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    Quei legami oscuri fra terroristi e servizi segreti

    Le bombe di Londra e la guerra al terrore dopo l'11 settembre viste dall'analista politico Nafeez Ahmed
    12 luglio 2005 - Angela Pascucci
    Fonte: Il Manifesto

    Dopo gli attentati di Londra, il futuro mondiale si è fatto se possibile più inquietante e oscuro per Nafeez Mossadeq Ahmed, giovane , 27 anni, studioso con genitori bengalesi e passaporto britannico, che nel suo Guerra alla verità (pubblicato in Italia nel 2004 da Fazi Editore) ha cercato di dimostrare, basandosi sull'esame di una mole impressionante di documenti, che l'11 settembre, lungi dall'essere il frutto di un intelligence carente, fu il risultato di una complicità nelle alte sfere politiche che decisero di ignorare gli avvertimenti assai chiari di un imminente attacco al World Trade Center. Quell'interpretazione dell'attentato che ha sconvolto lo storia del mondo, influenza naturalmente la lettura dei recenti attacchi alla capitale britannica dove, dice Ahmed al telefono da Londra, «c'è oggi molta preoccupazione e incertezza». La preoccupazione più grande viene suscitata nel giovane analista dal governo Blair. Gli attacchi infatti, dice « potrebbero essere un pretesto per limitare le libertà civili nel Regno unito. Dopo l'11 settembre sono stati fatti molti tentativi in questo senso con la proposizione di una dura legislazione anti terrorismo che non ha avuto successo. Ma temo che dopo questo orribile evento il governo torni a riasserire la necessità di proteggere gli inglesi con più sorveglianza e più polizia».

    Quali effetti avranno gli attentati sulla guerra in Iraq?

    Penso che questo crimine sarà usato per ottenere un maggiore sistegno pubblico. Si sosterrà che per sradicare il terrorismo e tenere lontana questa piaga avremo bisogno di mantenere le nostre truppe in Iraq, in Afghanistan e ovunque ce ne sia bisogno. Servirà a giustificare una politica estera espansionista.

    Qual è la sua analisi della rivendicazione di Al Qaeda. Si può parlare di azioni coordinate in Europa?

    Negli ultimi tre anni molti documenti e rapporti confermano che ci sono diversi gruppi di Al Qaeda attivi in Europa. Ma io penso che sia importante sottolineare il ruolo dei servizi segreti, molto più profondo di quel che appare. Elementi chiave dei gruppi di Al Qaeda che attuarono l'attentato a Madrid erano informatori dei servizi segreti spagnoli e molti avevano legami confermati con agenti chiave dell'intelligence. E' preoccupante il legame che spesso si rintraccia fra governi occidentali, servizi segreti interni e gruppi legati ad Al Qaeda. Nel 1996 è scoppiato uno scandalo quando si è saputo che il governo inglese aveva pagato 100mila dollari a una cellula di Al Qaeda in Libia per assassinare il colonnello Gheddafi. La mia impressione è che Al Qaeda non sia solo un nemico da combattere ma una specie di «risorsa».

    Descrive una situazione senza via d'uscita, in mezzo ad interessi oscuri, che condanna a una guerra infinita...

    La mia posizione è che a questo punto c'è qualcosa che non è affatto chiaro e che andrebbe investigato in modo indipendente. Dovrebbe costituirsi un movimento internazionale, in Europa, in Gran Bretagna, costituito da avvocati, accademici per portare alla luce questo fenomeno, per avviare una vera inchiesta sui poteri illegali. Anche se la sua attuazione è davvero difficile, forse impossibile. Basta guardare agli Stati uniti dove quel che si è ottenuto è stata la Commissione sull'11 settembre che non ha prodotto analisi e risultati obiettivi.

    Nel giorno degli attentati di Londra, a Baghdad veniva ucciso l'ambasciatore egiziano, a segnalare una situazione complessa nello stesso fronte islamico. Cos'è in gioco in questa divisione? E qual è il vero scontro in corso?

    Io non vedo scontri di civiltà, o fra culture o fra gruppi. Io vedo una questione fondamentalmente geopolitica. Penso al Project for New American Century e ai suoi fondamenti. Si può credere che l'intero piano di guerra al terrorismo sia stato concepito sulla carta dai neo-con prima dell'11 settembre. Questo think-tank era, ed è, legato all'amminstrazione Bush. Così pare chiaro, almeno a me, che alla base di tale strategia vi era il fatto che il potere USA nel mondo è stato messo in discussione su molti fronti. La questione più importante è l'accesso al petrolio e il controllo delle risorse. Ma è solo un aspetto. Ci sono anche altre, più vaste questioni economiche. Al centro c'è quella che Immanuel Wallerstein ha definito il crescente fallimento di un sistema internazionale dominato dagli Usa. Io penso che l'11/9 sia stato in definitiva un'opportunità per consolidare un potere in declino. Il dopo Londra potrebbe essere lo stesso.

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