiara Manfrinato per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e la traduttrice

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