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L’arresto di Gagan Thapa mette in luce fastidiosi paralleli

L’arresto di Gagan Thapa: vedere il Cile in Nepal

Mi aspettavo il suo arresto. E’ stata solo una questione di settimane, forse di mesi. Quando all’inizio dello scorso mese di Febbraio il re Gyanendra ha assunto il potere esecutivo, nominato un consiglio dei ministri monarchico, e quindi dichiarato lo stato di emergenza, Gagan è divenuto uno dei leader politici più ricercati dalle autorità Nepalesi.
13 maggio 2005 - Di Daniela Ponce
Fonte: CounterPunch - http://www.counterpunch.org


Gagan Thapa Un mio amico è stato arrestato lo scorso 26 Aprile. Il suo nome è Gagan Thapa. Non è un assassino e neppure un ladro, ma piuttosto un leader del movimento studentesco, che nonostante i rischi significativi in cui sta incorrendo la sua vita, è impegnato a combattere per ristabilire la democrazia in Nepal.

Io sono Cilena. Gagan è invece Nepalese. Nonostante la distanza che separa i due paesi, Gagan e io abbiamo molto in comune. Anche io sono diventata una studente attivista durante il periodo della transizione democratica in Cile, un paese che fu capace di rendere famosa la parola “desaparecido” data l’abilità che aveva il governo di Augusto Pinochet di far sparire senza lasciar traccia una qualunque persona dalla vista pubblica. Se per qualche ragione gli scomparsi avevano la fortuna di riapparire, molto spesso lo facevano da morti.

Ho incontrato Gagan a seguito dei numerosi anni di lavoro e di ricerca post laurea, spesi a studiare il movimento studentesco in Nepal, e ho compreso che abbiamo molto in comune: una pura devozione verso i diritti umani, la libertà di espressione e la libertà politica.

Adesso Gagan è in pericolo di andare a far parte della lista di quelli che noi in Cile chiamiamo i "desaparecidos." Gli “scomparsi”. E in Nepal sto vedendo il Cile.

Mi aspettavo l’arresto di Gagan. E’ stata solo una questione di settimane, forse di mesi. Quando all’inizio dello scorso mese di Febbraio il re Gyanendra ha assunto il potere esecutivo, nominato un consiglio dei ministri monarchico, e quindi dichiarato lo stato di emergenza, Gagan è divenuto uno dei leader politici più ricercati dalle autorità Nepalesi. Anche se molti dei suoi amici stavano tentando di convincerlo a rifugiarsi in India – compresa la sottoscritta- lui si era sempre rifiutato di lasciare il Nepal esprimendo il proprio bisogno di essere “dove è la sua gente”.

Il re aveva delle ragioni irresistibili per non provare simpatia per Gagan. L’anno scorso e pure l’anno precedente, Gagan e la sua organizzazione studentesca, la Nepal Student Union, erano riusciti a mobilitare migliaia di studenti per esercitare pressioni sul palazzo affinché venisse ristabilita la democrazia. La pressione era aumentata dopo che la polizia aveva sparato uccidendo uno studente coinvolto nelle proteste dell’Aprile del 2003. Gyanendra aveva sciolto il parlamento e dimesso il governo che era stato eletto nel 2002. Da allora ha governato attraverso la nomina personale dei primi ministri.

A quel tempo anche Gagan e un altro leader studentesco erano stati arrestati. In quei giorni mi trovavo in Nepal, a condurre una ricerca sulla violenza politica contro i civili a Kathmandu, Butwal e Bhairawa. L’anno scorso sono ritornata in Nepal e ho realizzato più di cento interviste con leader del movimento studentesco e con diversi attivisti sulla emergenza e sullo sviluppo del movimento studentesco.

Durante una intervista registrata dell’anno scorso, lui mi aveva parlato della sua dura prova e di cosa era portatrice: “Eravamo in attesa di un simile evento e la polizia è venuta e ci ha detto: "Abbiamo un mandato di arresto per voi due ragazzi."

“Un mandato di arresto per cosa?, gli abbiamo chiesto. Ci hanno risposto, 'per avere cantato degli slogan contro il re'. E il giorno dopo, la stampa aveva scritto che il governo aveva lanciato accuse di sedizione e che avremmo potuto essere imprigionati per dieci anni a causa di questa nuova legge. E gli studenti reagirono. Gli studenti si riversarono nelle strade. Migliaia e migliaia di studenti e penso che quello sia stato il giorno in cui è cominciato il vero movimento per la creazione di una repubblica."

Gli studenti, per la prima volta nella storia del Nepal, hanno fatto sentire la loro voce richiedendo che si ponga fine alla monarchia e si costituisca una repubblica Nepalese.

Il re Gyanendra era intento a confrontarsi con due diversi fronti di opposizione: da una parte gli studenti e dall’altra una violenta insurrezione di ispirazione Maoista che aveva guadagnato un vasto controllo delle zone rurali del Nepal. Quindi, la completa presa del potere da parte di Gyanendra non aveva rappresentato una vera e propria sorpresa. Il monarca disse che era stato obbligato a intraprendere questo corso di azione a causa del fallimento da parte del governo di proteggere il Nepal dal crescente gruppo guerrigliero. Secondo i dati che sono a disposizione, dal 1996 il conflitto è costato la vita a più di 11.300 persone. Di queste, dal 2002 9.300 sono state uccise per la maggior parte dalla forze di sicurezza. Nel contesto di questa guerra il Nepal detiene il record mondiale nella violazione dei diritti umani.

Dopo il coup da parte del palazzo, e una volta riallacciate le linee telefoniche e internet, che erano state tagliate per alcuni giorni, ho ricevuto questo messaggio da Gagan: “Daniela, fino a questo momento sono sano e salvo, il personale dell’esercito ha perquisito la mia casa diverse volte, il processo è in corso, loro spesso atterriscono i membri della mia famiglia, sono rimasto nascosto da quello stesso giorno, la verità è che non ho paura di confrontarmi con queste sfide, ma devi capire che qui non esiste uno stato di diritto, e nessuno sa quale sia il destino a cui vanno incontro i leader imprigionati, preferisco quindi combattere per la libertà senza dovermi ritrovare dietro le sbarre, e voglio fare qualcosa che sia rilevante.”

Aveva ragione a temere l’arresto. Lo stato di emergenza dichiarato dal palazzo ha strappato ai Nepalesi i propri diritti umani e le proprie libertà civili. Amnesty International stima che dall’inizio del coup monarchico sono più di 3000 gli attivisti che sono stati incarcerati. Gli arresti sono andati crescendo anche negli ultimi giorni.

L’ex primo ministro Sher Bahadour Deuba si è unito ai ranghi di coloro che sono sotto arresto, essendo stato incarcerato per essersi rifiutato di comparire davanti ad una commissione anti-corruzione di stampo monarchico. Gyanendra sta usando una commissione anti-corruzione che ha nominato personalmente per punire i suoi nemici politici mentre i membri della famiglia reale rimangono degli intoccabili.

Gli ufficiali della sicurezza hanno anche arrestato cinque leader della opposizione dopo un meeting a Dilli Bazar. Ironicamente, al meeting stavano discutendo del bisogno da parte del re di negoziare con i partiti politici in maniera trasparente e consistente; del bisogno dei partiti politici di unirsi e di parlare con una sola voce; della necessità di rimuovere qualunque organismo anticostituzionale (come la “commissione anti-corruzione” di nomina monarchica che ha messo da parte la commissione sulla corruzione di stampo costituzionale); e l’immediato rilascio dei leader che si trovano agli arresti domiciliari o degli attivisti che sono in carcere.

Gagan è stato trascinato fuori da ufficiali della sicurezza dopo un raid avvenuto prima dell’alba nella sua casa a Lainchaur dove negli ultimi tempi stava rimanendo nascosto. Un tentativo era stato fatto per arrestarlo in precedenza durante la celebrazione di un anniversario all’ufficio del Congresso Nepalese a Sanepa, ma in quella occasione era riuscito a scappare. Era stato recentemente visto parlare ad alcuni meeting a New Baneshwor. Durante il raid di Lainchaur sono stati catturati anche i due leader del movimento studentesco Subodh Acharya e Sandesh Adhikari.

Gli ex ministri potrebbero finire per essere trattenuti in carcere, potrebbero vedersi requisite le medicine, e potrebbero trovarsi a patire severe condizioni di prigionia. Ma con tutta probabilità le loro vite non sono in pericolo. Gagan e gli altri leader studenteschi, che sono molto più franchi e sono conosciuti per il loro aperto sostegno per un sistema repubblicano, sono invece in grave pericolo.

Gagan ha sempre espresso profondo interesse ad imparare la maniera in cui i Cileni sono stati capaci di abbattere la dittatura di Pinochet. Era anche affascinato dal caso legale contro Pinochet e dal movimento per la giurisdizione internazionale.

Adesso è in pericolo di condividere un qualcosa d’altro con i molti Cileni che osarono parlare contro la dittatura. Potrebbe divenire uno degli “scomparsi”. Il Nepal è al momento il paese con il più alto numero di “disaparecidos” al mondo.

I Cileni sanno molto bene che cosa significa fare parte del gruppo dei “disaparecidos”. Sappiamo pure molto bene che cosa significa essere sotto il giogo di una dittatura che abbia l’aperto o il tacito sostegno degli USA. L’India e l’Inghilterra, come pure le altre nazioni Europee, hanno definito la presa di potere del re come ‘antidemocratica’ e hanno espresso profonda preoccupazione per la situazione dei diritti umani nel paese. Hanno giustamente sospeso tutti gli aiuti militari al Nepal. Tuttavia al contrario dei suoi alleati, gli Stati Uniti stanno continuando a sostenere l’esercito del re Gyanendra, il RNA, che Human Rights Watch ha classificato come “uno dei peggiori violatori dei diritti umani al mondo”. In Cile, Pinochet fu capace di commettere i suoi crimini perché poté contare sul sostegno economico e militare degli USA.

Il Regno Hinduista Himalayano quotidianamente mi ricorda che esistono spaventose dittature nel mondo, e che quelli di noi che vivono al di fuori dei loro confini, nei fatti le sostengono se acconsentono di rimanere meri spettatori.

Tuttavia il Nepal è anche una maniera di essere consapevoli di tutte quelle persone ispirate che hanno il coraggio di sfidare le dittature. Gagan è uno di loro. Non molto tempo fa ha scritto le seguenti parole: “Quello di cui abbiamo urgente bisogno è un appello internazionale, il responso dei governi non è tutto, le società civili, individui come voi possono fare la differenza, e quindi per favore dateci una mano. Abbiamo bisogno di voi nella nostra battaglia per la libertà.”

Adesso queste sue parole parlano da sole.

Note:

Daniela Ponce è una studentessa Cilena che quest’anno si è laureata alla School of International Service, una Università Americana, concludendo un master in “Pace e Risoluzione di Conflitti”. La sua tesi è stata incentrata sul movimento studentesco in Nepal. Adesso lavora all’Institute for Policy Studies, e per la maggior parte è coinvolta in problematiche Cilene.

Questo saggio è apparso in origine su http://www.freenepal.org

Tradotto da Melektro per www.peacelink.it
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